di Nicola Galluzzo

1. Introduzione
Con l’approvazione, il 19 dicembre 2007, del Piano di Sviluppo Rurale della regione Lazio (Psr) 2007-2013 da parte della Commissione europea, è iniziata una fase molto importante e delicata per la definizione operativa e strategica delle misure da porre in essere per dare piena operatività funzionale al II pilastro della Politica agricola comunitaria (Pac).
 La struttura generale del Piano di Sviluppo Rurale, in linea generale, si articola in quattro assi che sono così classificati:
1) Asse 1 Efficienza del sistema agricolo e agroindustriale regionale;
2) Asse 2 Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale;
3) Asse 3 Diversificazione produttiva;
4) Asse 4 L.e.a.d.e.r.
Rispetto alla precedente programmazione l’elemento di discontinuità che colpisce l’osservatore, ad un primo esame, è l’inserimento del progetto di iniziativa comunitaria L.e.a.d.e.r. all’interno di un unico fondo di gestione facente capo al secondo pilastro della Pac, costituito dal Feasr (Fondo europeo agricolo e per lo sviluppo rurale) il quale al proprio interno ha unito parte dei fondi del Feoga sezione orientamento e parte dei fondi destinati allo sviluppo regionale, evitando, di conseguenza, una pletora di fondi specifici di finanziamento destinati allo sviluppo rurale. Tutto questo conferma una maggiore attenzione riposta dalla Commissione europea nel riconoscere alle politiche di sviluppo rurale una maggiore attenzione, generando un unico ambito di azione coeso, necessario per garantire uno sviluppo sostenibile del territorio rurale in una prospettiva di interventi multidiciplinari e multisettoriali. Un elemento di continuità rispetto al passato è rappresentato dalla presenza di un asse di intervento che agisca, esclusivamente, nel finanziare interventi a sostegno della multifunzionalità intesa come sostegno alle esternalità positive che l’agricoltura, a basso impatto ambientale riesce a garantire. Tuttavia, sarebbe opportuno, in una prospettiva olistica di lungo periodo, evidenziare come tutti e quattro gli assi non debbano essere immaginati quali strutture di finanziamento staccate, autonome e indipendenti ma, invece, quali fondamenti e strumenti operativi e gestionali sui quali agire, contemporaneamente, per garantire il presidio del territorio e uno sviluppo rurale che sappia essere il promotore della ruralità in senso ampio, evitando la marginalizzazione dei territori rurali e l’esodo dalle campagne. Da un punto di vista burocratico il Psr si articola in Assi, contenenti le linee generali di intervento, suddivisi al loro interno in misure ossia “cornici operative” o descrittori dell’intervento da realizzare e, infine, per ogni misura vengono indicate le azioni, che altro non sono, che le specifiche operative per l’intervento da realizzare e per il quale si richiede il finanziamento mediante la proposta ad un ente pubblico, rappresentato dalle Aree decentrate per l’agricoltura regionale, di una istruttoria per il finanziamento a seguito di risposta ad avviso pubblico o bando.

2. Descrizione delle azioni più significative per i diversi assi individuati
Nel primo asse sono previste tutta una serie di iniziative necessarie per rendere le imprese più competitive nel panorama agricolo europeo e internazionale. Tale asse appare particolarmente interessante per quelle aziende che si collocano in ambiti rurali capaci di offrire dei prodotti in grado di rispondere alle esigenze e alle sollecitazioni del mercato e del consumatore.
