Il genere Plantago è composto da circa 265 specie presenti in quasi tutto il mondo (Feinbrun-Dothan, 1977, 1978; Feinbrun-Dothan e Danin, 1991). Plantago coronopus L. appartiene alla famiglia delle Plantaginaceae ed è comunemente chiamato Coronopo, Plantago barbatella, Barba cappuccio, Mescolanza, Minutina, Cerchio, Erba saetta, Erba stella, Stellaria e Piede di corvo. Pianta erbacea annuale (terofita) dell’altezza di 15-20 cm (Figura 1). Le foglie, nello stadio iniziale di crescita, sono sottili e allungate, di colore verde scuro senza nessuna divisione; successivamente compaiono frastagliature lungo i bordi molto variabili. Inizialmente le prime foglioline hanno un portamento eretto, successivamente, quando la pianta è ben cresciuta, le foglie si adagiano sul terreno assumendo una forma a stella, da cui deriva il nome comune di Erba stella. Le foglie disposte tutte in rosetta sono moto variabili in spessore e lunghezza; infatti possono essere lunghe da 10 a 40 cm (Foto C). La radice è singola e sottile con diverse ramificazioni…

Rita Leogrande è ricercatrice in servizio presso il Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente del CREA (Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria), sede di Bari. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Agronomia Mediterranea. La sua attività di ricerca si basa sullo studio degli effetti sul suolo e sulle colture di tecniche agronomiche sostenibili.

Modernizzazione in agricoltura

Secondo uno studio del Politecnico di Milano negli ultimi due anni l’agricoltura 4.0 ha continuato il suo felice trend di crescita passando dai 540 milioni di euro di fatturato del primo semestre del 2020 a 1,3 miliardi a fine 2020, fino ad arrivare a 1,6 miliardi nel 2021 (+23%), con un impatto sulla superficie coltivata che rappresenta il doppio rispetto all’anno precedente, facendo nel contempo anche lievitare al 60% l’utilizzo di almeno una soluzione tecnologica. Leggendo questi dati, si evince chiaramente che l’utilizzo sempre più marcato di tecnologia lungo la filiera, consente indubbiamente un aumento della produttività generale dell’azienda, ma allo stesso tempo dopo un investimento iniziale, anche un abbattimento dei costi nel corso del tempo…

Mauro Bertuzzi, laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie presso la Facoltà di Agraria di Milano, è Presidente del Collegio dei revisori dei conti per l’Ordine interprovinciale di Milano e Lodi degli Agrotecnici e Agrotecnici Laureati.

La Scuola professionale provinciale di Laimburg (nel Comune di Vadena) è l’unica scuola in lingua italiana della provincia di Bolzano per la formazione di operatori e tecnici nel settore agro-ambientale e del verde. Alla scuola professionale per la frutti-viticoltura ed il giardinaggio fa capo la Scuola professionale per l’artigianato, l’industria e il commercio “G. Marconi” di Merano. Direttrice è la Dott.ssa Coretta Ceretta. Attiva dal 1978 come unica scuola in lingua italiana della provincia di Bolzano per la formazione di operatori e tecnici nel settore agro-ambientale e del verde, la Scuola per la frutti-viticoltura e giardinaggio si è trasferita a settembre 2020 presso la nuova sede di Laimburg. Il nuovo edificio è stato realizzato sull’areale dell’ex maso Stadio a ridosso del versante roccioso sotto Castel Varco è un complesso polifunzionale che ospiterà quattro diverse utenze: il Centro di sperimentazione Laimburg, la Libera Università di Bolzano, per il corso di laurea in tecnica ed economia agraria, la scuola professionale in lingua tedesca per frutti-, viti-, orti- e floricoltura Laimburg, e la Scuola professionale in lingua italiana per la frutti- viticoltura e il giardinaggio di Laives…

