di Roberto Tocci

Cavallino di Monterufoli
Cavallino di Monterufoli (foto Roberto Tocci)

Introduzione
E’ originario della provincia di Pisa ed in particolare dell’area di Monterufoli. Secondo alcuni autori deriverebbe da una razza estinta che viveva allo stato selvatico conosciuta con il nome di “razza di Selvena”. La storia del Monterufolino, altro termine con cui si definisce il tipo genetico pisano, comincia nell’anno 1913 quando la tenuta di Monterufoli venne acquistata dai conti della Gherardesca. Nella tenuta erano presenti, allo stato selvatico, dei cavalli di piccola statura e di colore morello. Talora capitava che alcuni soggetti venissero addomesticati anche dalla popolazione locale, ma la selezione ed il miglioramento veri e propri cominciarono ad opera della Casata che scelse i migliori soggetti della popolazione originaria che vennero fatti riprodurre con stalloni Maremmani, Tolfetani ed Orientali. In seguito questa razza si diffuse nelle province di Pisa, Livorno e Grosseto e un po’ in tutto il territorio toscano. Le utilizzazioni principali erano la sella, ma soprattutto gli attacchi. Era usato principalmente da commercianti, medici e fattori, che lo apprezzavano per la sua resistenza e capacità nel fondo. Il periodo di massimo splendore venne raggiunto negli anni ’30, ’40, ’50. Poi, dagli anni ’60, con la meccanizzazione, venne meno la diffusione del cavallo e della trazione animale in genere. Ovviamente a risentirne furono soprattutto le piccole popolazioni e razze locali non specializzate come il Monterufolino. Da circa venti anni è cominciato il lavoro di recupero del Cavallino, che ha visto coinvolti numerose associazioni ma anche alcuni appassionati allevatori ed estimatori della razza. La popolazione attuale conta circa 200 soggetti, già in notevole aumento rispetto alle poche decine presenti all’inizio degli anni ’80. Da alcuni anni il Dipartimento di Scienze Zootecniche dell’Università di Firenze si occupa della sua caratterizzazione morfologica, genetica ed anche funzionale. A tal proposito, nell’ambito del Progetto Arsia “Caratterizzazione, recupero produttivo e valorizzazione di razze equine autoctone toscane: Cavallo Maremmano, Cavallino di Monterufoli ed Asino dell’Amiata”, alcuni Monterufolini sono in addestramento presso il Centro ippico “Campalto” di Pisa, dove sarà valutata la loro idoneità sia alla sella che agli attacchi al fine di essere vantaggiosamente impiegati in agriturismo, turismo equestre, maneggi ed anche nell’ambito dell’ippoterapia.

Caratteristiche dell’area di origine
L’area di origine del Monterufolino coincide in gran parte con l’attuale Riserva Naturale di “Monterufoli-Caselli”, zona collinare compresa tra i 100 e i 560 m s.l.m., con una superficie di poco inferiore ai 5.000 ha. La zona, situata nella parte più meridionale della provincia di Pisa, al centro delle Colline Metallifere, tra il mare e le colline dell’entroterra, è compresa nei comuni di Pomarance, Monteverdi Marittimo e Montecatini Val di Cecina. E’ un’area ricca di boschi, attraversata da diversi torrenti e caratterizzata dalla presenza di paesi fortificati o castelli, quali Libbiano, Micciano, Querceto.
L’area presenta al suo interno affioramenti di rocce ofiolitiche, formazioni basaltiche di lenta e scarsa alterabilità; abbondanti sono le serpentiniti, i gabbri, i basalti,  tutte rocce estremamente dure e spesso taglienti, che possono ferire ed infettare il piede degli ungulati. Si tratta di terreni caratterizzati dalla scarsità di Ca, K, P, N, dagli eccessi di alcuni nutrienti nel substrato (Mg), e dalla presenza di elementi potenzialmente tossici (Cd, Ni, Cr, Pb, Co, Zn). Le condizioni climatiche sono spesso avverse e talora caratterizzate da temperature elevate in estate, fredde in inverno, e da forti venti. 
Le zone più ricche di vegetazione si trovano in genere all’esterno delle zone ofiolitiche con la presenza di macchia mediterranea alta (forteto), dominata da leccio (Quercus ilex) e corbezzolo (Arbutus unedo), cui si accompagnano altre specie mediterranee, soprattutto sclerofille. Nella riserva sono diffusi anche boschi misti di cerro (Quercus cerris) e di altre latifoglie, in parte avviati ad alto fusto oltre a pinete provenienti da rimboschimenti di pino marittimo, pino nero, pino d’Aleppo.

