di Cristiano Papeschi e Linda Sartini

TerrAmica

Chiunque allevi conigli, sia come animali da compagnia che da carne, non può non cimentarsi nella riproduzione di questo prolifico animale. In questo breve articolo non andremo a parlare della riproduzione in sè ma di un argomento più particolare: la gestione del nido.
Molte sono le specie animali che in natura usano proteggere la propria prole utilizzando un ricovero riparato, il nido per l’appunto, all’interno del quale partorire ed accudire successivamente i piccoli. Il nido è un luogo sicuro, spesso nascosto, confortevole ed in grado di riparare i neonati dal caldo, dal freddo e dalla pioggia.
Il coniglio realizza la propria tana sottoterra, in linea con le abitudini peculiari di questa specie conosciuta come infaticabile scavatrice di gallerie. Infatti il suo nome scientifico (Oryctolagus cuniculus) indica proprio questa caratteristica: il termine “cunicolo” è noto a tutti nel suo significato letterale.
Un coniglio allevato in garenna, qualora non disponga di un nido “convincente”, provvederà a comportarsi esattamente secondo il suo istinto primordiale, scavando quindi gallerie e realizzando un confortevole nido sottoterra.
In allevamento, vista l’impossibilità di provvedere autonomamente alle proprie necessità, spetta all’uomo fornire a questa specie le strutture necessarie per svolgere le normali attività fisiologiche. É infatti uso comune dotare le gabbie per la stabulazione delle fattrici di appositi nidi a ridosso del momento del parto.

Il nido deve essere sufficientemente grande
Il nido deve essere sufficientemente grande per consentire i movimenti alla fattrice (foto Roberto Corridoni)

Come è fatto un nido

Il nido è fondamentalmente una “scatola” a forma di parallelepipedo che deve contenere la nidiata e, in alcuni momenti, la fattrice. Si tratta di un accessorio indispensabile nella gabbia di ogni riproduttrice in procinto di partorire. Il nido può essere realizzato in diversi materiali, anche se la scelta da parte dei produttori di attrezzature per la coniglicoltura ricade più spesso sulla lamiera e sulla plastica o sulla sinergia dei due materiali. In molti piccoli allevamenti amatoriali invece si preferisce utilizzare il legno, soprattutto quando l’allevatore stesso abbia piacere di dedicarsi in prima persona alla costruzione di questa piccola struttura. In genere i nidi vengono realizzati con le pareti laterali chiuse ad eccezione di quella frontale, dotata di un apertura rotonda o quadrata, dalla quale gli animali (la fattrice ed i piccoli) entreranno ed usciranno secondo necessità. Generalmente l’apertura non viene realizzata a filo col pavimento ma sempre al di sopra di una sponda di almeno un paio di centimetri, per evitare che i piccoli possano rotolare fuori autonomamente od essere erroneamente trascinati dalla madre.
L’apertura del nido può essere dotata di uno sportellino a scorrimento, normalmente presente nella maggior parte delle gabbie utilizzate nell’allevamento industriale, utile per aprire e chiudere manualmente il nido dall’operatore, della cui utilità parleremo più avanti. Il pavimento può essere pieno, forato o in grigliato, ma in ogni caso andrà dotato di uno strato di lettiera per proteggere i piccoli dal freddo: soprattutto nel caso di contatto con il metallo, il calore corporeo di questi verrebbe rapidamente sottratto per conduzione ed i neonati andrebbero immediatamente in ipotermia, soprattutto nelle stagioni più fredde. Il lato superiore può essere chiuso oppure no, ma si preferisce in genere realizzare la parete a sportello in modo da consentire all’allevatore di ispezionare agevolmente il suo interno per controllare quotidianamente la salute della nidiata e lo stato igienico della lettiera. Per quel che riguarda le dimensioni, il nido deve avere una superficie ed un’altezza sufficienti ad ospitare la madre con la cucciolata. Le recenti linee guida fornite dal Ministero della Salute in collaborazione con il Centro di Referenza per il Benessere Animale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, suggeriscono le dimensioni minime di 24×38 cm di base e 25 cm di altezza: questo significa che è bene non scendere mai al di sotto, ma nessuno ci vieta di fornire un ambiente ancora più comodo alla nostra cucciolata aumentando di qualche centimetro le misure sopra riportate.
Esistono fondamentalmente due tipi di nido in funzione del rapporto spaziale con la gabbia: esterno ed interno. Non è difficile capire quale sia la differenza e spesso la scelta ricade sull’uno o sull’altro a seconda delle preferenze dell’allevatore e della tipologia di gabbia presente in allevamento. Normalmente le gabbie che prevedono i nidi esterni sono anche dotate di appositi dispositivi di incastro ai quali questo verrà saldamente ancorato. Il nido interno viene posizionato in genere sul pavimento della gabbia ed ha il vantaggio di non ingombrare ulteriormente il locale di stabulazione, ma dall’altro lato riduce la superficie interna a disposizione delle fattrice, cosa che invece non avviene con il nido esterno. Il nido interno può essere utilizzato anche per soluzioni di stabulazioni diverse, quali ad esempio il parchetto.

