Campi abbandonati nella cartografia

Nel recensire sul numero 6/2021 de L’Italia Forestale e Montana il libro “Paesaggi rurali della Toscana”, Giovanni Trentanovi auspicava che l’ultima parte (specifica sull’abbandono e sui disturbi naturali e antropici) potesse essere ampliata e integrata in maniera organica all’interno della struttura per classi di copertura del suolo, per darne maggiore risalto e continuità di lettura. Il primo luglio scorso è uscito una articolo su agricoltura.it nel quale si evidenzia una recente drastica riduzione della superficie agricola, specialmente in Toscana. Nel contempo, l’ufficio cartografico della Regione Toscana è impegnato nella revisione e nell’aggiornamento del materiale prodotto, ivi compresa la Carta dell’Uso e Copertura del Suolo…

Paolo Degli Antoni: Laurea in Scienze Forestali, conseguita presso la facoltà di Agraria dell’Università di Firenze. Abilitazione all’esercizio della professione di Agronomo-Forestale. Già funzionario C.F.S. e collaboratore della Regione Toscana, è socio corrispondente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, scrive contributi scientifici di ecologia del paesaggio, biodiversità, storia, arte e antropologia del bosco. Suo oggetto privilegiato di ricerca è la rinaturalizzazione.

Il lavoro fisico pesante e stentato dell’uomo è l’unico fattore dei prodotti agrari nel circondario di Vallo della Lucania: il lume della scienza comincia appena a mostrarsi in uno o due punti di esso, e vi sono ignorate quasi del tutto le buone regole pratiche (Angelo Raffaele Passaro, 2005, p.62). Con queste parole veniva descritto sinteticamente lo stato dell’agricoltura nel Cilento nella famosa inchiesta Jacini del 1885. In questo territorio che va da Paestum a Sapri si ritrovano una serie di condizioni che contraddistinguono senza molte differenze buona parte dell’agricoltura del Mezzogiorno dell’epoca: forme di conduzione arcaiche e poco produttive (latifondo, contratto di miglioria, colonia parziaria), colture estensive e poco redditizie (graminacee), limitata circolazione di capitali sia per l’esercizio sia per il miglioramento dei fondi, sistemi di irrigazione e sfruttamento del suolo inefficienti con molte aree incolte a causa di mancate bonifiche e sistemazioni fondiarie…

Dario Salvatore, dottorando in Storia all’Università degli Studi di Salerno è borsista nell’ambito del Progetto “NOBILI CILENTANI: Applicazione del metodo nobile ad alcune produzioni zootecniche cilentane – PNR 2014–2020” del dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Salerno.
Michele Cerrato, Ricercatore confermato presso l’Università degli Studi di Salerno presso il dipartimento di Farmacia dove ha le cattedre di Economia e politica Agraria.

Anteprima Terzolle

Il bacino del Torrente Terzolle, ricompreso nei Comuni di Firenze, Sesto fiorentino e Vaglia, è oggetto di diversi studi paesaggistici, anche molto accurati, trattandosi di Area Protetta di Interesse Locale, in piccola parte sito Natura2000 Monte Morello IT5140008. Non si prenderanno qui in considerazione i sottobacini, costituenti paesaggio-giardino periurbano pedecollinare, dei fossi affluenti della Lastra e dell’Arcovada, in parte tombati in contesto urbano. Il paesaggio locale si rende valutabile e comparabile col resto del territorio europeo applicando il metodo della finestra d’osservazione quadrata di 3 Km di lato alla cartografia Corine Land Cover livello 3; il quadrato prescelto esclude intenzionalmente il Cimitero di Trespiano e l’abitato intercomunale di Montorsoli, per coerenza col perimetro dell’ANPIL…

Paolo Degli Antoni: Laurea in Scienze Forestali, conseguita presso la facoltà di Agraria dell’Università di Firenze. Abilitazione all’esercizio della professione di Agronomo-Forestale. Già funzionario C.F.S. e collaboratore della Regione Toscana, è socio corrispondente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, scrive contributi scientifici di ecologia del paesaggio, biodiversità, storia, arte e antropologia del bosco. Suo oggetto privilegiato di ricerca è la rinaturalizzazione spontanea dei terreni abbandonati, in campagna e in città.

Internet delle cose (IdC o IoT, acronimo dell’inglese Internet of things), nelle telecomunicazioni è un neologismo riferito all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. Introdotto da Kevin Ashton, cofondatore e direttore esecutivo di Auto-ID Center (consorzio di ricerca con sede al MIT), durante una presentazione presso Procter & Gamble nel 1999, il concetto fu in seguito sviluppato dall’agenzia di ricerca Gartner. In sostanza IOT rappresenta una possibile evoluzione nell’utilizzo della rete internet: gli oggetti (le “cose”) si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su sé stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri; in teoria tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento web…

Mauro Bertuzzi, laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie presso la Facoltà di Agraria di Milano, è Presidente del Collegio dei revisori dei conti per l’Ordine interprovinciale di Milano e Lodi degli Agrotecnici e Agrotecnici Laureati.

