di Fernando Comegna

Vacca Rendena
Vacca Rendena (foto Andrea Collini)

Fin dai tempi dei miei soggiorni estivi nella Tenuta dello Stato La Torre di Feudozzo, Stazione d’Alpeggio del Tratturo demaniale Celano-Foggia, dove mio padre svolgeva l’attività di casaro, ubicata nell’Agro di Castel di Sangro (AQ). Poi durante la frequentazione della succursale dell’ITAS  Garibaldi di Roma, diventato Via Prenestina Km 14,  sono stato sempre affascinato dai bovini, e ho sempre provato interesse a scoprirne l’origine. Purtroppo né i trattati di zootecnia, né i professori, poterono ottemperare la mia curiosità, fino a quando capii che con Internet avrei potuto trovare una fonte di non poco conto, che mi avrebbe permesso di risalire agli antichi predecessori di questi grossi erbivori. Ho trovato però, per la notevole mole d’informazioni una gran confusione, a cui ho messo ordine e ne ho ricavato questa mia interpretazione. La classificazione che segue concretizza ciò che voglio sostenere.

 

Da studi, ricerche geologiche, storiche e genetiche risulta esserci un antenato dell’antico Uro, il Bos Planifrons (Leptobos indicus?), e la sua culla d’origine è l’India del Miocene, circa due milioni di anni fa. Esso era un bovide molto più grande di tutti gli altri, sia di quelli attuali, che di quelli estinti, ed è il vero e unico capostipite delle popolazioni bovine e zebuine moderne.
Da questo nel periodo Pleistocenico, un milione di anni fa (?), si distinsero due tipi di Bos, il Bos Primigenius Primigenius, Uro europeo ed il Bos Primigenius Nomadicus, Uro asiatico, questi colonizzeranno in diverse ondate migratorie, nel primo caso il continente europeo, nel secondo parte del continente asiatico, India e Medio Oriente. Col tempo se né originerà anche un terzo il Bos Opisthonomus, Uro africano o mauritano, ma non è chiaro il periodo in cui si è evidenziato, né se è un discendente diretto del Planifrons, o una mutazione del Nomadicus, sta di fatto che il suo areale è l’Africa Settentrionale e che lo separa dall’India, l’areale del Nomadicus. 
Sicuro è invece il periodo, circa seicentomila anni fa, in cui ha avuto origine, sempre dal Nomadicus, il Bos Primigenus Indicus, da cui discende lo Zebù e le popolazioni zebuine attuali. Un’altra data certa è l’arrivo in Europa del Primigenius, circa duecentocinquanta mila anni fa, da qui all’addomesticazione ne passeranno altrettanti, avvenuta questa nella Mezzaluna Fertile solo diecimila anni orsono, quindi in un arco di tempo così lungo possono essere successi eventi di tutti i tipi.
Un animale partito dall’India, che si trasforma, cambia non solo il nome Primigenius, Nomadicus, Opisthonomus, ma il cranio, la scheletratura, le dimensioni, dando origine a bestiami molto differenti da quelli originali. Tra i principali, la distinzione dal Primigenius di due nuovi Bos, che più piccoli e mansueti, si prestarono più del selvaggio Uro all’addomesticamento, questi sono il Bos Taurus Brachiceros (corna a braccia), si pensa ne sia una mutazione naturale o forse indotta da un uomo primitivo, e il Bos Taurus Frontosus (piccola sporgenza, corno, al centro della fronte), di questo si pensa invece sia l’incrocio tra i due, forse anche questo aiutato dall’uomo. 
Da questi due tori, discenderanno le popolazioni bovine di tutta Europa, eccetto zone delle penisole iberica, italiana e balcanica. Le zone non interessate da questi, saranno colonizzate da un discendente del Nomadicus, che in questo periodo, vale a dire al tempo della rivoluzione neolitica, viene presentato sempre come un Uro Afro-Asiatico, a differenza dell’antico Nomadicus, nato in India e propagatosi poi nel Medio Oriente, identificato come Uro prettamente Asiatico. 
