di Francesco Sodi

Oliveto
Oliveto in Toscana (foto www.agraria.org)

L’olivo coltivato (Olea europea) appartiene alla vasta famiglia delle Oleaceae, che comprende 30 generi, 600 specie, fra gli altri anche i generi Ligustrum, Syringa e Fraxinus.
Questa specie viene a sua volta suddivisa in due sottospecie:

O. europea oleaster Hoffm. Et Lk. (oleastro): di taglia piccolo, con rami provvisti di spine e frutti piccolo dotati di poca polpa;
O. europea sativa Hoffm. Et Lk. (olivo coltivato).

L’olivo è specie rustica, dotata di potente apparato radicale e quindi in grado di esplorare un ampio volume di terreno; nonostante questo la concimazione non riveste un importanza secondaria, soprattutto se si vogliono ottenere produzioni abbondanti e di qualità. L’apporto di elementi nutritivi dipende principalmente dalla fertilità del terreno, dalle esigenze nutritive della pianta, dalla sostanza secca prodotta e dalla tecnica colturale, specialmente irrigazione e conduzione del terreno.
Gli elementi che rivestono un ruolo fondamentale nella nutrizione dell’olivo sono N, P, K, Ca, Mg e B.
L’azoto controlla il vigore della pianta e del suo equilibrio vegeto-produttivo.
Carenze di azoto causano:

– Minore attività di crescita;
– Anomalie fiorali;
– Produzioni più scarse ed alternanti.

Anche eccessi di azoto sono nocivi, perché la pianta, oltre a ritardare la maturazione, si mostra più sensibile al freddo ed agli attacchi parassitari. L’olivo ha maggiori esigenze d’azoto nelle fasi di fioritura ed indurimento del nocciolo; in genere assorbe azoto in discrete quantità e quindi sia nella concimazione d’allevamento, che in quella di produzione ne richiede congrui apporti.
Il fosforo regola l’accrescimento e la fruttificazione; raramente però se ne riscontrano carenze od eccessi. In relazione poi alle limitate esigenze nutritive dell’olivo ed ai lenti e non sempre rilevabili effetti degli apporti fosfatici, si tende a fare modeste concimazioni fosfatiche.
Il potassio favorisce l’accumulo dell’amido, regola il bilancio idrico ed aumenta la resistenza alle avversità ambientali. Le carenze, non molto usuali, si manifestano con colorazione verde meno intensa delle foglie, necrosi apicali e nei casi più gravi filloptosi. Questo elemento è assorbito dall’olivo in elevate quantità, ma la sua somministrazione tramite i concimi potassici può essere modesta, perché la maggior parte dei terreni olivicoli italiani, specialmente quelli argillosi, ne è ben provvista.
Il calcio è l’elemento assorbito in maggiori quantità dall’olivo, ma essendo presente nel terreno, non viene, se non raramente, somministrato tramite le concimazioni.
Il ferro, il boro ed altri microelementi, pur assumendo un’importante funzione nella nutrizione minerale dell’olivo, non sono in genere apportati tramite concimi chimici; negli ultimi anni comunque si ricorre sempre più spesso ad una concimazione fogliare in pre-fioritura a base di boro, questo per aumentare la percentuale di allegagione.
Le asportazioni annuali di un oliveto con una produzione media di 40-50 q/ha di olive, sono le seguenti in Kg/ha:

– N 40-70
– P2O5 10-20
– K2O 60-100

I dati sono medi ed indicativi, in quanto i diversi sperimentatori, che hanno studiato l’argomento, hanno ottenuto risultati a volte differenti.
La diagnostica fogliare offre buone possibilità per individuare lo stato nutrizionale della pianta d’olivo. Valori medi ottimali di elementi contenuti nelle foglie in percentuale della sostanza secca sono:

– N 1,19
– P2O5 0,17
– K2O 0,61
– Ca 2,64
– Mg 0,22

Comunque in considerazione dei diversi ambienti pedoclimatici in cui si coltiva l’olivo e delle numerose cultivar presenti, non è facile indicare formule di concimazione universalmente valide.
Per la concimazione d’allevamento si ricorre prevalentemente a somministrazioni azotate via via crescenti, prima localizzate e poi a tutto campo.
La concimazione di produzione praticata in molte zone è la seguente:

– N in dosi di 50-80 Kg/ha,
– P2O5 in dosi di 50-60Kg/ha,
– K2O in dosi di 60-100 Kg/ha.

I tempi di somministrazione possono essere unici ad inizio primavera o si possono fare più concimazioni con la seguente cadenza:

– in autunno, impiego di concimi fosfo-potassici;
– a fine inverno, parte dei concimi azotati per favorire il germogliamento e lo sviluppo fiorale;
– in primavera inoltrata, i restanti concimi azotati, per favorire l’allegagione e la piena attività vegetativa.

I concimi si possono somministrare unitamente all’acqua d’irrigazione, con la tecnica della fertirrigazione.
La concimazione organica, con apporto di letame, sovescio od altro materiale organico di basso costo e facilmente reperibile, è senz’altro consigliata, per mantenere un sufficiente livello di humus nel terreno.
La concimazione fogliare con urea (1 Kg/100 litri di acqua) o con preparati commerciali a base di microelementi, è utile in presenza di periodi critici e di malattie di carenza, o in pre-fioritura se si effettuano trattamenti con Boro, come si era già detto prima.

Francesco Sodi, diplomato presso l’Istituto Tecnico Agrario di Firenze, si è laureato in Scienze e Tecnologie agrarie presso l’Universita’ di Firenze, dove frequenta il corso di laurea specialistica in Agrozootecnia sostenibile. Selezionatore e allevatore di avicoli, è responsabile tecnico dell’azienda agricola “Podere l’Uccellare” nel Chianti Classico. Curriculum vitae >>>

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