Trattiamo un argomento molto poco conosciuto, considerato una tipologia di allevamento “di nicchia” nel grande settore zootecnico, di quelli poco diffusi e troppo poco considerati, ma come vedremo molto molto interessante ed importante, anche e soprattutto in materia di agronomia. Quando si parla di “vermi” è automatico per alcune persone l’attivazione di un senso di ribrezzo, di repulsione, ma questa sensazione non trova fondamento all’atto pratico, in quanto il verme, a seconda della specie, può essere considerato un validissimo ausiliare dell’uomo per la bonificazione del terreno e anche un importantissimo elemento per fornire nutrimento a svariate specie animali, quindi perfino propedeutico per altre tipologie di allevamento. Il Lombrico infatti è da considerarsi anche un alimento eccezionale per alcune specie di uccelli, ad esempio per tutti i Turdidi (*comuni, mutati o esotici).

Federico Vinattieri, laureato in Scienze Zootecniche, allevatore, giudice, scrittore, titolare Allevamento di Fossombrone

La sericoltura è una filiera agro-industriale che ha conosciuto un drammatico declino in Europa alla fine del XX secolo dovuta alla supremazia della Cina, che ha attualmente il monopolio della produzione di seta greggia, con una percentuale di circa l’85% del mercato mondiale; tuttavia per dinamiche interne, da ascrivere a fattori sociali ed economici, si è avuto un feedback negativo quanti-qualitativo sulla seta cinese con un marcato incremento del prezzo della fibra (più che raddoppiato in 3-4 anni) circa 75 $/kg contro i 25 $/kg del 2008, che trasformati in € si ha 67 €\kg conto i 23 €\kg.
L’industria della seta interessa soprattutto in Italia consuma più dell’80% del totale della seta importata in Europa, specialmente nel distretto serico di Como, di conseguenza sull’onda dell’interesse della bioeconomia anche le istituzioni europee mostrano verso l’utilizzo dei prodotti vegetali in sostituzione di quelli sintetici…

Gennaro Pisciotta, laureato in Scienze e Tecnologie agrarie all’Università G. Marconi – Facoltà di Scienze e Tecnologie Applicate di Roma, è Agrotecnico Laureato ed Enologo Enotecnico libero professionista Maestro Assaggiatore ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio). Ha insegnato presso l’ISIS “Falcone” di Pozzuoli (Napoli) fino al 26/09/2018.

Anteprima qualità di un allevamento

Qualità. Sostantivo sempre più in voga e sempre più sbandierato da tanti allevatori, talvolta avendone diritto, talvolta facendo propria tale qualifica non attinente alla realtà. La “qualità” è divenuta fin troppo comune nei dibattiti e nelle conversazioni tra allevatori, tra neofiti, tra coloro che si avvicinano al mondo della zootecnia e della selezione. Allevamento di buona qualità, allevamento di scarsa qualità, allevamento di eccellente qualità. Qualità nella selezione, qualità dei propri prodotti, riproduttore di qualità, allevatore di qualità… Ma cos’è in realtà la qualità di un allevamento? Da quanti e quali requisiti la si può realmente stabilire? Come si abbina ad un allevamento un grado di qualità? Come sempre accade, quando ci si addentra in questi meandri specifici della zootecnia, diventa veramente difficile far comprendere anche i concetti che per noi del settore possono sembrare elementari, basilari…

Federico Vinattieri, laureato in Scienze Zootecniche, allevatore, giudice, scrittore, titolare Allevamento di Fossombrone

cinofilia cani allevamento

Con questo mio articolo, ho pensato sia arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza e di sfatare una volta per tutte alcuni “falsi miti” e credenze popolari: vedremo, uno ad uno, quali sono i più quotati falsi tabù sulla cinofilia…

Federico Vinattieri è un appassionato allevatore cinofilo, giudice F.I.A.V., ornitofilo e avicoltore (titolare Allevamento di Fossombrone.