La cosa farebbe supporre che l’Opisthonomus abbia reincontrato, in Medio Oriente il Nomadicus e con esso abbia dato origine a un Uro diverso da entrambi, identificato poi come Uro Afro-Asiatico, Nomadicus perché più simile a quest’ultimo. Questo, è l’Uro delle Steppe, dell’Altopiano della Podolia, da cui discende il Bos Taurus Macrocerus (corna grandi), capostipite del ceppo Podolico. Questi, arrivato per migrazione soprattutto a seguito di quelle umane, dal Nord dell’Adriatico e dall’Africa, si è sviluppato sulla penisola italiana, creando diverse popolazioni.
A questo punto viene da pensare che questi Bos trattati, sono tutti estinti per la caccia, il meticciamento, la consanguineità, ma hanno creato popolazioni nuove, da cui in duecento anni la moderna zootecnia, ha stabilito, e a volte totalmente cambiato i connotati e fissato i standard di razza delle diverse specie bovine. Solo uno ha avuto la fortuna di evitare non solo la caccia, di cui sono sempre stati vittima, ma in special modo il meticciamento, a cui sono stati sempre esposti, il Bos p.Primigenius. In Italia presente fino all’epoca classica, una mandria era ancora esistente nel XVI sec. nelle foreste della Polonia, l’ultimo esemplare femmina è stato abbattuto cento anni dopo, con esso finiva una storia lunga milioni di anni, gli altri Bos finora accennati sono tutti estinti naturalmente e non sarebbe la prima volta, a causa di un uomo primitivo, il quale non sapeva a cosa andava incontro, al contrario dell’uomo di oggi, che consapevolmente, portandosi dietro milioni di innocenti creature, va incontro all’autodistruzione. Il meticciamento, quindi, poi la caccia che non si indirizzava verso i meticci, che quasi sempre avevano un padrone, ma verso i soggetti silvestri, che diminuivano fino alla consanguineità, nascita di soggetti deboli non più adatti alla dura vita selvaggia, ma solo all’allevamento domestico. In questa maniera, si stanno estinguendo numerose specie selvatiche, al giorno d’oggi, in ogni angolo del Pianeta.
Da due discendenti dell’Uro Primigenio, abbiamo visto, avranno origini la maggior parte dei bovini d’Europa, escluso parte di quella mediterranea, e oggi i più diffusi del mondo. Dal Brachicerus, derivano quelle bovine che oggi presentano un treno posteriore maggiore di quello anteriore, con attitudine prevalentemente per il latte, come la Bruna, la Jersey e, anche se ha una storia particolare la Frisona. Dal Frontosus quelle altre che presentano  uno sviluppo muscolare equilibrato, armonico, attitudine sia per la carne che per il latte, mantello molte volte chiazzato, la Simmenthal e l’Hereford estere e la Reggiana, la Romagnola e la Grigia italiane, sono le rappresentanti indiscusse. 
Dall’Uro Afro-Asiatico, Nomadicus, hanno origine le popolazioni Rustico-Podoliche, con sviluppo maggiore, in masse muscolari del treno anteriore, gli animali moderni hanno uno sviluppo equilibrato. Da queste  hanno avuto origine, tra quelle  giunte dall’Adriatico, la Marchigiana indicata a volte come antenata della Chianina, la Chianina, gli ecotipi Calvana e Perugina, la Podolica e i suoi vari ecotipi, rari od estinti l’Istriana, la Veneta, l’Abruzzese e la Molisana, più diffusi la Pugliese, la Lucana e la Calabrese, tra quelle giunte dall’Africa, dalla Tunisia, la Modicana, la Cinisara e la Sarda, dal Marocco la Maremmana e la Garfagnina. La Modicana non si presenta, però come una classica Rustico-Podolica, ha infatti il mantello di colore rosso vinaccia, come la Cinisara ha il mantello nero, queste razze siciliane possono essersi originate allora dall’Uro Africano o Mauritano, questi misteri possono essere svelati solo da un’accurata ricerca genetica.
