di Alberto Ferretti

Armillaria mellea
Armillaria mellea (foto Alberto Ferretti)

Nell’autunno di tre anni fa abbiamo avuto in Trentino la visita di un noto micologo finlandese, Kari Korhonen, esperto del genere Armillaria a cui appartengono i funghi a noi noti con il nome di chiodini.
Lo scopo della sua visita era quello di raccogliere Armillaria in  varie zone del Trentino per poi studiarle al rientro nel suo paese. Oltre alla determinazione delle specie, Korhonen era interessato alla distribuzione di questo fungo che causa seri problemi alle foreste del nord Europa ma anche a quelle italiane provocando il marciume radicale delle piante da esso attaccate. Infatti l’Armillaria instaura con la pianta un rapporto di parassitismo (vita a spese di organismi vivi) che si trasforma in saprofitismo (vita a spese di organismi morti) alla morte della pianta. Se voi fate attenzione  durante le vostre raccolte, i chiodini li trovate crescenti sia su piante vive sia su ceppaie. Le raccolte del micologo finlandese sono state numerose (circa 200). Scopriremo forse se oltre alle quattro specie presenti attualmente in Trentino ne sono state reperite altre, finora mai scoperte probabilmente anche per la difficoltà di differenziazione dal punto di vista macroscopico.
Altro fungo che ha riguardato le raccolte di Korhonen  è Heterobasidion annosum, fungo che  compromette la crescita delle piante ed in particolare delle conifere; è un fungo lignicolo che si riconosce in particolar modo per il bordo ben sviluppato e di colore bianco. L’H. annosum in Finlandia è responsabile dell’80% dei casi di legno di abete guasto contro il 20% provocato dall’Armillaria  spp., pertanto dal punto di vista economico riveste maggiore importanza: può addirittura far marcire la pianta fino ad un altezza di 11 metri dalla base.
Per combattere il propagarsi dell’H. annosum proprio Korhonen ha messo a punto un sistema di “lotta biologica” piuttosto efficace. Il sistema consiste nello spruzzare sulla ceppaia appena tagliata le spore del fungo Phlebiopsis gigantea che contrasta lo sviluppo delle spore di H. annosum. Senza questo trattamento le spore di quest’ultimo si depositano sulla ceppaia ed attraverso le radici si trasferiscono alle piante vicine contaminandole.
Una curiosità è che Armillaria spp. si può considerare l’organismo più grande e più vecchio esistente in natura. Infatti è stata scoperta nel Nord America la presenza di un micelio che si propaga da una pianta all’altra arrivando a ricoprire la superficie di circa 1000 ettari e l’età stimata di questo micelio si aggira fra i 2000 ed i 9000 anni.
Le Armillaria oltre a provocare seri danni alle foreste possono compromettere la salute anche di un frutteto; sono pertanto un genere di ampio interesse.
Un altro interesse non secondario è quello gastronomico anche per il volume d’affari che produce il commercio di questi miceti, soprattutto nella Regione Veneto dove ci sono i maggiori estimatori.

Il genere Armillaria in Italia comprende essenzialmente cinque specie: A. mellea, A. ostoyae, A. gallica, A. cepistipes e A. tabescens. A livello mondiale attualmente le specie arrivano ad una trentina.
I carpofori, normalmente a crescita cespistosa, sono piuttosto carnosi con colorazioni essenzialmente bruno giallognole ma che possono variare anche a colorazioni da quasi bianche a quasi nere. Hanno il cappello provvisto di alcune squamature, le lamelle da adnate a leggermente decorrenti sono bianco-crema ma la sporata in massa è bianca: pertanto il colore della lamella non avrà variazioni di colore per sovrapposizione del colore sporale nemmeno a maturità del carpoforo. Sono provviste di un anello.
A. mellea, considerata la migliore dal punto di vista organolettico, ha crescita prevalente su latifoglie ed il cappello del fungo può assumere colorazioni diverse a seconda della pianta ospite.
A. ostoyae è specie più diffusa in ambiente alpino per la crescita prevalentemente su aghifoglie, ha il cappello ed il gambo ricoperti da una squamosità piuttosto scura .
Queste due specie hanno maggior importanza perché sono le più raccolte data la loro diffusione.
A. gallica invece è caratterizzata da un velo giallastro che riveste l’intero fungo, soprattutto nel periodo giovanile, e da una base bulbosa mentre A. cepistipes è più simile ad A. ostoyae ma ha crescita pseudoterricola. Infine A. tabescens più diffusa in centro e sud Italia ed è sprovvista di anello.

Armillaria gallica
Armillaria gallica (foto Alberto Ferretti)

Alberto Ferretti è micologo e collabora con diversi gruppi micologici del Trentino.

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