Il nido e la garenna

Nel caso di animali da riproduzione allevati in garenna, ovviamente le soluzioni saranno diverse. La coniglia potrebbe comunque decidere di realizzare in maniera naturale un nido scavando nel terreno, ma in quel caso le possibilità di controllare i piccoli dopo il parto e durante il periodo dell’allattamento nonché provvedere alle operazioni di gestione sono pari a zero. Un piccolo pagliaio potrebbe invogliare la coniglia a realizzare la propria tana al suo interno, ma anche in questo caso diventa difficile poter ispezione il nido. In alternativa al pagliaio potremmo posizionare alcune balle (di paglia o di fieno) in modo tale da realizzare una piccola “camera segreta” al suo interno ed uno stretto corridoio di accesso, soluzione sicuramente più pratica del pagliaio ma indubbiamente ancora molto scomoda. Alcuni allevatori utilizzano dei pozzetti in cemento delle dimensioni di 40×40 o superiori, aperte su un lato con un foro di dimensioni sufficienti a consentire l’ingresso della coniglia, ed eventualmente collegato ad un tubo che ricorda all’animale l’aspetto della tana: questa struttura, dotata di un coperchio superiore, potrebbe essere una buona soluzione alternativa quando si allevano gli animali in recinto.

Nidi esterni in un allevamento industriale
Nidi esterni in un allevamento industriale

La preparazione del nido

L’accesso al nido andrebbe consentito solamente a ridosso del parto, 3-5 giorni prima dell’evento, onde evitare che la femmina non lo riconosca come tale e possa defecarci dentro o addirittura partorire i piccoli in giro per la gabbia. All’interno della struttura andrà messo del materiale isolante (il fieno o la paglia sono un’ottima soluzione) che andrà lasciato anche a disposizione della fattrice affinché possa “aggiustare” come meglio crede la coibentazione in funzione della temperatura ambientale. Negli ultimissimi giorni di gravidanza, la coniglia inizierà a strapparsi il pelo che utilizzerà per imbottire ulteriormente la nursery che dovrà ospitare dei coniglietti piccoli, nudi e non in grado di termoregolarsi autonomamente.

Allattamento programmato

Abbiamo poc’anzi accennato allo sportellino: tutte le gabbie presenti negli allevamenti professionali ne sono dotate in quanto è prassi mantenere il nido chiuso durante tutto il giorno per mantenere separati la madre ed i piccoli, almeno fino a che questi non abbiano un’età adatta ad uscire autonomamente. Può sembrare una cosa innaturale, ma ha un suo perché: in natura la femmina allatta una sola volta al giorno e lo sportellino consente all’allevatore di decidere quando dovrà avvenire la poppata e poter controllare che tutto si svolga nel migliore dei modi. Al termine di questa lo sportellino verrà nuovamente chiuso onde impedire che la fattrice possa entrare nel nido, magari perché spaventata e schiacciare i piccoli. Inoltre, quando l’allevatore dovesse manipolare la prole o provvedere alla sostituzione della lettiera, potrebbe lavorare senza correre il rischio di infastidire oltre modo la madre ed evitare di essere aggredito.

Il particolare di un nido con sportellino di separazione
Il particolare di un nido con sportellino di separazione

I controlli quotidiani e l’igiene del nido

Il nido dovrebbe essere ispezionato quotidianamente, operazione resa più facile in presenza dello sportellino. Le operazioni che potrebbero dover essere compiute, oltre all’allattamento programmato quando previsto, sono il controllo della vitalità dei coniglietti e la rimozione di eventuali morti, controllare l’assenza di feci ed urine della madre, quando necessario, rimuovere e sostituire la lettiera troppo sporca e maleodorante. La presenza di pelo e la corretta copertura dei coniglietti va sempre verificata, soprattutto nelle stagioni fredde. Inoltre potrebbe dover essere necessario rimettere nel nido eventuali coniglietti fuoriusciti accidentalmente. Non dimentichiamo il pareggiamento delle nidiate, operazione che si compie in genere una volta sola entro 24-48 ore dal parto e che consiste nel togliere alcuni piccoli da una fattrice per introdurli nel nido di un’altra: questa operazione viene eseguita nel caso di nidiate troppo numerose ed effettuata con lo sportellino chiuso o comunque senza allarmare la femmina. Il nido viene tolto in genere quando i coniglietti hanno raggiunto l’età di 20-25 giorni e prima di essere riposto in attesa del parto successivo, dovrà essere accuratamente lavato e disinfettato per eliminare la carica batterica che popola il pavimento e le pareti.

dalla Rivista TerrAmica – num. 2 Gennaio 2015

Cristiano Papeschi, laureato in Medicina Veterinaria e specializzato in Tecnologia e Patologia degli avicoli, del coniglio e della selvaggina. Curriculum vitae >>>
Linda Sartini, laureata in Medicina Veterinaria e specializzata in ispezione degli alimenti di origine animale.

 

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