E’ evidente che queste antiche popolazioni o razze provenienti dall’Africa non appartengono al ceppo Podolico, perché è inverosimile, che partendo dal Medio Oriente, per raggiungere l’Italia attraverso l’Africa, si possa passare per le steppe ucraine. E’ anche vero, però che la distanza genetica, l’unica di cui sono al corrente oltre alla Romagnola,  tra Maremmana e Podolica è minima, hanno un antenato in comune il Nomadicus, come la caratteristica rusticità e frugalità, e il mantello fromentino del vitello, caratteristica anche dell’Aurochs ricostituito, che tende poi ad imbianchirsi fino a diventare bianco, grigio o del tutto nero, secondo i casi. E’ più appropriato, quindi, per intenderle tutte, definirle Rustico-Podoliche.
Tra queste, ricordiamo infine i due ecotipi della Modicana, la Mezzalina e la Montanina in Sicilia, la Sarda e la Modicano-Sarda in Sardegna, quasi ridotte all’estinzione, pericolo che corrono anche altre bovine tipiche dell’Italia. Vittime prima della motorizzazione, ora della globalizzazione, sono in contrazione, molte ridotte a stato di reliquia, resistono in quelle zone marginali, che solo loro riescono a valorizzare.
Dopo l’arrivo degli antichi Aurochsen, Bos p.Primigenius, presenti in Italia da epoche remote,  l’invasione, trentamila anni fa di Zebù provenienti dall’India, che incrociandosi coll’antico Uro Europeo diedero origine alle popolazioni bovine del Piemonte, poi la comparsa della Valdostana  Bianca e Nera o Castana, Brachicera, che con la cugina svizzera Herens, rappresentano il ceppo che popolava un tempo, prima delle invasioni barbariche, tutto l’arco alpino. 
Quindi la venuta settemila anni fa, di popolazioni bovine e sicuramente semi-addomesticate, le Rustico-Podoliche, che occuperanno tutta l’Italia Peninsulare, difatti non abbiamo sugli Appennini  bestiami autoctoni di tipo Brachicerus o Frontosus, eccetto la Reggiana. Le altre che troviamo sulle Alpi, originate tutte dal Frontosus, alcune ridotte a poche centinaia, sono state portate dai barbari, nei tempi più recenti dai mercanti di bestiame, orientati in maggioranza verso bestiami di tipo Brachicero, perché migliore la resa in latte. L’ingresso di queste popolazioni bovine brade, o già semi-addomesticate, originatesi dal Nomadicus, che non è mai stato presente in Italia, contrariamente al Primigenius, presente in Italia fino all’epoca classica, dovettero già da all’ora stabilire le aree di influenza delle moderne razze Rustiche. 
Torniamo un attimo indietro, per meglio focalizzare, i primi passi d’avvicinamento di questi antichi animali all’uomo, i primi bovidi ad essere addomesticati furono quelli a corna lunghe, Bos Taurus Macrocerus. Un’ipotesi accreditata c’informa poi, che in Asia occidentale esistevano bestiami con corna corte, Bos Taurus Brachicerus, l’evoluzione del neolitico Uro Primigenio. Questi iniziarono cinquemila anni fa, partendo dall’Asia Minore e dal sud-est dell’Europa ad invadere tutta l’Europa e l’Africa, qualvolta vivendo insieme, qualvolta mischiandosi con esso, a volte rimpiazzando il primo tipo, il Bos p.Primigenius. Forse aiutato da un uomo primitivo, perché animali più piccoli e mansueti, quindi più adatti all’addomesticamento.
Da un incrocio di questi, Brachicerus x Primigenius, prenderà forma, nell’ età del bronzo il Bos Taurus Frontosus, con esso si svilupperanno un gran numero di popolazioni bovine dell’Europa continentale, che saranno le progenitrici delle moderne razze alpine italiane.
Vediamole: la Burlina delle Prealpi venete è giunta dal Mar del Nord con le migrazioni dei Cimbri, anche le Pezzate Rosse, Friulana, Valdostana , d’Oropa, provengono dal Mar del Nord portate però dai Burgundi. Di color fromentino la Pontremolese in Toscana, la Reggiana in Emilia, la Varzese o Montana così denominata in Lombardia, Cabellotta in Liguria, Ottonese in Emilia e Tortonese in Piemonte, ridotte in stato di “razze reliquia”, provengono sempre dal Mar del Nord, portate in Italia da barbari, forse Longobardi. Alcune sopravvivono solo negli appositi centri messi a disposizione dagli enti preposti per il mantenimento della biodiversità, enti che un tempo, anni sessanta imponevano l’incrocio industriale o di sostituzione. Tante razze si sono salvate o non si sono drasticamente ridotte, perché gli allevatori di propria iniziativa disattendevano le disposizioni ministeriali, esempi eclatanti sono la Rendena, la Cabannina, la Garfagnina, la Grigia ed altre. 