La disamina delle azioni previste ha evidenziato come ci sia un obiettivo di fondo teso ad incentivare l’insediamento nelle aziende agricole mediante l’istituzione di corsi di formazione e di interventi di tutoraggio nel settore agricolo in senso ampio e che ricomprende anche la forestazione e l’agroalimentare in senso ampio, mediante la messa in atto di interventi che prevedano la produzione di materiale divulgativo e audiovisivo utile per pubblicizzare e aggiornare gli operatori nel settore primario. Il punto di forza di questa misura consente di utilizzare le Information comunication tecnologies (ICT) utili per garantire una divulgazione globalizzata delle iniziative di formazione proposte. L’utilizzo delle ICT rappresenterà non più un’opportunità ma un “precetto” per aumentare la competitività e le potenzialità produttive delle imprese agricole; tuttavia, è da osservare come molto spesso le aziende agricole delle aree rurali si trovino a dover affrontare dei seri problemi per la connessione alle autostrade telematiche, verso cui si rendono necessari degli interventi da parte di istituzioni sovraordinate, con la diretta conseguenza che le imprese agricole finirebbero per trovarsi estromesse da un circuito nobile e virtuoso di valorizzazione economico-produttiva, con la conseguenza di incrementare la marginalizzazione delle imprese agricole.
Le misure finalizzate a favorire un ricambio generazionale appaiono essere molto interessanti e in linea con un processo già in corso da diversi anni e che non ha dato, secondo alcuni, i frutti sperati, imputabile ad una limitata dotazione finanziaria. Il legislatore europeo ha cercato, comunque, di introdurre dei servizi di consulenza aziendale necessari per implementare la redditività aziendale e favorire una più rapida transizione imprenditoriale. Una criticità che emerge nel passaggio generazionale, soprattutto nel momento in cui si vengono creare delle nuove imprese agricole, è rappresentata dalla difficoltà nel percepire le sollecitazioni e gli stimoli del mercato. Tutto ciò appare particolarmente vero in quelle aree interne a ridosso degli appennini dove la figura di un land manager appare indispensabile, quale intervento consulenziale necessario per capire come intervenire strategicamente e in che modo gestire le criticità del territorio. L’intervento per l’inserimento dei giovani in agricoltura dovrà accompagnarsi, come parzialmente è già avvenuto in Italia con i provvedimenti normativi previsti nel Decreto legislativo 99/2004, mediante degli interventi fiscali in materia di formazione della proprietà contadina, al fine di evitare la polverizzazione delle aziende, incentivando, con un regime fiscale differenziato, i fenomeni di appoderamento mediante la creazione di un corpo unico aziendale. Per cercare di favorire le aziende multiprodotto nelle aree rurali, il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Lazio, ha previsto la possibilità di finanziare interventi di ammodernamento dell’azienda agricola mediante l’allestimento di strutture atte alla conservazione e trasformazione dei prodotti agricoli. Tale misura appare particolarmente interessante per le imprese agricole poiché consentirà di diversificare la produzione aziendale riducendo il rischio conseguente con una migliore e maggiore occupazione e occupabilità degli investimenti lavorativi aziendali.
La disamina degli interventi finanziabili ha confermato il ruolo chiave dell’associazionismo, quale leva di marketing, necessario per garantire, anche alla luce delle nuove modifiche apportate con la riforma di medio termine della Politica agricola comunitaria nelle diverse Organizzazioni comuni di mercato (Ocm), un fattore di crescita e di sviluppo socio-economico necessario per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agroalimentari, soprattutto se certificati (obiettivo specifico), e del territorio (obiettivo generale di intervento).
