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di Federico Vinattieri

Uccello parasole
Disegno tratto da Joseph Wolf, 1859, The Ibis, ser. 1, vol. 1

Il mondo dell’ornitologia è uno dei più sconfinati del Regno animale… basti pensare che è stato stimato che il numero complessivo di specie di uccelli nel mondo varia da 9.100 a 10.000.
Studi ancora più recenti, pubblicati nel 2016 dai Dr. George F. Barrowclough, Dr. Joel Cracraft, Dr. John Klicka e Dr. Robert M. Zink (* riferimento allo studio in bibliografia), hanno stimato che le specie scelte con il criterio filogenetico/evolutivo sono arrivate ad un numero che varia tra le 15.845 e le 20.470, con una media di 18.043 specie… praticamente il doppio del numero finora stimato. Vista questa quantità enorme di specie, nessun ornitologo, neanche il più esperto, sarà mai in grado di conoscere tutte le meraviglie alate presenti sul nostro Pianeta.
Infatti, ne esistono alcune molto particolari, dall’aspetto a dir poco stravagante, che molti appassionati non conoscono bene.
Fu l’ornitologo Philip Lutley Sclater, nel 1859, a classificare la straordinaria specie di cui andremo a parlare in questo testo.
Era proprio il 1859, lo stesso anno in cui un naturalista inglese, un certo Charles Darwin, pubblicò il suo capolavoro, ossia il celebre manoscritto “L’origine della specie ad opera della selezione naturale“. Quello fu un anno eclatante per la scienza, ed alcune scoperte, come quella di Sclater, vennero oscurate dall’opera letteraria di Darwin e dal clamore che ne conseguì.
Solo un anno prima, nel 1858, lo stesso Sclater, pubblicò un articolo nei Proceedings of the Linnean Society, nel quale delineò sei regioni zoologiche, quelle che oggi chiamiamo “ecozone”, cioè delle macro-regioni in cui i biogeografi suddividono la Terra.
Ciascuna di queste macro-regioni presenta specificità faunistiche e floristiche dovute a fattori geografici e ambientali. Tali denominazioni si impiegano ampiamente in ecologia, botanica, zoologia e biogeografia. Sclater comprese che milioni di anni prima, quando esisteva un’unica massa continentale, il movimento delle specie sulla superficie terrestre non era totalmente vincolato da alcuna specifica barriera geografica.
Con la deriva dei Continenti tuttavia la formazione di oceani, mari, catene montuose e deserti che tagliavano territori da costa a costa portò a un naturale isolamento di alcuni territori, e alla conseguente formazione di macro-regioni con peculiari specificità ambientali, geografiche e biologiche. Tali aree sono evolute nel corso del tempo, anche in considerazione della progressiva comparsa e scomparsa di barriere naturali nel corso degli anni, che talvolta hanno portato queste aree a collegarsi, anche solo temporaneamente.
Anche Sclater quindi, un anno prima di Darwin, fece una scoperta eccezionale per la scienza.
Essendo lui un appassionato ed esperto naturalista, si dedicò in gran parte alla materia a cui era più portato, ossia l’ornitologia.
Studiando le specie endemiche dell’America latina, riuscì a classificare una tipologia di uccello dall’aspetto completamente differente da ogni altro uccello presente nel resto del mondo.
Sto parlando del Cephalopterus penduliger, o come lo chiamiamo comunemente in lingua italiana, l’Uccello parasole caruncolato. In inglese è chiamato “Long-wattled Umbrellabird”.
È un uccello passeriforme del Genere Cephalopterus (* il nome scientifico del genere deriva dall’unione delle parole greche “kephalḗ“, cioè “testa” e “pterón“, cioè “ala”, col significato di “ali in testa”, in riferimento al ciuffo di penne modificate sul vertice), della Famiglia Cotingidae (Bonaparte, 1849).
Questa particolarissima Famiglia di uccelli passeriformi raggruppa specie originarie dell’America Centrale e dell’America Meridionale tropicale.
I Cotingidi sono uccelli di foresta o delle aree limitrofe. Non si conosce molto su questo gruppo così differenziato, ma possiamo indicare che morfologicamente parlando tutti i membri della famiglia hanno becchi larghi con l’estremità uncinata, ali arrotondate e zampe molto robuste.