Paesaggi rurali storici

Dal 5 al 7 novembre 2021 si è tenuto a Firenze il primo congresso nazionale dei paesaggi rurali storici italiani, focalizzato sull’accoppiamento paesaggio-prodotti agricoli; le sessioni interattive aggregavano i siti per prevalente produzione vitivinicola, olivicola, policolturale o diversa (es. castanicola, cerealicola). Si intendono infatti valorizzare i siti iscritti al registro nazionale grazie alla menzione sull’etichetta del prodotto, incrementandone il valore aggiunto con una speciale narrazione, con l’offerta di esperienze di degustazione, nella ristorazione, in eventi fieristici e presso produttori agrituristici, e con specifiche misure agroambientali di sviluppo rurale. A conclusione del congresso i partecipanti hanno sottoscritto una lettera di impegno alla costituzione dell’Associazione Paesaggi Rurali Storici Italiani e all’istituzione del relativo Comitato Promotore, iniziativa riservata non assimilabile ai processi partecipativi previsti dalla Convenzione europea del Paesaggio, che invece prevede il coinvolgimento non solo delle categorie dei produttori, bensì anche dei fruitori dei paesaggi in qualità di abitanti e di semplici visitatori…

Paolo Degli Antoni: Laurea in Scienze Forestali, conseguita presso la facoltà di Agraria dell’Università di Firenze. Abilitazione all’esercizio della professione di Agronomo-Forestale. Già funzionario C.F.S. e collaboratore della Regione Toscana, è socio corrispondente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, scrive contributi scientifici di ecologia del paesaggio, biodiversità, storia, arte e antropologia del bosco. Suo oggetto privilegiato di ricerca è la rinaturalizzazione spontanea dei terreni abbandonati, in campagna e in città.

Qualità del paesaggio

L’Istituto di ricerca Eurac si è interrogato su possibili rapporti tra paesaggio e soddisfazione della popolazione locale e dei visitatori, in una prospettiva di turismo sostenibile. In particolare per l’Alto Adige si mettono a confronto la diversità del paesaggio con l’intensità turistica. Come indicatore di diversità paesaggistica si sceglie l’indice di Shannon applicato all’uso del suolo, caratterizzato da valori compresi tra 0 e 1. I valori massimi si raggiungono nei Comuni delle Alpi retiche e delle Dolomiti, ma anche in quello poco alpestre di Proves, quelli minimi in Comuni vallivi, ma anche in celebrate località dolomitiche. L’assunto sotteso è dichiarato nelle parole: “la diversità e la ricchezza strutturale dei paesaggi sono direttamente proporzionali alla bellezza scenica del panorama alpino, mentre ampie zone omogenee incidono negativamente sul grado di percezione della bellezza paesaggistica….

Paolo Degli Antoni: Laurea in Scienze Forestali, conseguita presso la facoltà di Agraria dell’Università di Firenze. Abilitazione all’esercizio della professione di Agronomo-Forestale. Già funzionario C.F.S. e collaboratore della Regione Toscana, è socio corrispondente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, scrive contributi scientifici di ecologia del paesaggio, biodiversità, storia, arte e antropologia del bosco. Suo oggetto privilegiato di ricerca è la rinaturalizzazione spontanea dei terreni abbandonati, in campagna e in città.

Mezzadria toscana

Si fa risalire l’inizio della mezzadria al IX secolo, quando i feudatari affidano le loro terre alle categorie più umili richiedendo in cambio servigi e parte della produzione; i contratti di mezzadria si consolidano nel periodo dei Comuni e delle Signorie, parallelamente al primo consistente sviluppo demografico. Il proprietario concede un appezzamento di terra in coltivazione a una famiglia di contadini, dividendo a metà spese e ricavi (prodotti agricoli e di allevamento); la superficie agraria – coltivi e pascoli – è commisurata ai fabbisogni alimentari della famiglia del mezzadro (per la sua metà) e costituisce il cosiddetto “podere” che, nel tempo, è integrato con casa colonica, stalla, fienile e altre strutture agricole. In Toscana, la mezzadria ha interessato circa il 60% della regione, seguendo lo sviluppo di Firenze, Arezzo, Prato e Pistoia e poi con la parte dei territori di Pisa e Siena rivolti verso Firenze; sono le zone più urbanizzate e popolate, prevalentemente collinari, vocate alla coltura di vite, ulivo e cereali

Fabio Cappelli: laurea in Scienze forestali (Università di Firenze), abilitazione alla professione di agronomo-forestale. Ex Funzionario C.F.S., Socio corrispondente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali. Durante la professione si è occupato di selvicoltura privata e della gestione di Riserve naturali e Foreste demaniali statali. Autore di libri e pubblicazioni di tipo scientifico e divulgativo in materia di boschi, territorio e ambiente.