Nell’asse due sono riportate una molteplicità di interventi che non fanno altro che prorogare le misure di multifunzionalità e di presidio dell’ambiente/territorio introdotte a metà degli anni novanta con la riforma MacSharry e delle indennità compensative per coloro che operano in aree svantaggiate o montane, per i quali un ausilio appare essere indispensabile per tutelare le aziende agricole attive nelle aree rurali a rischio marginalizzazione. L’attribuzione di indennità compensative appare un qualcosa di interessante e necessario per il presidio del territorio e soprattutto appare essere una presa di coscienza del legislatore finalizzata al riconoscimento e alla valorizzazione delle esternalità positive che l’agricoltura svolge anche se, l’importo erogato appare essere ancora abbastanza limitato soprattutto se l’impresa agricola intende avvalersi, come sarebbe opportuno, di una figura di land manager o consulente aziendale che sappia tenere in considerazione i punti di forza (incrementandoli) e di debolezza (riducendoli) delle aree rurali svantaggiate e della biodiversità che in esso si trova. Tra gli interventi previsti nell’asse miglioramento dell’ambiente dello spazio rurale è da osservare come il legislatore regionale abbia considerato una discriminante, per l’accesso al finanziamento, la zonizzazione individuata; infatti, le misure di rimboschimento, di presidio e di tutela del paesaggio appaiono essere calibrate in funzione della collocazione dell’azienda in poli urbani e/o in aree ad agricoltura intensiva specializzata. Tutto ciò potrebbe avere la diretta conseguenza di permettere la diffusione di boschi planiziali in zone nelle quali l’ambiente rurale si trova in una posizione di incertezza e di non univoca definizione.
Per quanto riguarda l’asse tre le misure e le azioni previste appaiono di indubbio interesse per limitare l’abbandono dell’attività agricola attraverso l’applicazione e il finanziamento di una serie di azioni tese ad aumentare l’utilità sociale nelle aree rurali a salvaguardia del territorio, lo sviluppo della ricettività agrituristica, fermo restando il soddisfacimento dei requisiti previsti nella legge regionale collegata, e lo sfruttamento delle biomasse agricole. Il tutto, inoltre, si va ad inserire in una dimensione di diversificazione dell’attività non agricola. Il legislatore europeo ha accolto favorevolmente quelle misure di finanziamento da erogare alle microimprese, costituite da meno di 10 dipendenti e con un fatturato inferiore ai 2 milioni di Euro, che operano in aree riconosciute quali aree con difficoltà di sviluppo. Il turismo, elemento di contorno necessario ma non sufficiente per l’animazione delle aree rurali, potrà beneficiare di una serie di interventi che consentano di generare degli itinerari a tema, per i quali si rende indispensabile un’opera di raccordo con le potenzialità enogastronomiche del territorio, della quale si dovranno fare promotori/beneficiari del finanziamento gli enti locali e i partenariati pubblico-privato, cosa largamente auspicabile, perché ritenuto essere un indicatore di significativa coesione sul territorio, finalizzata a fare sistema e a capire le reali esigenze delle comunità locali, nelle aree con particolari problemi di sviluppo rappresentati dalla maggior parte dei comuni della regione e soprattutto di quelli ad elevata acclività. Le misure di finanziamento destinate a garantire lo sviluppo e il rinnovamento dei villaggi rurali, tese solo a finanziare interventi di enti a carattere pubblico, potrebbero rappresentare un’ottima opportunità, se associata a quegli interventi di tutela e riqualificazione del patrimonio rurale (intervento pubblico) e delle strutture ricettive agrituristiche (intervento a beneficio dei privati).
Nelle misure previste dall’asse L.e.a.d.e.r. appare confermata la scelta del partenariato pubblico-privato, necessario per valorizzare in un approccio bottom-up, le richieste della “base rurale” cui intervenire con delle politiche di intervento che sappiano valorizzare in maniera completa tutti gli aspetti del territorio rurale in una prospettiva di turismo integrato di lungo periodo.