Uccello parasole caruncolato
Uccello parasole caruncolato – fonte foto: ebird.org

Nel nome scientifico di questo uccello, Sclater, indicò “penduliger” per definirne la specie.
Cosa sta ad indicare questo nome?
Penduliger, deriva dal latino e significa “portatore di pendolo“, in virtù della caruncola pettorale penzolante, particolarmente sviluppata dei maschi.
Questa infatti è la caratteristica peculiare di questa specie… questa strana protuberanza, che dal petto si stacca e ciondola per una lunghezza più o meno uguale alla lunghezza totale del corpo del volatile, talvolta anche più lunga. La “caruncola pendula”, ricoperta interamente di penne, in questa specie raggiunge i 35-40 cm di lunghezza.
Un tratto anatomico veramente insolito. Questa protuberanza è presente anche in altre specie, come il Cephalopterus ornatus, l’Uccello parasole amazzonico, anche se di lunghezza più ridotta.
Prima di parlare della sua estetica, focalizziamo meglio il suo habitat.
Questa specie è endemica del bioma “Choco”, regione estremamente piovosa, del quale occupa la porzione compresa fra le pendici occidentali delle Ande della Colombia centro-orientale e la provincia di El Oro (* è una delle ventiquattro province dell’Ecuador) in Ecuador sud-occidentale. Una porzione ben delimitata, non è dunque una specie che si può trovare in diverse parti dell’America del sud, bensì in una “piccola” lingua di terra che comprende una parte di Ecuador e una parte di Colombia. Come per tutte le specie limitate in una piccola parte di mondo, si tratta di uccelli molto schivi e abbastanza silenziosi, molto difficili da avvistare. Il loro richiamo è piuttosto simile a un raglio, inconfondibile, ma identificabile solo da un orecchio allenato.

Cephalopterus penduliger
Disegno di un Cephalopterus penduliger

È un uccello diurno, arboricolo, molto territoriale. Come abbiamo già detto, è stanziale, quindi non migratore.
L’Uccello parasole caruncolato misura dai 36 ai 41 cm di lunghezza. Le femmine, a parità di età, sono un pochino più piccole e leggere rispetto ai maschi, pertanto il dimorfismo sessuale è abbastanza evidente.
Come taglia questi uccelli ricordano molto i Corvi, per la forma complessiva del corpo. La loro corporatura da subito l’impressione di un uccello robusto, con zampe molto forti.
Il loro becco è piuttosto lungo e di forma conica.
Come già accennato la loro caratteristica peculiare ovviamente è il piumaggio, sia le penne allungate e pendule che formano una sorta di grosso ciuffo pendente su fronte e becco, sia e soprattutto la presenza di una caruncola pendula ricoperta di penne al centro del petto che in questa specie raggiunge una media di 35 cm di lunghezza, alla quale l’uccello parasole caruncolato deve il proprio nome comune.
Il piumaggio è di colore nero corvino su tutto il corpo. Tarsi e becco sono anch’esse di colore nero. Gli occhi invece, che sembrano neri a distanza, sono in realtà di colore bruno. Le femmine, oltre ad essere più piccole rispetto ai maschi, presentano cresta cefalica e caruncola pettorale meno pronunciate.

