LA CARATTERIZZAZIONE AGRITURISTICA DELLA PROVINCIA DI RIETI: INDIVIDUAZIONE DI SUB AREE PER UN INTERVENTO STRATEGICO

di Nicola Galluzzo

1. Introduzione
In base a quanto predisposto dalla normativa quadro in materia agrituristica (Legge 96/2006), ogni regione ha dovuto emanare un proprio provvedimento necessario per regolamentare e sistematizzare il turismo rurale e l’agriturismo. La regione Lazio ha emanato nel 2006 una propria legge regionale (L.R. 14/ del 2 novembre 2006) nella quale si fa esplicito riferimento all’urgenza di predisporre, nel breve periodo e in maniera ripetuta, uno strumento di pianificazione e programmazione, rappresentato dal Piano agrituristico regionale, nel quale definire delle specifiche azioni di sostegno previo coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Alle province, tuttavia, è stata attribuita la funzione di predisporre un Piano provinciale per l’agriturismo, il quale dovrà, inevitabilmente, integrarsi con le linee di indirizzo stabilite a livello gerarchico regionale.
Con la Deliberazione della Giunta Regionale n. 974 del 19 novembre 2007, pubblicata sul Bollettino ufficiale delle Regione Lazio 1/2008, e disponibile sul sito www.regione.lazio.it, è stato pubblicato il Piano agrituristico regionale per il triennio 2007-2009.
La disamina delle linee di indirizzo per le attività agrituristiche, predisposte dalla Regione Lazio, ha evidenziato una certa effervescenza nella crescita e nello sviluppo delle aziende attive, anche se l’incremento e lo sviluppo delle imprese agrituristiche è avvenuto in maniera non equilibrata sul territorio delle diverse province della regione.
 
2. La zonizzazione dell’area di studio
L’Unione europea ha predisposto l’individuazione, per ciascun Piano di Sviluppo Rurale, di alcune zone, caratterizzate da elementi specifici (di criticità e di opportunità) e potenzialità per lo sviluppo delle aree rurali, sulle quali intervenire per garantire uno sviluppo armonico delle aree rurali in relazione ai principi cardine definiti nel II pilastro della Politica agricola comunitaria, quali la garanzia della multifunzionalità, il presidio del territorio e il presidio dello spazio rurale e delle comunità che in esso vivono.
Il Piano di Sviluppo Rurale regionale nell’allegato I ha previsto l’individuazione di 4 aree di interesse agricolo e rurale sul quale attuare delle strategie precise di interevento e che possono essere così riassunte:
1) poli urbani, con elevata domanda di turismo e con elevati tassi di densità abitativa e con un limitato impatto dell’attività a agricola;
2) aree rurali ad agricoltura intensiva specializzata;
3) aree rurali intermedie con un territorio capace di avere una potenzialità turistica intermedia sul proprio territorio;
4) aree rurali con problemi complessivi di sviluppo.
La zonizzazione proposta nel Piano di Sviluppo Rurale Regionale (PSR) approvato da Bruxelles nel mese di dicembre 2007 ha confermato come, nell’area di studio, rappresentata dalla provincia di Rieti, la prevalenza dei comuni abbiano dei forti ritardi strutturali nel settore primario. Una prima conseguenza che ne deriva è stato un limitato sviluppo socio-economico del territorio rurale, il che ha finito per ingenerare un processo di marginalizzazione delle aree rurali e con lo sviluppo, conseguente, di aree rurali a forte rischio spopolamento, invecchiamento della popolazione e polverizzazione aziendale. Tali premesse sembrano confermare la giusta interpretazione economica del territorio e l’inserimento di questi comuni nella categoria delle aree rurali con problemi complessivi di sviluppo. L’orografia abbastanza accidentata che caratterizza tutti i comuni delle aree interne a ridosso della cimosa appenninica, come quelli dell’area di studio, ha agito sulla specializzazione produttiva agricola delle aziende, con l’affermazione di coltivazioni estensive (prati e prati-pascoli), delle foreste e di alcune filiere che hanno saputo sfruttare e valorizzare i prodotti zootecnici di qualità e i sottoprodotti delle aree rurali (Figura 1). Il legislatore regionale ha consentito, a ciascuna provincia, la possibilità di poter identificare delle sub aree all’interno delle quali cercare di valorizzare alcune caratteristiche e peculiarità utili per una coerente e integrata crescita dell’agriturismo.