Cavallino di Monterufoli
Cavallino di Monterufoli (foto Roberto Tocci)

Caratteristiche morfologiche
Il Cavallino di Monterufoli è un tipo morfologico mesomorfo che può essere definito anche Pony, vista l’altezza al garrese inferiore ai 57,87 Inch (147 cm). Il colore tipico del mantello è il baio scuro o morello; i puledri presentano sfumature rossastre, specie nel periodo invernale, fino a circa tre anni. La criniera e la coda sono folte e di colore scuro. Spesso sono presenti le barbette. Il mantello può presentare alcuni segni a sede fissa come stelle e piccole balzane. La testa presenta le caratteristiche delle razze che sono intervenute nel miglioramento: profilo montonino tipico del Maremmano e del Tolfetano, ma anche, in alcuni soggetti, profilo rettilineo tipico dell’Orientale. Il collo è corto, robusto ed in armonia con il resto del corpo. Anche il dorso si presenta relativamente corto, come è norma nel cavallo da lavoro. La regione dei lombi è breve e più o meno larga e muscolosa a seconda dei soggetti. La groppa si presenta ugualmente di struttura variabile, anche se la forma è tendenzialmente rotonda. Il petto ed il torace sono ben sviluppati in accordo con le caratteristiche richieste per il fondo. Il ventre risulta in alcuni casi un po’ troppo sviluppato, a causa dell’adattamento al regime alimentare, ricco di fibra.. La selezione ed il miglioramento sono indirizzati comunque verso l’eliminazione di tale difetto, a cui si può ovviare anche con un’ alimentazione più povera di fibra e più ricca di concentrati. Talora si possono riscontrare anche difetti di appiombo riguardanti sia gli arti anteriori che quelli posteriori, che possono essere rispettivamente mancini e/o vaccini. Gli zoccoli particolarmente duri e resistenti rappresentano una delle peculiarità di questo cavallo. Sulla conformazione degli arti e dello zoccolo hanno agito probabilmente le caratteristiche del luogo d’origine del Monterufolino. Gli appiombi non corretti sono il risultato da una parte della mancata selezione, ma anche della morfologia del territorio, contraddistinta spesso da aree molto scoscese, nelle quali il mantenimento dell’equilibrio è favorito da“difetti” posturali degli arti. Nella sottostante tabella vengono riportate le principali biometrie del Cavallino di Monterufoli.

Riferimenti bibliografici
– Aia, 2007 http://www.aia.it/.
– Arzilli, L.. Cavallino di Monterufoli. In: AA.VV., Risorse genetiche animali autoctone della Toscana, pp. 191. ARSIA, FIRENZE, 2006.
– Braccini A.. Cavallino di Monterufoli. XLVIII, 1-8, L’Agricoltura italiana, 1947.
– Catalano, A.L., 1984. Valutazione morfo-funzionale del cavallo Igiene ed Etnologia. Goliardica Editrice, Noceto, (PR), Italy, pp. 143.
– Gandini G., Rognoni G.. Atlante etnografico delle popolazioni equine ed asinine italiane, pp.142. CittàStudiEdizioni. Milano, Italy, 1997.
– Meregalli, A.. Conoscenza morfofunzionale degli animali domestici, pp. 300. Liviana Ed., Padova, Italy, 1980.
– Tocci R.. Importanza della tutela della diversità animale. Caratterizzazione di due razze toscane a rischio estinzione: il Cavallo di Monterufoli e l’Asino dell’Amiata. Tesi di Laurea, 2006.
– Tocci R., Sargentini C., Giorgetti A., Lorenzini G., Benedettini A.. il Cavallino di Monterufoli: morfologia e biometria. Atti del 9° Conv. Nuove acquisizioni in materia di ippologia. Perugia, 22 giugno 2007.
– Tocci R., Sargentini C., Lorenzini G., Degl’Innocenti P., Bozzi R., Giorgetti A., 2007.  Morphological characteristics of “Monterufoli horse”. Ital. J. Anim. Sci. 2007 29 May-1 Jun; 6 (1), 657-659.

Roberto Tocci si è laureato nel 2006 in Scienze Agrarie Tropicali e Subtropicali, presso il Dipartimento di Scienze Zootecniche dell’Università di Firenze. L’argomento della tesi è stata la caratterizzazione morfologica di due razze equidi toscane a rischio estinzione: il Cavallino di Monterufoli e l’Asino dell’Amiata. Attualmente collabora con il Dipartimento di Scienze Zootecniche dell’Università di Firenze ed è al primo anno del Dottorato di Ricerca in Agrobiotecnologie per le produzioni tropicali e subtropicali. E-mail: roberto.tocci@UNIFI.IT

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