Cephalopterus penduliger
Un Cephalopterus penduliger – foto di Juan Jose Arango

Di cosa di nutre questo uccello?
Si tratta di un uccello frugivoro; si ciba di frutti di Arecaceae, Maliaceae, Myristicaceae e Lauraceae; questo uccello non disdegna sporadiche integrazioni di origine animale, come piccoli vertebrati, rane, lucertole, insetti vari.
Si tratta di uccelli poligini, i cui maschi si esibiscono in complessi rituali di corteggiamento, che in gergo ornitologico si chiamano “lek” (* il concetto di lek fu introdotto in etologia a partire dagli anni ’60 del XIX secolo e deriva dalla parola svedese lek, che significa propriamente “gioco”).
I Maschi infatti si riuniscono in piccoli stormi di una decina d’individui e si esibiscono alla vista delle femmine, sui rami degli alberi. Durante l’esibizione, il maschio muove su e giù la testa e il collo, gonfia al massimo il collo e la caruncola, che fungono da amplificatori per i richiami profondi e mugghianti che esso emette, e che possono essere uditi fino a mezzo chilometro di distanza. Le femmine tendono a osservare più maschi in più arene di esibizione prima di scegliere con quale accoppiarsi.
La coppia si divide dopo l’accoppiamento, ed il maschio termina il suo coinvolgimento nell’evento riproduttivo. Detto in poche parole… fa tutto la femmina!
Il maschio si limita a fornire il proprio seme, dopo di che l’utilità del sesso maschile in questa specie si annulla completamente. Il maschio non si occuperà minimamente di nessun aspetto relativo alla propria prole.
Solo la femmina infatti, si occuperà della costruzione del nido, della cova e delle cure ai nidiacei.
Il nido, a forma classica “di coppa”, viene costruito alla biforcazione di un ramo a circa 5 m d’altezza, ben mimetico e nascosto fra la fitta vegetazione.
Il nido viene costruito utilizzando rametti e fibre vegetali all’esterno, mentre all’interno viene foderato con muschio, radichette più morbide e penne.
La femmina depone solo 1-2 uova biancastre macchiate di bruno ai due poli, uova di circa 5 cm di lunghezza.
La cova delle uova andrà avanti per circa 1 mese, periodo nel quale la femmina lascia il nido soltanto per nutrirsi.
Alla nascita i pulli sono ciechi e privi di piumaggio. L’imbecco viene svolto assiduamente dalla femmina con piccoli invertebrati e frutta varia.
I nidiacei cominciano a mostrare la caratteristica caruncola pettorale già attorno agli 11 giorni di vita.
Qual è l’attuale collocazione di questo uccello nell’inventario mondiale delle specie a rischio?
Ahimè, da ultimi censimenti e osservazioni svolte, l’andamento della popolazione di questa specie è decrescente, ed è classificato VU, ossia “vulnerabile” (*VU = quando la popolazione di una specie è diminuita del 50% in dieci anni o quando il suo areale si è ristretto sotto i 20.000 km² o il numero di individui riproduttivi è inferiore a 10.000), secondo la famigerata “Red List”, dell’Unione internazionale per la conservazione della natura. Visto e considerato questo rischio concreto di estinzione, la specie deve essere tutelata da progetti specifici di ripopolamento, prima che anche questa straordinaria meraviglia naturale vada perduta per sempre, come successo per tante tante altre. Come nella maggior parte dei casi, la principale minaccia per questa specie è la costante perdita del suo eco-sistema a causa della scellerata deforestazione degli ultimi decenni… detto in altre parole il suo unico pericolo è l’uomo.
Fortunatamente alcune aree in cui questo animale vive e nidifica sono state recentemente dichiarate zone di riserva naturale, pertanto almeno lì, la deforestazione non potrà arrivare.
L’Uccello parasole caruncolato deve essere considerato una preziosa gemma della fauna selvatica, una specie eccezionale nella sua particolarissima armoniosità di forme e lineamenti accompagnata da disinvoltura e spontaneità di portamento… come se la natura avesse voluto ornare una delle sue creature, già perfette, nel tentativo di renderla ancor più unica, forse al solo scopo di sbalordire chi, come me, si imbatte in specie così rare e di così incomparabile bellezza.

* Bibliografia / Sitografia:
– Barrowclough G.F., Cracraft J., Klicka J., Zink R.M., 2016, “How Many Kinds of Birds Are There and Why Does It Matter?“, PLOS ONE.
– BirdLife International, 2016, “Cephalopterus penduliger”, The IUCN Red List of Threatened Species 2016.
– Portale Animalia.bio, “Uccello parasole caruncolato”.
– Staiano Giovanni, 2010, “Quibdo e la regione del Choco, Colombia, dove la pioggia non cessa mai di cadere“, Portale Meteo Giornale.

Federico Vinattieri, laureato in Scienze Zootecniche, allevatore, giudice, scrittore, titolare Allevamento di Fossombrone www.difossombrone.ithttp://lupi.difossombrone.ithttp://ornitologia.difossombrone.it). Curriculum vitae >>>

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