3. Conclusioni
Una sommaria analisi del quadro sinottico degli interventi di finanziamento previsti ha evidenziato delle prospettive interessanti per la crescita socio-economica e produttiva delle aziende agricole attive nelle aree rurali e per le quali gli interventi di adeguamento e di innovazione produttiva dovranno/potranno rappresentare la base di partenza per creare un supporto produttivo di base sul quale costruire delle filiere produttive autosufficienti e ben strutturate sul territorio. In questo caso appare imprescindibile il ruolo strategico della formazione imprenditoriale, e della quale si dovranno fare carico gli enti locali e le strutture formative, e della consulenza di marketing necessaria per capire, non tanto, il come ma, soprattutto, il quanto produrre e dove destinarlo (quali mercati e con quale tempistica?). Un punto di debolezza che molte imprese agricole devono affrontare per riuscire a collocare sul mercato il loro prodotto appare un problema insormontabile; infatti, l’impresa agricola non avendo gli strumenti formativi e conoscitivi adeguati non potrà raggiungere una propria autosufficienza manageriale necessaria per raggiungere dei mercati ben definiti e con prospettive di mercato economicamente significative. A tal fine, appare evidente che il ruolo del land manager dovrà tenere conto non solo delle potenzialità dell’area rurale ma anche delle caratteristiche del mercato finale e delle richieste del mercato, intese come customer behaviour. La disamina delle azioni previste ha confermato la necessità di formare il personale che dovrà operare nello spazio rurale mediante programmi di formazioni e animazione svolte da strutture formative idonee e che cerchino di calibrare i corsi di formazione in base alle reali esigenze delle comunità rurali, al fine di evitare che si creino dei corsi svuotati di significato perché non aderenti alle esigenze formative del/sul territorio.
Gli interventi che finanzino l’ampliamento della maglia poderale dovranno tenere in considerazione la possibilità di generare delle unità produttive, che siano economicamente soddisfacenti e in grado di generare una redditività adeguata.
La zonizzazione proposta nel Piano di Sviluppo Rurale potrà essere:
a) un efficace strumento per discriminare e ricalibrare gli interventi;
b) uno strumento per evitare il disimpegno automatico che caratterizzerà il periodo programmatorio 2007-2013, anche se una struttura cornice di livello superiore a livello regionale avrebbe potuto garantire una maggiore possibilità di ripartire meglio i fondi, evitando una perdita delle somme impegnate ma non spese nell’intervallo di tempo definito dall’Unione europea.
Dall’analisi dei dati disponibili, permangono, tuttavia, dei dubbi interpretativi, che potranno essere sciolti solo al termine del settennio di attuazione, sull’aver inserito un programma di iniziativa comunitaria, quale il L.e.a.d.e.r., che avrebbe dovuto godere di “luce propria” ed autonomia finanziaria, staccandosi dagli altri assi previsti nel Piano di Sviluppo Rurale Regionale, poiché richiede degli adempimenti gestionali e amministrativi particolari e specifici che potrebbero comportare degli effetti indiretti negativi sulle dotazioni finanziarie e il loro impegno.
A margine della presente nota, è opportuno osservare come il Piano di Sviluppo Rurale potrà rappresentare un’interessante opportunità per agire sulle politiche delle strutture agricole, rendendole più confacenti alle sollecitazioni che provengono dal mercato internazionale; alla luce, tuttavia, dei cambiamenti e delle sollecitazioni in ambito WTO (World Trade Organization) le azioni finanziarie di intervento del Psr rappresentano dei compensi necessari per garantire la multifunzionalità in agricoltura e che potrà rientrare in quel sistema di green box che non distorcono, se non in maniera marginale, la concorrenza internazionale e il mercato. Qualora tali orientamenti di fondo fossero confermati non si vedrebbe il timore, paventato da molti, sull’”ultimo treno” da sfruttare perché ritenuto idoneo a finanziare il mondo rurale e il suo sviluppo ma, anzi, potrà rappresentare un nuovo rural pattern da seguire per evitare la marginalizzazione delle aree rurali e il sostegno del territorio, senza interferire sulla competitività internazionale.

Nicola Galluzzo, dottore di ricerca in Scienze degli alimenti, si è laureato in Scienze agrarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, conseguendo il perfezionamento in Economia del turismo e in Gestione  e organizzazione  territoriale delle risorse naturali presso l’Università La Sapienza di Roma, in Studi europei presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova e in Controllo e autocontrollo degli alimenti presso la Facoltà di Medicina e chirurgia “A. Gemelli” di Roma. Assegnista di ricerca presso l’Istituto Nazionale di Economia Agraria (Inea).

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