In seguito abbiamo nel Trentino la Grigia Alpina, comune anche aldilà delle Alpi, la Grigia Val d’Adige, quasi simile alla prima e la Rendena una derivazione della Bruna. La Cabannina in Liguria, di taglia ridotta, il più piccolo toro italiano, gli è molto simile, ma non sono ben chiare le origini. Mai queste bovine si sono incrociate con i bestiami Rustico-Podolici, eccetto la Bianca Valpadana o Modenese, incrocio di soggetti fromentini, Reggiana, Frontosus, ceppo iberico, con soggetti Podolici dell’Appennino Emiliano-Romagnolo. Il ceppo iberico è forse usato per indicare una linea di vacche rosse, come le linee Limousine o le Rosse del Baltico o per indicare bovine europee incrociate con l’Uro africano o mauritano, Bos Hopisthonomus, ma sono solo ipotesi. 
Qui bisogna specificare che la Romagnola, arrivata in Italia con i barbari d’Aginulfo, morfologicamente è la classica Podolica, il vitello alla nascita è di colore fromentino, gli adulti bianco-grigi, è una bovina rustica, ma all’esame del DNA ha dimostrato di essere geneticamente più vicina ai bestiami di tipo Frontosus del Nord Europa che ai Rustico-Podolici italiani. Lo stesso, si può affermare della Piemontese, rustica, frugale, mantello grigio, vitello fromentino, sembrerebbe una Rustico-Podolica, ma, come abbiamo già visto, è invece un incrocio tra Uro europeo e Zebù, quindi si è dimostrata geneticamente vicina al Brachicerus e al Frontosus. Siamo di fronte, dunque, ad una vera razza autoctona italiana, vale a dire generata dal Bos p.Primigenius, l’altra autoctona è la Valdostana Bianca e Nera o Castana, ma non è direttamente imparentata con l’Aurochs, bensì con un suo discendente il Bos Taurus Brachicerus. 
Incrocio industriale tra Brachicero x Rustico-Podolico sono la Mucca Pisana, l’Agerolese dei tempi pre-unitari e recentemente la Bruna Pugliese, immissione di Bruna, Jersey o Frisona su soggetti Rustico-Podolici. 
Per concludere, anche se i bestiami Rustico-Podolici farebbero pensare ai bestiami primigeni degli antichi Uro europei, Aurochsen, Bos p.Primigenius, i primi ad essersene differenziati e quindi evolutivamente più vicini, siamo adesso sicuri che le nostre Rustico-Podoliche sono bestiami generati dal Nomadicus e non dal  Primigenius, tra di loro c’è solo un antenato in comune il Bos Planifrons. Se si vorrà ricostituire il Primigenius, come è stato fatto, bisogna ricorrere a quelle popolazioni che hanno avuto origine dal Brachicerus e dal Frontosus, suoi discendenti. 
Le Rustico-Podoliche, anche se la loro selvaticità, frugalità, la recalcitranza alla stabulazione fissa e il mantello fromentino del vitello, farebbero supporre il contrario, non hanno nulla a che vedere con il Bos Primigenius Primigenius, ma discendono dal Bos Primigenius Nomadicus.
A menochè, non ci siano stati incroci occasionali e vi sia traccia nei bestiami Rustico-Podolici moderni dell’antico Uro europeo, come l’altezza del Chianino, il toro di maggior mole ed altezza del mondo, l’aspetto del Maremmano, la frugalità della Podolica e le sembianze nell’ecotipo Istriano. Questi segreti possono esserci svelati, ripeto, solo da un’accurata ricerca genetica.

Fernando Comegna,  Istruttore Ambiente del Comune di Roma e Perito Agrario del Comune e della Provincia di Roma.

Zootecnia biologica

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Valentina Ferrante – Edagricole

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