Gli ambienti terrestri del Mediterraneo hanno subito nel corso dei millenni profondi mutamenti (inquinamento, aumento dei terreni salini, deforestazione, estinzione di un gran numero di specie, effetto serra) determinati in parte dall’attività umana che esercita una pressione sempre maggiore sulle risorse limitate del pianeta. Diventa chiaro che se non si modificheranno le forme di sfruttamento della terra, questa sarà sempre meno capace di supportare la vita. Gli ecosistemi della macchia mediterranea costituiscono un patrimonio inestimabile poiché rappresentano un’importante fonte di biodiversità per numerose specie. A partire dagli anni ’80 il concetto di biodiversità e le problematiche relative alla progressiva perdita di diversità biologica a causa delle attività umane sono diventati oggetto di numerose convenzioni internazionali. Nel 1992, con la sottoscrizione della Convenzione di Rio sulla Biodiversità, tutti gli stati Membri della Comunità Europea hanno riconosciuto la conservazione in situ degli ecosistemi e degli habitat naturali come priorità da perseguire, ponendosi come obiettivo quello di: “Anticipare, prevenire e attaccare alla fonte le cause di significativa riduzione o perdita della diversità biologica in considerazione del suo valore intrinseco e dei suoi valori ecologici, genetici, sociali, economici, scientifici, educativi, culturali, ricreativi ed estetici”…

Rita Leogrande è ricercatrice in servizio presso il Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente del CREA (Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria), sede di Bari. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Agronomia Mediterranea. La sua attività di ricerca si basa sullo studio degli effetti sul suolo e sulle colture di tecniche agronomiche sostenibili.

Uccello parasole caruncolato

Il mondo dell’ornitologia è uno dei più sconfinati del Regno animale… basti pensare che è stato stimato che il numero complessivo di specie di uccelli nel mondo varia da 9.100 a 10.000. Studi ancora più recenti, pubblicati nel 2016 dai Dr. George F. Barrowclough, Dr. Joel Cracraft, Dr. John Klicka e Dr. Robert M. Zink (* riferimento allo studio in bibliografia), hanno stimato che le specie scelte con il criterio filogenetico/evolutivo sono arrivate ad un numero che varia tra le 15.845 e le 20.470, con una media di 18.043 specie… praticamente il doppio del numero finora stimato. Vista questa quantità enorme di specie, nessun ornitologo, neanche il più esperto, sarà mai in grado di conoscere tutte le meraviglie alate presenti sul nostro Pianeta. Infatti, ne esistono alcune molto particolari, dall’aspetto a dir poco stravagante, che molti appassionati non conoscono bene. Fu l’ornitologo Philip Lutley Sclater, nel 1859, a classificare la straordinaria specie di cui andremo a parlare in questo testo. Era proprio il 1859, lo stesso anno in cui un naturalista inglese, un certo Charles Darwin, pubblicò il suo capolavoro, ossia il celebre manoscritto “L’origine della specie ad opera della selezione naturale”…

Federico Vinattieri, laureato in Scienze Zootecniche, allevatore, giudice, scrittore, titolare Allevamento di Fossombrone

Istituto Agrario Cuppari

L’Istituto Omnicomprensivo di Alanno (Provincia di Pescara) nasce il 1° settembre 2012 dalla fusione dell’Istituto Comprensivo di Alanno, dell’Itas di Alanno e dell’Ipa di Cepagatti. Il Dirigente Scolastico dell’Istituto Omnicomprensivo di Alanno è la Prof.ssa Maria Teresa Marsili. L’Istituto Tecnico Agrario Statale “P. Cuppari” di Alanno nasce nel 1859, per l’istruzione degli orfani degli agricoltori, e nel 1933 diventa l’attuale Istituto Tecnico Agrario per la formazione di Periti Agrari. Con il nuovo riordino degli istituti superiori di secondo grado diventa nel 2010 Istituto Tecnico per il settore Tecnologico, con corso di studi in indirizzo “Agraria, Agroalimentare e Agroindustria”. La struttura storica ha ospitato la scuola agraria, insieme al convitto, fino all’anno 1982. Dall’anno scolastico 82/83, l’istituto tecnico agrario si è trasferito nell’attuale sede. L’Istituto Professionale per l’Agricoltura di Villareia di Cepagatti è nato nel 1960 ed inizialmente rilasciava la qualifica in “Esperto Floricoltore e Giardinaggio”. A partire dal 1970 fu istituito un corso biennale post- qualifica che consentiva il conseguimento del diploma di Agrotecnico…

