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di Paolo Degli Antoni

Montepulciano
Montepulciano (Foto: Rete Rurale Nazionale)

Dal 5 al 7 novembre 2021 si è tenuto a Firenze il primo congresso nazionale dei paesaggi rurali storici italiani, focalizzato sull’accoppiamento paesaggio-prodotti agricoli; le sessioni interattive aggregavano i siti per prevalente produzione vitivinicola, olivicola, policolturale o diversa (es. castanicola, cerealicola). Si intendono infatti valorizzare i siti iscritti al registro nazionale grazie alla menzione sull’etichetta del prodotto, incrementandone il valore aggiunto con una speciale narrazione, con l’offerta di esperienze di degustazione, nella ristorazione, in eventi fieristici e presso produttori agrituristici, e con specifiche misure agroambientali di sviluppo rurale. A conclusione del congresso i partecipanti hanno sottoscritto una lettera di impegno alla costituzione dell’Associazione Paesaggi Rurali Storici Italiani e all’istituzione del relativo Comitato Promotore, iniziativa riservata non assimilabile ai processi partecipativi previsti dalla Convenzione europea del Paesaggio, che invece prevede il coinvolgimento non solo delle categorie dei produttori, bensì anche dei fruitori dei paesaggi in qualità di abitanti e di semplici visitatori.

Risultano attualmente iscritti al registro nazionale trenta siti, dei quali sei in Toscana:

  • Paesaggio storico della bonifica leopoldina in Valdichiana
  • I paesaggi silvo-pastorali di Moscheta
  • Il paesaggio rurale storico di Lamole
  • Il paesaggio policolturale di Trequanda
  • Paesaggio collinare policolturale di Pienza e Montepulciano
  • Paesaggio policolturale di Fibbianello

Di questi, tre sono policolturali, uno vitivinicolo, uno silvo-pastorale castanicolo; detti paesaggi si sono originati e caratterizzati in periodi storici diversi, per esempio in Valdichiana nel XVIII secolo a seguito della bonifica leopoldina, mentre i vigneti terrazzati di Lamole risalgono a una tradizione più antica.

Ciascuno di questi siti toscani può vantare almeno un prodotto agricolo dotato di indicazione geografica o denominazione d’origine ristretta:

Prodotti IGP

La denominazione Lamole per il vino compare in etichetta da lungo tempo. Nel territorio iscritto al registro si trovano vigneti, oliveti, castagneti e terreni arbustivi, pregiati sia dal punto di vista naturalistico sia come memoria storica della pratica dei “sodi”,* terreni messi a coltura al bisogno per brevi periodi e ripetutamente abbandonati; nelle fasi arbustive essi potevano produrre scope. Particolare pregio è conferito all’area dagli edifici storici presenti.

Edifici storici

Il paesaggio della bonifica leopoldina è anche un progetto di paesaggio approvato dal Consiglio regionale il 25 febbraio 2020 con delibera n.13. Il progetto intende conferire continuità alla rete ecologica a partire dalle relittuali aree d’interesse naturalistico, tutelare ciò che resta della tradizionale piantata e soprattutto il sistema insediativo storico, comprensivo delle opere idrauliche e del patrimonio architettonico leopoldino, quando possibile confermando la destinazione agricola, estesa all’agriturismo, ma anche consentendo usi diversi, in linea con i tempi attuali, ma con l’attenzione e il rispetto per la storia vissuta, purché quel patrimonio immobiliare non venga abbandonato. Il progetto non ha seguito l’iter partecipativo generalista e dal basso auspicato dalla Convenzione europea, ha piuttosto concretizzato il Progetto regionale 9 “Governo del territorio” del Programma di Sviluppo rurale 2016-2020, cioè una politica settoriale, conformandolo al Piano paesaggistico regionale. I tre incontri pubblici son stati finalizzati alla presentazione di idee di riqualificazione già definite, condividere (verosimilmente dall’alto verso il basso) gli obiettivi del progetto e raccogliere contributi (senza garanzia d’accoglimento e senza alcuna speranza per un’eventuale opzione zero, cioè la rinuncia al progetto in favore di ipotesi radicalmente alternative).
In un caso, unico in Europa, il paesaggio rurale olivicolo storico si tutela e valorizza con l’istituzione del “Parco regionale agricolo dell’olivo di Venafro”, nel cui territorio gravano peraltro vincoli sovraordinati preesistenti e talvolta conflittuali per bene tutelato (es. habitat evolutivi Natura 2000 e vincolo paesaggistico per decreto, conservativo). Il numero di classi d’uso del suolo e di poligoni è aumentato in mezzo secolo, contrariamente alla tendenza semplificativa lamentata altrove, ma ciò non è necessariamente un indicatore positivo, in qualche caso si tratta dell’inserimento di usi produttivi e insediativi incongrui che hanno frammentato la più coerente situazione di partenza. Particolarmente pregevoli sono i cartelli didascalici che aiutano i visitatori a interpretare il paesaggio.

