di Federico Vinattieri

gracchio alpino
Gracchio alpino adulto – Passo Giau (Dolomiti) – foto di © Sara R.Dioguardi

Se vi capitasse di andare a fare una vacanza in montagna, su un qualche rifugio delle Alpi, vi raccomando di prestare attenzione a quelle strane presenze alate nere, che potreste incontrare.

Se vi trovate a passeggiare in alta quota, allora ci sta benissimo che quegli uccelli scuri, che potete osservare nelle vicinanze, siano dei Gracchi alpini.

gracchio alpino stormo
Stormo di Gracchi alpini sulle rocce – foto di © Sara R.Dioguardi

Il Pyrrhocorax graculus (Linnaeus, 1766), comunemente chiamato Gracchio, può facilmente essere scambiato dai profani per un grosso Merlo, ma sia per morfologia che per abitudini, si tratta di una specie completamente differente, appartenete all’Ordine dei Passeriformi, e alla Famiglia dei Corvidi, proprio come il Corvo, la Cornacchia, la Taccola o la Ghiandaia… da non confondersi però con il Gracchio Corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax).
Questo uccello è una specie euro-asiatica sedentaria, diffusa nella Regione Paleartica occidentale, sui principali sistemi montuosi centro-meridionali, ed anche in Marocco.

Il Gracchio è anche in parte “nostro”, italiano, poiché presente sull’arco alpino ad altitudini comprese tra i 1.500 e i 2.500 metri. Da considerarsi quindi appartenente al grande gruppo degli “uccelli indigeni”, cioè tutti gli uccelli che nidificano nel nostro territorio nazionale. E’ uno di quei volatili che in zoologia vengono definiti “rupicoli”, ossia un animale che vive su zone rocciose.
Visto e considerato che lassù, in alta quota, non vi è grande vegetazione, sorge subito spontanea la domanda: di cosa si nutrono questi particolari uccelli?

Domanda lecita. Il Gracchio è principalmente insettivoro, si nutre quindi di insetti vari, aracnidi, vermi di varie specie, larve, e come praticamente tutte le altre specie della Famiglia dei Corvidae, si nutre anche di altri piccoli uccelli nidiacei, e anche talvolta di piccoli roditori. Allo stesso tempo, tuttavia, può cibarsi anche di bacche, mele e di germogli… un vero onnivoro.
Insomma, di tutto di più! Non disdegna nulla, basta che si muova o che sia di dimensioni adeguate al suo becco.

Non è difficile quindi avvistare questi uccelli in montagna, soprattutto in certi periodi dell’anno in cui si riunisce in stormi piuttosto numerosi, che soprattutto in inverno, sovente si spostano verso quote inferiori, per cercare cibo che può affiorare dalla neve e per cercare temperature un po’ meno rigide.

Vivendo sulle roccie di montagna, a quelle quote e con venti piuttosto forti, la sua abilità al volo è diventata straordinaria, soprattutto quando riesce a sfruttare le correnti termiche senza dover sbattere le ali, ma solo veleggiando come un aliante. In generale è un uccello molto agile, sia in volo che in terra. Durante il volo svolge evoluzioni e non è raro osservarlo mentre compie picchiate, proprio come farebbe un piccolo falco.
Vediamo un po’ più nello specifico, com’è fatto questo straordinario volatile.

Nonostante la sua morfologia possa assomigliare ai suoi “parenti” più grandi, è più minuto rispetto alla Cornacchia. Il Gracchio ha un piumaggio completamente nero lucido, con becco giallo, che è sicuramente la caratteristica più tipica. Zampe piuttosto corte e rosse-arancio, unghie nere e pianta del piede scura. Ali e coda lunghe e arrotondate. Il suo peso è di circa 260 grammi, per una lunghezza di circa 36-39 cm., ed ha una apertura alare molto ampia in rapporto alla sua modesta taglia, circa 65-74 cm. La lunghezza della coda è maggiore dell’ampiezza dell’ala. L’apice dell’ala è arrotondato con dita abbastanza corte. La base della coda è stretta. Le copritrici sono scure.

Non è presente dimorfismo sessuale nella colorazione, anche se i maschi sono leggermente più grossi rispetto alle femmine; solo i giovani differiscono dagli adulti per la colorazione nerastra delle zampe, che poi va a schiarirsi fino a diventare rossa.

