di Domenico Laviola

Tuber borchii o albidum pico
Tuber borchii Vittad. (foto di Gabriella Di Massimo)

Quando si pensa al tartufo, la mente dei più corre al tartufo bianco d’Alba piemontese o al tartufo nero umbro; nella peggiore delle ipotesi ci fermiamo ai gelati, trasposizioni dolci delle due principali tipologie di tartufo. Ironia a parte, ben pochi sanno che anche il territorio lucano vanta la presenza di una particolare specie di tartufo piuttosto pregiata: il Bianchetto (Tuber borchii Vittad.). Notizia, questa, che noi Lucani, nella maggior parte dei casi, ignoriamo. La fascia jonica è sempre più frequentata da tartufari forestieri, soprattutto Baresi e Tarantini, ma anche dell’alta Italia, che visitano attentamente le nostre pinete e soggiornano nei nostri areali per settimane al fine di raccogliere il prezioso fungo ipogeo.
Negli ultimi anni, però, si sta assistendo ad un sensibile aumento del numero di tartufari locali, soprattutto nella fascia jonica (Scanzano, Policoro, Tursi etc.).

Il tartufo come reddito?

La raccolta del tartufo potrebbe costituire, sicuramente, un’integrazione del reddito soprattutto di chi il territorio lo conosce e, magari, già lo lavora. Il prezzo del Bianchetto, come tutte le altre varietà, è soggetto a molte variabili ma può partire da una cifra base di 80/90 €/kg fino ad arrivare ai 200/300 €/kg. Considerando che un cavatore esperto, con l’ausilio di massimo 2 cani, condizioni ambientali permettendo, può cavare fino ad 1kg di tartufo per uscita, le prospettive sono più che allettanti.

Valorizzare un prodotto per valorizzare la nostra terra?

Sarebbe auspicabile che il Tartufo Bianchetto del Metapontino fosse valorizzato e commercializzato direttamente ai ristoratori del luogo. Interessante sarebbe la prospettiva di rivisitazione di piatti locali a base di produzioni tipiche, arricchendole con il gusto e l’aroma del Tartufo Bianchetto dal sapore particolare, ma delicato e, dunque, non invasivo.

Ma il tartufo… chi lo cava?

E’ interessante approfondire la metodologia attraverso cui si raccolgono, o meglio si “cavano”, i tartufi. Questa attività così affascinante è il risultato di una relazione profonda e tutt’altro che improvvisata; quella dell’uomo con il suo migliore amico a quattro zampe: il cane. I cani maggiormente utilizzati, che vengono sottoposti ad un addestramento molto precoce, appartengono ad alcune razze specifiche come il Lagotto, lo Springer, il Breton, il Segugio, il Pointer, il Jack Russell e persino i meticci.
Ogni razza ha le sue peculiarità: il Lagotto possiede un olfatto molto sensibile, ha un temperamento docile e batte un territorio non molto vasto, ma in modo approfondito; al contrario, altre razze che nascono cacciatrici risultano più instancabili e, dunque, coprono zone più vaste, ma risultano meno accurate e più impegnative da seguire. Per questo motivo, spesso, si opta per incroci o per una coppia di cani composita, in modo tale da utilizzarne i pregi ed ammortizzarne i difetti.
Ad ogni modo l’addestramento non è semplicissimo, soprattutto per i neofiti, e richiede pazienza, tempo ed esercizio oltre che un allievo a quattro zampe diligente e predisposto. In molti casi, colui che si avvicina a questa “arte” può contare quasi esclusivamente sull’ “amicizia” del web anche perché i tartufari locali, di solito, sono piuttosto gelosi delle loro conoscenze che evitano di condividere al fine di non “rovinarsi la piazza”. Si incontrano tartufari che, nonostante appaiano equipaggiati fino ai denti, fingono inesperienza o danno indicazioni contrastanti al fine di dissuadere i nuovi adepti alla ricerca del “sacro Graal dei boschi”.

Ricerca del tartufo con il cane addestrato
Cane alla ricerca del tartufo

Anche i tartufi hanno le spine?

Ovviamente no! Ma come tutte le attività belle ed appassionanti, ci sono alcuni aspetti negativi nella raccolta del tartufo. Spesso i tartufari, sia locali che forestieri, assumono atteggiamenti non rispettosi nei confronti dell’ambiente, degli animali, degli altri tartufari e, dunque, della comunità.
Capita, non di rado, che vengano utilizzate delle zappe (non consentite) per cavare i tartufi o che si utilizzino più di due cani a tartufaro. Ma, al di là di questi comportamenti che rappresentano delle violazioni alla normativa specifica vigente, di cui parleremo in seguito, molto grave è il fenomeno dell’avvelenamento intenzionale dei cani da tartufo. Tutto ciò avviene nelle zone più prolifiche di tartufi attraverso la disseminazione di bocconi avvelenati al fine di “eliminare” o quanto meno “arginare” la concorrenza. Molte in tal senso sono le segnalazioni pervenute agli organi competenti.

Ma cosa dice la legge sui tartufi?

Innanzitutto è opportuno precisare che si fa riferimento alla Legge Regionale n°35 del 27/03/95 ed alla sua modifica dell’art. n°40 del 2014.
Cominciamo col dire che può raccogliere tartufi solo chi abbia effettuato con successo un esame d’idoneità presso l’Area Programma (ex Comunità Montana) in presenza del Corpo Forestale dello Stato cui è demandata la vigilanza nel settore. All’esame superato positivamente segue la consegna di un apposito tesserino di raccolta, previo pagamento della tassa di concessione regionale annuale.
La raccolta del tartufo può essere effettuata con massimo due cani, esclusivamente nelle ore diurne e con l’ausilio di un piccolo vanghetto (l’utilizzo della zappa è stato abolito dall’integrazione all’articolo 40 della L.R. n° 35 nel 2014) ed avendo l’accortezza, dopo aver cavato il tartufo, di ricoprire la buca. Occorre ricordare che la raccolta è da effettuarsi esclusivamente nel periodo consentito dalla legge che, per il Bianchetto, ricordiamo essere dal 15 gennaio al 30 aprile.
Il controllo e la vigilanza in campo sono a cura esclusiva del Corpo Forestale dello Stato al quale, in caso di controllo, va esibita la documentazione anzidetta e a cui bisognerà rendere conto di eventuali violazioni della legge.
Le multe possono essere molto salate, soprattutto in caso di raccolta in periodo non consentito; per cui, fate attenzione!

Domenico Laviola, Dottore Agronomo libero professionista. Esplica la propria attività di consulenza nell’ambito della gestione ed amministrazione di aziende agricole, nella gestione del territorio.
Web: www.agronomodomenicolaviola.blogspot.it

 

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