Paesaggi storici, vincolo paesaggistico e valore naturalistico

I paesaggi storici toscani iscritti al registro sono tutelati dal vincolo paesaggistico solo in parte. Il vincolo per decreto si ritrova a Lamole, Pienza e Montepulciano.
Nel primo caso la motivazione (1974) è la seguente: “la zona predetta ha notevole interesse pubblico perché rappresenta un paesaggio, a carattere maggiormente silvano, di inestimabile bellezza. Le ville, i castelli e le case coloniche, la cui architettura è degna di studio e conservazione, contribuiscono a renderlo un ambiente di tipica bellezza toscana in cui nota essenziale è la spontanea concordanza e fusione fra l’espressione della natura e quella del lavoro umano”; essa individua la matrice e gli elementi puntuali, architettonici, ma non accenna neppure alla caratteristiche colture identitarie.
Neppure nel secondo caso si accenna alle caratteristica policoltura, il bene tutelato è il panorama: (1967) “la zona predetta ha notevole interesse pubblico perché, per la varia e interessante conformazione orografica del terreno, costituita da una serie di colline inframmezzate da numerosi corsi d’acqua e punteggiata da caratteristiche case coloniche e da attraenti e pregevoli gruppi di alberature, forma un quadro naturale di eccezionale bellezza, godibile da numerosi percorsi stradali che la attraversano e la contornano” e (1970); “la zona predetta ha notevole interesse pubblico perché costituisce un insieme inscindibile e unitario, di celebrata e straordinaria bellezza sia per l’importanza del centro monumentale sia per l’amplissimo panorama che abbraccia la sottostante Val d’Orcia e le lontane pendici e la vetta maestosa del Monte Amiata”.
I paesaggi silvopastorali di Moscheta sono soggetti a vincolo ove coperti da foreste e da boschi; inoltre ricadono nel sito Natura 2000 d’interesse naturalistico europeo IT5140004 Giogo – Colla di Casaglia.
È curioso osservare come i territori dei Parchi nazionali dell’Appennino toscoemiliano e delle Foreste casentinesi Monte Falterona e Campigna, prima dell’istituzione dei relativi Enti con conseguente assoggettamento a vincolo per effetto del decreto Galasso, fossero solo in minima parte soggetti a vincolo paesaggistico per decreto; nell’ottica crociana ispiratrice del R.D. n.1497/1939, la natura selvaggia non era meritevole di tutela, evidentemente non era “poesia”.

Nel mondo

La FAO censisce i sistemi agricoli tradizionali di importanza globale particolarmente significativi col progetto GIAHS. Al momento due di questi si trovano in Italia, uno viticolo e uno olivicolo, entrambi iscritti al registro nazionale dei paesaggi rurali storici.

L’UNESCO classifica patrimonio dell’umanità anche alcuni paesaggi culturali, dei quali otto in Italia (due in Toscana), tre dei quali sono almeno in parte iscritti al succitato registro nazionale:

Nelle schede descrittive sono individuate anche le criticità e le temute minacce; in particolare per il paesaggio della Val d’Orcia, che ha assunto l’aspetto attuale solo nella seconda metà del XX secolo col rimodellamento meccanico delle pendici, vengono evidenziate dinamiche negative causate dalla gentrificazione, con perdita della viabilità interpoderale storica (celebrata dal Decreto del 1967), sostituita da viabilità privata, solitamente autorizzata dai Comuni.
I particolari minuti del paesaggio gentrificato risultano stucchevolmente fuori contesto, con case coloniche trasformate in ville o ricettività turistica, piscine violentemente turchesi (così le pretendono alcuni Comuni!) e dalle forme insensate, parcheggi, giardini somiglianti a cataloghi del vivaismo ornamentale, con abuso del cipresso. Questo fenomeno è purtroppo comune a molti altri paesaggi culturali italiani proposti come destinazione turistica.