Viene spesso confuso con il Gracchio corallino, dal quale differisce per il colore e la lunghezza del becco, e per alcune piccole differenze anatomiche e del piumaggio, come ad esempio la lunghezza della coda, più lunga nel Gracchio alpino rispetto al corallino, base dell’ala più stretta ed estremità più arrotondate.
Quando si arriva alla primavera, ha inizio per questo uccello, la stagione più attesa e impegnativa, ossia quella riproduttiva.
Una volta formata la coppia, inizia la ricerca della postazione del futuro nido, che solitamente è collocato in anfratti o fessure delle pareti rocciose, sui cornicioni di grotte naturali o su orli di precipizi, tutti luoghi inaccessibili a molte altre specie, che potrebbero nuocere alla tranquillità della cova.

Viene costruito un nido a forma di coppa, molto ampio, ed è la femmina l’artefice e “architetto” di tale costruzione, il maschio si limita solo a far da manovalanza, aiutando la compagna a procurarsi il materiale necessario per la realizzazione, ossia ramoscelli e vegetali vari per la struttura esterna, ed erba, foglie e peli per l’imbottitura interna.
Non sono uccelli molto prolifici. Durante l’anno, compie una sola covata, solitamente nei mesi di maggio/giugno, costituita da 3 a 5 uova. Dopo 18-20 giorni di cova, nasceranno i pulli, la cui alimentazione è portata avanti da entrambi i genitori.
Solo dopo circa 1 mese i nidiacei lasciano il nido, ma pur volando, restano a contatto con i genitori e talvolta vengono imbeccati per almeno un’altra settimana, dopo di che diventano indipendenti a tutti gli effetti e l’anno successivo nidificheranno a loro volta.
Terminata la stagione riproduttiva, inizia l’estate, in cui sorvola zone ad altitudini addirittura di 3000 m s.l.m., cibandosi nei pascoli e nelle praterie alpine.

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Gracchio alpino – foto di © Sara Rosa Dioguardi

Altra caratteristica che distingue questo uccello di montagna è il suo tipico richiamo, un “kyorr” molto rauco, da considerarsi un po’ il suo verso d’allarme; oltre a questo è famoso per emettere grida acute e fischi durante il volo. Come per tutti i Corvidi, il suo linguaggio è variegato di suoni, che variano anche a seconda dei suoi comportamenti. Il verso più comune di questi uccelli durante i loro spostamenti è un acuto e penetrante “ziiii“, che riecheggia con tonalità quasi elettrica. Il 90 % del repertorio vocale è peculiare, e non può essere confuso con il Gracchio corallino.

Domanda frequente: il Gracchio alpino è una specie protetta?
Assolutamente sì (Convenzione di Berna, all. II – Legge nazionale 11 febbraio 1992, n.157). Anche se non è propriamente incluso tra le specie a rischio di estinzione, è comunque un uccello da considerarsi “da tutelare“, parte integrante di un eco-sistema che comprende molta della fauna selvatica che tutti conosciamo in alta montagna.

Curiosità. il Gracchio a. ha altre tre sottospecie: il Pyrrhocorax graculus graculus (Linnaeus, 1766), il Pyrrhocorax graculus digitatus (Hemprich & Ehrenberg, 1833) ed il Pyrrhocorax graculus forsythi (Stoliczka, 1874). Ne esisteva anche una quarta, il Pyrrhocorax graculus vetus, ma si è estinta da tempi remoti.
Il Gracchio alpino non ha mai attirato più di tanto l’attenzione degli allevatori ornitofili, un po’ per l’estrema difficoltà di allevamento, essendo questa specie abituata a determinate temperature ed essendo difficile da far socializzare in cattività…  un po’ per il suo aspetto, non molto colorato, e quindi poco ammirato da gli appassionati di uccelli idigeni, che ricercano sovente uccelli con colorazioni ben più sgargianti e con un mercato ormai affermato.
Non vedrete mai quindi, o solo in rarissimi casi fortuiti, il Gracchio Alpino in mostre ornitofile sul nostro territorio nazionale.

Questo uccello resta ad ogni modo una piccola meraviglia della montagna, che dobbiamo impegnarci a tutelare e soprattutto rispettare, insieme al suo habitat naturale.

Federico Vinattieri è un appassionato allevatore cinofilo, ornitofilo e avicoltore (titolare Allevamento di Fossombrone – www.difossombrone.ithttp://lupi.difossombrone.ithttp://ornitologia.difossombrone.it). Curriculum vitae >>>

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