Fig. 1 – Aree rurali a forte rischio marginalizzazione
(Fonte: Regione Lazio www. assagri.it)

3. Individuazione delle sub aree e proposte di intervento possibili
La definizione e delimitazione delle sub aree nell’area di studio, rappresentato dall’intero territorio della provincia di Rieti, ha dovuto tenere in considerazione tre aspetti complementari e connessi alla ruralità, in senso ampio, e che debbono essere valutati contestualmente e contemporaneamente al fine di garantire uno sviluppo coeso e omogeneo del/sul territorio, anche alla luce della realizzazione in itinere del distretto della montagna, in via di ultimazione, e in grado di ricomprendere una quarantina di comuni, la maggior parte dei quali collocati nelle zone rurali a rischio marginalizzazione.
Per evitare una cannibalizzazione delle iniziative di identificazione e delimitazione delle sub aree, nella provincia di Rieti, sarebbe auspicabile intervenire con una procedura concertata con tutti e tra tutti i portatori di interesse del territorio, definire un limitato numero di sub aree in considerazione dei punti di forza e delle criticità socio-economiche rilevate nei comuni e delle opportunità offerte alle imprese agrituristiche e al settore primario. La definizione di un numero eccessivo di sub aree superiore alla soglia limite di 4, se da un lato porterebbe a evidenziare tutte le specificità agrituristiche del territorio, dall’altro finirebbe per banalizzare l’iniziativa, rendendo l’agriturista incerto sia sulle potenzialità del territorio, sia l’ente locale nel cercare di trovare ed individuare un comune intervento condiviso, in grado di raccordarsi con il territorio rurale e le sue specificità, rendendo vani qualsiasi intervento strategico.
Da questa breve analisi è emersa come le imprese agrituristiche dell’area di studio si collochino solo in 3 delle 4 zone di interesse definite nel PSR della regione Lazio 2007-2013; infatti, ad esclusione del comune capoluogo, per il quale la domanda di turismo esiste ed è soddisfatta, in maniera significativa, da una ricettività tradizionale costituita da alberghi e bed & breakfast, l’agriturismo mantiene una funzione di residualità e specificità in senso ampio, assolvendo una funzione, prevalentemente, rivolta alla ristorazione di un alto target, il quale va alla ricerca di prodotti di nicchia e alla riscoperta delle tradizioni enogastronomiche locali.