Cambiamenti climatici

Quaranta anni fa mi laureavo in scienze forestali con una tesi di laurea dal titolo: “Osservazioni e considerazioni sui terreni agricoli abbandonati nel Chianti senese”, relatore chiar.mo prof. Pietro Piussi, corelatore chiar.mo prof. Pier Luigi di Tommaso, basata sull’osservazione di cinquanta aree di saggio rettangolari posizionate su coltivi abbandonati, scelti con l’osservazione da terra, previa visura delle riprese aeree 1978, nei Comuni chiantigiani di Castellina e Radda. In ciascuna area di saggio veniva rilevata sommariamente la flora erbacea, la lista delle specie legnose presenti, il numero e l’altezza degli esemplari arborei e dei ginepri. I rilievi furono ripetuti sopralluogo nell’ultimo decennio del XX secolo come servizio d’Istituto del Corpo Forestale dello Stato, in vista dell’elaborazione di una metodica per il riconoscimento dei boschi di neoformazione e per la loro definizione legale, come effettivamente avvenne con Legge regionale Toscana n.1/2000…

Paolo Degli Antoni: Laurea in Scienze Forestali, conseguita presso la facoltà di Agraria dell’Università di Firenze. Abilitazione all’esercizio della professione di Agronomo-Forestale. Già funzionario C.F.S. e collaboratore della Regione Toscana, è socio corrispondente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, scrive contributi scientifici di ecologia del paesaggio, biodiversità, storia, arte e antropologia del bosco. Suo oggetto privilegiato di ricerca è la rinaturalizzazione spontanea dei terreni abbandonati, in campagna e in città.

Fiori di Sambuco

Il sambuco nero (Sambucus nigra L.), o sambuco comune, è una angiosperma dicotiledone appartenente, secondo la Classificazione APG III, alla famiglia delle Adoxaceae e al genere Sambucus. Diffusa ovunque, sia in Italia che in Europa, dal piano fino a 1400 m di quota, si trova nei luoghi ruderali, lungo i muri, nelle radure e nei boschi umidi. L’etimologia del nome (latino sambūcus o sābūcus, già attestato in Plinio) è incerta ma probabilmente di origine non indoeuropea. Secondo alcuni, il nome Sambuco deriverebbe da “sambuca”, strumento musicale costruito in antichità proprio con il suo legno. Ad esclusione delle parti commestibili (fiori e frutti), tutto il resto della pianta è velenoso, semi compresi, perché contiene una molecola dagli effetti tossici, la sambunigrina.

Marco Salvaterra, laureato in Scienze agrarie presso la Facoltà di Agraria di Bologna, già docente di Estimo ed Economia agraria all’Istituto Tecnico Agrario di Firenze

