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di Paolo Degli Antoni

Il Parlamento europeo il 12 luglio 2023 ha approvato un testo coerente con la risoluzione della deliberzione delle Nazioni Unite del primo marzo 2019, proponendo che la normativa in favore del rispristino degli ecosistemi venga applicata dagli Stati membri, veicolata privilegiando l’indennità Natura 2000 della PAC, solo dopo che la Commissione avrà fornito dati sulle condizioni necessarie per garantire la sicurezza alimentare a lungo termine e dopo che i Paesi dell’UE avranno quantificato le aeree da ripristinare per raggiungere gli obiettivi per ogni tipo di habitat.
La suddetta quantificazione richiede un’accurata conoscenza degli habitat, non sempre disponibile.
“(5) Gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare gli obiettivi 14.2, 15.1, 15.2 e 15.3, fanno riferimento alla necessità di garantire la conservazione, il ripristino e l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi di acqua dolce e terrestri e dei loro servizi, in modo particolare delle foreste, delle zone umide, delle montagne e delle zone aride”. Nonostante il lungo elenco di habitat oggetto del regolamento, elencati negli allegati, l’art. 52 si focalizza tuttavia sull’opportunità di stabilire l’obbligo di garantire una tendenza all’aumento della quota di terreni agricoli che hanno elementi caratteristici del paesaggio agrario con elevata diversità, rendendo protagonisti gli agricoltori e gli allevatori.

Dimensione degli ecosistemi
Un primo interrogativo da porgersi è quale sia la dimensione minima di un ecosistema. Ecosistema è l’insieme dei fattori fisici, degli esseri viventi che lo costituiscono e delle loro interazioni; esso può essere così piccolo da non potersi cartografare a scala congrua, potendo comparire solo in modalità puntiforme; è il caso di certi habitat d’acqua dolce dove vivono pregiate specie di anfibi. Gli ecosistemi forestali, invece, per essere completi delle specie vegetali “interne” devono estendersi su ciascun lato oltre tre volte la loro altezza dominante, dunque un bosco quadrato alto 20 m esteso meno di 1,44 ettari facilmente è un ecosistema incompleto; se si includono i grandi predatori come il lupo e l’orso, la dimensione minima di una foresta ecologicamente valida sale a 100 ettari. Habitat confinati a speciali condizioni edafiche, come 5230 Matorral arborescenti di Laurus nobilis, prioritario, hanno inevitabilmente dimensioni ridotte e richiedono un’accurata ricerca sul territorio.
Gli ecosistemi sui quali gli agricoltori possono esercitare un’utile funzione a tutela e incremento della biodiversità sono soprattutto quelli molto piccoli, come le pozze habitat di anfibi, e quelli medi come arbusteti e praterie, la cui composizione floro-faunistica puo dirsi completa già in frazioni di ettaro cartografabili in scala 1:10000.

Un esempio appenninico
Per farsi un’idea del lavoro che i Paesi UE dovranno sviluppare, si può prendere a esempio la ZSC IT5130009 Tre Limentre-Reno, a matrice paesaggistica boschiva, con faggeti e castagneti, dove si registrano anche piccoli habitat, ad esempio 6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie, presenti in soli 0,35 ettari, dei quali 624 metri quadrati nell’abitato di Pracchia.

Particolare di Pracchia (PT)

L’habitat prioritario 9180 Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion è esteso complessivamente meno di 14 ettari; come il precedente, pare sottostimato, ed è difficile eseguire rilievi precisi in ambienti impervi e accidentati. Entrambi gli habitat sono suscettibili di perdere biodiversità a seguito di interventi maldestri o criminali, perciò il loro esatto censimento è prerequisito irrinunciabile per l’attuazione di una normativa protezionistica con ambizione migliorativa.
Nelle confinanti ZSC gli habitat d’altitudine 6150 Formazioni erbose boreo-alpine silicicole e 4060 Lande alpine e boreali sono di difficile distinzione su riprese aeree o satellitari estive (quelle più frequenti), mentre nel primo autunno sono più facilmente riconoscibili, e possono evolversi l’uno nell’altro anche a seguito del variare dell’intensità del pascolo.

Paesaggo silvo-pastorale

Paesaggi agro-silvo-pastorali
Un habitat postcolturale diffuso e sul quale incide molto l’ordinamento colturale delle aziende agricole è 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte di cespugli su substrati calcarei (Festuco-Brometalia), prioritario per la fioritura di orchidee. La parziale rimessa a coltura comporta la riduzione di superficie dell’habitat, il pascolamento e l’abbandono avviano la successione secondaria rispettivamente verso praterie diverse o verso boschi di neoformazione a loro volta habitat d’interesse comunitario, perciò diventa difficile stabilire priorità, anche perché un mosaico composito non necessariamente ha maggior valore di boschi compatti estesi almeno cento ettari. Utili indicazioni in questo senso le fornisce il PIT-piano paesaggistico della Toscana, che valuta positivamente i boschi di neoformazione dove la superficie forestale è frammentata, negativamente dove questi conferiscono eccessiva omogeneità al paesaggio, chiudendo progressivamente gli spazi aperti di pregio.

Conclusioni
Il lavoro tecnico-scientifico da fare è molto, sia in termini di ricognizione delle aree ove si trovano habitat di interesse comunitario anche al di fuori delle aree protette, sia nell’eventuale ripensamento e nell’espansione entro il 2030 della rete ecologica europea attualmente estesa sul 18% del territorio dell’Unione (19% circa dell’Italia e 14% della Toscana) fino al 30%. Regioni sotto la media comunitaria potrebbero arricchire la loro rete locale estendendo e approfondendo i propri repertori naturalistici. Un valore basso della superficie inclusa nella rete può dipendere infatti dall’oggettiva e inemendabile carenza di habitat (es. troppo ampie distese di campi aperti meccanizzati, con reticolo idraulico artificiale) o dalla sottovalutazione del pregio naturalistico di paesaggi agrari diversi. La nuova normativa europea, essendo finalizzata all’incremento della biodiversità anche in aree a modesta naturalità, spinge verso l’inclusione di habitat degradati e di mosaici paesaggistici considerati nel loro insieme; un esempio virtuoso è costituito dalla Slovenia, col 37% del suo territorio già incluso nella rete ecologica europea Natura 2000, comprensivo di estesi terreni agricoli a monocolture legnose (es. vite nel Kras SI5000023) e a campi aperti (es. Goričko SI3000221).

Paolo Degli Antoni: Laurea in Scienze Forestali, conseguita presso la facoltà di Agraria dell’Università di Firenze. Abilitazione all’esercizio della professione di Agronomo-Forestale. Già funzionario C.F.S. e collaboratore della Regione Toscana, è socio corrispondente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, scrive contributi scientifici di ecologia del paesaggio, biodiversità, storia, arte e antropologia del bosco. Suo oggetto privilegiato di ricerca è la rinaturalizzazione.

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