Fig. 2 – Possibile individuazione delle sub aree nell’area di studio

Le sub aree identificabili nell’area di studio, al fine di essere in linea con la zonizzazione proposta dalla regione Lazio e dalla fase realizzativa del distretto, rilevate durante la fase di studio, sono state 4, ossia (Figura 2):
1) sub area olivicolo-biologica composta da quei comuni a ridosso della Sabina romana e del centro turistico attrattore di Roma. Tale sub area si caratterizza per la presenza di aziende agrituristiche nelle quali prevale la coltivazione dell’olivo con una filiera ben strutturata e indipendente, caratterizzata da un proprio marchio di qualità certificata e riconducibile al Dop; le imprese agrituristiche non aderenti al consorzio Dop, tuttavia, hanno provveduto, in maniera spontanea, a crearsi dei percorsi di valorizzazione qualitativa del prodotto, mediante l’istituzione di consorzi o nuclei di aziende abbastanza attive, a livello nazionale e internazionale, nel valorizzare il binomio prodotto-territorio. Le aziende olivicole nella sub area olivicolo-biologica hanno una superficie media aziendale superiore al valore medio regionale e, secondo i dati rilevati nei diversi intervalli intercensuari, in crescita rispetto a quanto accaduto in altre province della regione Lazio. In questa sub area le aziende agrituristiche si inseriscono in un percorso di valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità (biologico, prodotti vinicoli DOCG) attraverso percorsi enogastronomici e culturali ben definiti da alcune normative regionali quali la strada dell’olio della Sabina e altre iniziative locali di valorizzazione turistica, messe in atto da alcuni imprenditori agrituristici e non, che hanno portato alla realizzazione di un consorzio dotato di un brand specifico e di rapida presa sul consumatore mediante claim storicamente e internazionalmente ben noti;
2) sub area rurale, caratterizzata da aree di media collina con aziende agrituristiche con al proprio interno filiere agricole non specializzate e colture promiscue abbastanza diffuse nell’ordinamento colturale aziendale. Le aziende agrituristiche attive nelle sub aree rurali si collocano in una posizione intermedia tra la sub area olivicolo-biologica e i poli urbani. In questa sub area prevalgono aziende agricole di ridotte dimensioni, comprese tra i 5 e i 7 ettari, nelle quali sono attuate delle attività ricreative e culturali, svolte in ambiti territoriali di significativo interesse paesaggistico e/o naturalistico;
3) sub area montana, caratterizzata da aree rurali a forte spopolamento e a severo rischio marginalizzazione, con un’abbondante presenza di aziende agricole multiprodotto e multiattività che svolgono una funzione necessaria per il presidio dello spazio rurale. Le aziende agrituristiche sono a carattere zootecnico-foraggiero con una significativa incidenza sulla superficie agricola aziendale del bosco. Le aziende agrituristiche sono caratterizzate dall’allevamento di bovini da carne e da ovini, utilizzati per produzioni agroalimentari della tradizione locale, le quali, purtroppo, mantengono la peculiarità di prodotti di nicchia. Alcune aziende agrituristiche si collocano in prossimità di centri turistici attrattori e di interesse naturalistico molto rinomati e interessanti, rappresentati da alcuni bacini sciistici e/o da laghi e da parchi naturali. E’abbastanza diffusa, in questa sub area montana, la presenza di produzioni agricole di nicchia (farro, tartufo, insaccati, lenticchie) ben valorizzate mediante il loro reimpiego nella ristorazione in seno alle aziende agrituristiche e/o durante le feste tipiche della tradizione rurale. Una criticità rilevabile in tale sub area è rappresentata dalla presenza di aree naturali e di vincoli paesaggistici che comportano delle limitazioni operative per l’impresa, verso cui l’ente locale dovrebbe intervenire con interventi di salvaguardia economica mirati e di incentivazione a destinazione specifica;
4) sub area campagna urbanizzata, in grado di ricomprendere, al proprio interno, numerosi comuni a ridosso del polo urbanizzato di Rieti. Tale sub area è caratterizzata da aziende che si collocano in aree di media collina con una presenza di vie di comunicazione principali e da aziende agrituristiche caratterizzate da un’attività rivolta in prevalenza all’escursionismo e alla valorizzazione delle tradizioni socio-culturali delle aree rurali.
Un primo “canovaccio” di interventi da attuare nelle aziende agrituristiche, che si collocano nelle varie sub aree proposte, appare abbastanza difficile da proporre; tuttavia, una prima lista di interventi da finanziare e sui quali lavorare, a carattere non estemporaneo ma strutturale, potrebbe essere quella di favorire una maggiore interazione tra le aziende per avere un maggiore scambio di informazioni, finanziare azioni di marketing per attività di promozione, promuovere la realizzazione di musei della ruralità a carattere locale e loro messa in rete successiva, favorire interventi per valorizzare la filiera carne e la certificazione del prodotto, riattare dei rifugi per creare dei centri di trasformazione e vendita in loco del latte e dei formaggi, agire, con una serie di interventi di marketing strategico, tesi a realizzare un marchio ad ombrello capace di certificare la qualità dei prodotti ottenuti in una prospettiva di marketing territoriale (prodotto-ruralità-territorio-ambiente).

4. Conclusioni
Il Piano agrituristico, sia nel suo ambito regionale che in quello provinciale, rappresenta uno strumento di fondamentale importanza per la valorizzazione delle aree rurali e per una programmazione di medio periodo. Tuttavia, al fine di eliminare le criticità, sarebbe auspicabile prendere atto delle potenzialità socio-economiche dello spazio rurale considerato e integrarle con altri strumenti programmatori quali il Piano di Sviluppo Rurale regionale e i Piani di Distretto rurale, se previsti su scala locale, al fine di eliminare alcune ridondanze.
La definizione e delimitazione delle sub aree può rappresentare uno strumento di corretta ed efficiente gestione socio-economica delle aree rurali purché si tengano conto delle richieste che provengono dal territorio, ricorrendo ad una gestione che si può schematizzare nel modello delle tre C, ossia coordinamento, coesione e compartecipazione, tra tutti i soggetti attivi e portatori di interessi sul/del territorio. L’obiettivo conclusivo di uno strumento programmatorio, applicato all’agriturismo, non dovrà essere finalizzato alla gestione finanziaria dei fondi, ma dovrà essere quello di mettere in relazione le diverse imprese agrituristiche del territorio e garantire un aggiornamento continuo e costante per le nuove tecnologie informatiche, al fine di garantire una crescita della conoscenza collettiva e dei saperi locali, presenti nello spazio rurale.

Nicola Galluzzo, dottore di ricerca in Scienze degli alimenti, si è laureato in Scienze agrarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, conseguendo il perfezionamento in Economia del turismo e in Gestione  e organizzazione  territoriale delle risorse naturali presso l’Università La Sapienza di Roma, in Studi europei presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova e in Controllo e autocontrollo degli alimenti presso la Facoltà di Medicina e chirurgia “A. Gemelli” di Roma. Assegnista di ricerca presso l’Istituto Nazionale di Economia Agraria (Inea).

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