La sede centrale dell’IIS Ciuffelli-Einaudi, situata appena fuori la porta settentrionale della cerchia di mura medioevali di Todi; era in origine ed è sede del più antico Istituto Agrario d’Italia, nato come Colonia Agricola di Todi nel lontano 1863, ad opera della locale Congregazione di Carità con parte delle rendite dell’Opera pia della Consolazione. La Colonia fu eretta in Ente morale con R.D. 20 luglio 1864. L’Opera pia la Consolazione, facente parte della Congregazione di Carità di Todi, aveva avuto per molto tempo il fine istituzionale di mantenere il tempio di S. Maria della Consolazione e l’Ospedale dei pellegrini infermi di Todi, ma, essendo ormai non più attivo l’ospedale, si pensò di destinare una parte delle sue rendite a una colonia agricola che avesse il compito di istruire i figli dei contadini poveri e di insegnare loro anche la corretta pratica del lavoro agricolo. La Colonia fu costruita su alcune proprietà dell’Opera pia, che modificò il suo statuto il 18 agosto 1868, per precisare le nuove finalità educative. Lo statuto riconobbe il regolamento organico della Colonia agricola e ne riconfermò le finalità educative a vantaggio degli agricoltori poveri e dell’agricoltura locale. Il livello di istruzione offerto era quello elementare – saper leggere e far di conto – ma aveva anche lo scopo di tenere lontano dalla strada i figli dei contadini e di fare di loro dei bravi lavoratori e degli onesti cittadini. I giovani, che, per essere ammessi alla Colonia inizialmente dovevano avere l’età minima di otto anni, erano tenuti a fare vita comunitaria con diritti e doveri da rispettare. Dal 1873 l’età di ammissione venne elevata a dodici anni…

Monoculture

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che svolge istituzionalmente importanti attività di consulenza e supporto tecnico scientifico al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, si è occupato spesso, attraverso numerosi quaderni divulgativi, della biodiversità in campo agricolo. Questo importante organo scientifico ha sottolineato che l’intensificazione produttiva ha apportato “problemi di impoverimento e d’inquinamento del suolo, rischi sanitari e una perdita di diversità ecologica. Inoltre, è venuto a mancare lo stretto legame tra coltivazioni e allevamenti, utile nell’applicazione delle pratiche di letamazione, del riciclo dei residui colturali e delle rotazioni. L’uso poi dei diserbanti ha ridotto la presenza di vegetazione spontanea e la semplificazione degli ambienti ha determinato la scomparsa o l’allontanamento di specie faunistiche legate a determinate coltivazioni…

Giannandrea Mencini, veneziano, giornalista e scrittore, si occupa di storia dell’ambiente e del territorio. Ha pubblicato numerosi saggi, libri e articoli, dove ha raccontato i problemi della salvaguardia di Venezia e del vivere in montagna. Con il suo ultimo Libro “Pascoli di Carta. Le mani sulla montagna” Kellermann Editore (2021), dove ha indagato le speculazioni presenti negli alpeggi italiani, la cosiddetta “mafia dei pascoli”, è stato premiato a Leggimontagna Tolmezzo (UD) 2021, segnalato al premio Itas – Libro di Montagna, Trento 2021, e vincitore per la sezione saggi d’inchiesta del premio Internazionale Città di Como 2022.

Roditori

I Muridi sono onnivori e molto adattabili, dunque possono infestare quasi ogni ambiente di natura antropica come, ad esempio, le aree residenziali, le zone agricole, le aree industriali, navi, magazzini, ospedali, e sono diffusi dalle coste fino in alta montagna, con climi e latitudini molto differenti. Per quanto concerne il comportamento dei Muridi, non tutti sanno che i ratti, sono animali timidi e sospettosi, specialmente in caso di nuovi oggetti che vengono inseriti nei loro territori, come trappole, esche e contenitori per esche, e che, pertanto, hanno bisogno di tempo per acquisire famigliarità con tutto ciò che è nuovo soprattutto se si tratta di cibo. E’ normale, pertanto, che debba trascorrere un po’ di tempo dopo che le esche rodenticide sono state piazzate, prima che i roditori inizino a nutrirsene. Si è scoperto, inoltre, che i roditori – soprattutto i ratti grigi – sono riluttanti ad entrare all’interno dei contenitori per esche (Questo comportamento sospettoso nei confronti dei nuovi oggetti si chiama “Neofobia”)…

Mino Martignano, diplomato all’Istituto Professionale per l’Agricoltura, è abilitato all’esercizio della professione di Agrotecnico. Attualmente è Carabiniere-forestale.