Confronti internazionali

Per conoscenza personale diretta di chi scrive e per le utili riflessioni indotte dalla diversa concezione del paesaggio culturale, a sua volta riflesso di diverse storia, natura e visione, si esaminano di seguito alcuni casi nordeuropei.
In Scandinavia -in senso stretto- sono ricompresi nella lista dei paesaggi patrimonio dell’umanità:
Danimarca The par force hunting landscape in North Zealand forestale-venatorio
Svezia Agricultural Landscape of Southern Öland agro-pastorale
Norvegia Vegaøyan – The Vega Archipelago peschereccio, agro-silvo-pastorale e avicolo
i primi due si trovano nella regione bioclimatica continentale, il terzo in quella atlantica.
La specialità del paesaggio UNESCO danese, ispirato a esempi francesi del XVII secolo enfatizzanti il potere della monarchia assoluta, acquista un particolare significato in un Paese quasi totalmente deforestato nel XIX secolo, ad eccezione, appunto, delle riserve di caccia regali o nobiliari, a partire dalle quali si è poi progressivamente ricreato un patrimonio forestale di pregio naturalistico; quelle foreste sono perciò in buona parte anche aree Natura 2000 e parchi nazionali.
Il paesaggio dell’Alvar, ecosistema fra i più rari al mondo, si trova su isole baltiche calcaree, in Svezia sulle isole Öland e Gotland; la sua specificità climatica, geologica e pedologica, combinata col plurimillenario uso pastorale estensivo, favorisce una straordinaria ricchezza floristica. La porzione più meridionale di Öland è perciò anche riserva naturale e sito Natura 2000. In Svezia c’è una particolare focalizzazione sugli aspetti architettonico-insediativi del paesaggio culturale, per tutelare i quali sono istituite le riserve culturali (kulturreservater), una delle quali si trova oggi inserita in un ambiente propriamente urbano (Klippans a Göteborg), conservando tuttavia i caratteri dell’insediamento rurale d’età gustaviana, anche grazie allo strumento di tutela paesaggistica. Caratteristici a Öland sono i mulini a vento, spesso disposti in file; un filmato illustrativo suggerisce la coerenza iconica degli impianti eolici recenti col tradizionale impiego del vento quale fonte energetica.
Il paesaggio culturale UNESCO norvegese è unico al mondo per la raccolta delle pregiatissime piume di edredone lasciato vivere in libertà; da 1500 anni si realizza una sorta di simbiosi, con coabitazione nello stesso edificio di femmine animali, fonte della materia prima, e umane, tradizionali raccoglitrici. Altre attività sono la pesca, con essiccamento all’aria del prodotto, la pastorizia e un’agricoltura di sussistenza. Il territorio iscritto al patrimonio dell’umanità UNESCO è in parte tutelato anche con riserve naturali marine e terrestri, delle quali una forestale, a tutela dei boschi di latifoglie e delle pinete, i più esposti al mare aperto che si trovano nella subregione Helgeland.
Lo Stato norvegese si è dotato di una banca dati dei numerosi paesaggi culturali e della relativa cartografia tematica; inoltre un manuale di fotointerpretazione aiuta a distinguere le diverse classi d’uso del suolo anche durante le fasi di rinaturalizzazione. L’intero territorio nazionale è tipizzato paesaggisticamente, con rimando a schede didascaliche testuali e fotografiche. Alcuni paesaggi culturali protetti sono omologhi ai corrispondenti paesaggi nordatlantici, come la brughiera a Lygra, periodicamente mantenuta col fuoco controllato, come da ultramillenaria tradizione o come il pré salé per allevamento d’agnelli nel Rogaland. Altri paesaggi culturali sono connessi all’esportazione plurisecolare del pesce essiccato o il prodotto della politica coloniale tenuta dalla Danimarca nei confronti della Norvegia tra il 1537 e il 1814; in particolare lungo la costa meridionale, dove vennero organizzati porti commerciali invernali non soggetti al gelo, a beneficio dei commercianti di legname danesi e olandesi che acquistavano tronchi provenienti dalle foreste di latifoglie pregiate dell’immediato entroterra, depositando in loco le terre di zavorra cariche di semi meridionali, pronti a colonizzare quella striscia costiera. Uno di questi paesaggi protetti, Svinør, conserva mirabilmente gli aspetti architettonico-insediativi originali, sebbene le funzioni commerciali fondative siano cessate e non vi siano più residenti, ma solo villeggianti; col cessare della transumanza, l’uso del suolo è radicalmente cambiato, sono coltivati a livello amatoriale solo piccoli orti e giardini e la maggior parte della brughiera è stata rimboschita con conifere esotiche.

Paesaggio norvegese
Paesaggio culturale a Svinør, Agder, Norvegia

La Norvegia non conobbe il feudalesimo, ebbe una sola baronia (oggi paesaggio culturale protetto), tuttavia i proprietari terrieri più ricchi imitarono il modello agrario continentale attivando caratteristici paesaggi culturali oggi tutelati (es. Søndre Jeløy). Nell’Ovest accidentato, particolare attenzione è prestata alla tradizionale capitozzatura delle alberature a fini zootecnici e alla selezione di ginepri a forma cupressoide da rilasciare nei pascoli per minimizzare la copertura arbustiva del suolo; sono allestiti percorsi esplorativi pedonali con cartelli che aiutano i visitatori a interpretare storicamente gli elementi puntuali, lineari e areali del paesaggio, con particolare riferimento alla plurisecolare frutticoltura e alle riforme fondiarie del XIX secolo.

Policoltura norvegese
Policoltura nella Baronia di Rosendal, Vestland, Norvegia

Paolo Degli Antoni: Laurea in Scienze Forestali, conseguita presso la facoltà di Agraria dell’Università di Firenze. Abilitazione all’esercizio della professione di Agronomo-Forestale. Già funzionario C.F.S. e collaboratore della Regione Toscana, è socio corrispondente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, scrive contributi scientifici di ecologia del paesaggio, biodiversità, storia, arte e antropologia del bosco. Suo oggetto privilegiato di ricerca è la rinaturalizzazione spontanea dei terreni abbandonati, in campagna e in città.

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