di Andrea Brunetta

benessere animale

Premessa                                                           

Nell’ultimo mezzo secolo di storia contemporanea l’intero settore primario, in particolare l’agricoltura e la zootecnia, ha subito un intenso processo di modernizzazione con l’obiettivo di assicurarsi delle produzioni sempre maggiori dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Questo non è accaduto solo per aumentare la redditività delle imprese agrozootecniche ma anche e soprattutto per tutelare e andare incontro alle esigenze di un consumatore che si è rivelato essere sempre più attento alla propria alimentazione e interessato non solo al cibo in sé ma anche all’intera filiera produttiva, dalla coltivazione e allevamento fino alla trasformazione industriale e alla grande distribuzione. Nel corso degli anni il problema del benessere animale è stato messo sempre più in evidenza in quanto ritenuto, ormai da tutti, fattore fondamentale per garantire all’animale uno stato di salute psico-fisico ottimale e al consumatore un prodotto salubre e di qualità.

Breve storia e definizioni

L’attenzione pubblica a questa importante tematica risale, come riportato in molti testi e articoli della letteratura scientifica, al 1964 quando Ruth Harrison, importante autrice e attivista per i diritti e il benessere animale, pubblicò in Gran Bretagna un libro (Animal Machines) che portò alla luce gli aspetti negativi dell’allevamento intensivo. Con Brambell, nel 1965, fu riconosciuta l’importanza che svolge la struttura d’allevamento nel garantire le necessità fisiche di base e il benessere degli animali ospitati. Da questo momento in poi diversi enti e comitati governativi si interessarono alla relazione tra allevamento, comportamento animale e benessere ritenendo che per garantire l’adeguatezza di un allevamento non si dovessero valutare solamente gli aspetti produttivi ma anche il comportamento dell’animale e il suo benessere in rapporto all’ambiente in cui vive. Hughes nel 1976 definì il benessere animale con questa breve definizione: “Stato di completa salute mentale e fisica nel quale l’animale è in armonia con il proprio ambiente di vita”.

Tre anni dopo, nel 1979, il Farm Animal Welfare Council (FAWC), che si occupa anche attualmente di benessere animale sia in allevamento che durante il trasporto e la macellazione, ha promulgato le “Cinque libertà” che devono garantire all’animale i seguenti diritti:

  1. libertà dalla fame e dalla sete, grazie al facile accesso ad acqua potabile, fresca e pulita e ad una dieta corretta che assicuri salute fisica e psicologica;
  2. libertà dal disagio e dal malessere, grazie ad un ambiente appropriato al suo stile di vita, alle sue necessità e dimensioni che comprenda un riparo adeguato e una confortevole area in cui potersi riposare:
  3. libertà dal dolore, dalle lesioni e dalle malattie, grazie ad una costante, rapida ed efficace attività di prevenzione, diagnosi e trattamento;
  4. libertà di poter esprimere un comportamento normale, grazie ad uno spazio individuale sufficiente alle proprie attività vitali, strutture e impianti adeguati e la compagnia di animali della stessa razza;
  5. libertà da paura e stress, grazie a delle condizioni di vita e ad una gestione del personale di stalla che ne impediscano la sofferenza non solo fisica ma soprattutto psicologica.

benessere animale definizione allevamento
Le “cinque libertà”, nella definizione del FAWC (1992).

Una decina di anni più tardi, nel 1988, Hurnik e Lehman hanno definito in un altro modo il concetto di benessere animale indicandolo come: “uno stato o una condizione di armonia fisica e psicologica tra l’organismo e il suo ambiente caratterizzata dall’assenza di privazioni, stimoli avversi, sovra stimolazioni o qualsiasi altra condizione imposta che influenzi negativamente la salute e la produttività di un organismo”. Nel 1993, invece, Broom e Johnson la definirono come: “lo stato di un individuo per quanto concerne i suoi tentativi di adattarsi all’ambiente”, diventa in questo modo un aspetto soggettivo dell’animale che comprende l’individuo in sé come entità capace di provare sensazioni quali la paura e lo stress e che entra in relazione con l’ambiente di allevamento e la gestione da parte dell’allevatore. Questo dimostra, quindi, che per garantire il benessere animale entrano in gioco diversi fattori di livello più o meno ottimale.

Solo alcuni anni fa, altri studiosi (Fraser et al., 1997, von Keyserlingk, et al., 2009; Fraser, 2008) hanno riportato in letteratura quello che era, per loro, il concetto di “benessere animale”. Dalla loro definizione, vengono messi in evidenza tre aspetti principali:

  • l’aspetto funzionale (biological functioning) secondo il quale ci deve essere una correlazione tra livello di benessere e stato funzionale dell’organismo animale. Ad elevati livelli di benessere, quindi, deve corrispondere un organismo che abbia un funzionamento ottimale. Si valuta, di conseguenza, lo stato di salute generale dell’animale, il tasso di accrescimento e lo stato e la capacità riproduttiva;
  • l’aspetto delle sensazioni provate e quindi percepite dall’animale (affective state) che racchiudono tutti gli stati psicologici, affettivi ed emozionali che l’animale è in grado di provare. Si valuta, di conseguenza, lo stato di paura, stress, fame e di dolore;
  • l’aspetto del comportamento naturale (natural living), ovvero la capacità e la possibilità da parte dell’animale di poter esprimere al meglio il proprio comportamento naturale e quindi innato, tipico della specie e alla razza a cui appartiene.

Si può facilmente evidenziare come questi tre aspetti che definisco lo stato di “benessere animale”, in ambienti di allevamento, possano essere correlati o contrapposti tra loro. Ad esempio, in un allevamento in cui si ha un’elevata densità di capi e quindi problematiche di tipo sociale e gerarchico, una bovina da latte può trovare difficoltà nel trovare una cuccetta in cui stare distesa (natural living), trovandosi quindi in una situazione non confortevole e potrebbe manifestare alcuni sintomi dello stress (affective state) che posso determinare, a breve-lungo termine, un calo della produzione (biological functioning).

Tutto questo ci fa pensare, ad esempio, come in una struttura moderna, pulita e adeguata ci possano essere comunque degli elementi di scarsa qualità (es. rapporto uomo-animale, stato sanitario) che non garantiscano uno standard di benessere ideale.

Aspetti legislativi e normative generali

Prima di tutto dobbiamo dire di poter essere orgogliosi del fatto che l’Unione Europea garantisca uno tra i più elevati standard di benessere animale al mondo. Tutto ciò è stato possibile grazie alla strategia dell’UE per la protezione e il benessere degli animali 2012-2015. Una delle più importanti direttive del Consiglio, la 98/58/CE recepita con D.L. vo 146/2001, definisce diverse norme e regole minime per la protezione animale negli allevamenti mentre altre normative UE di grande interesse definiscono gli standard di benessere durante le fasi del trasporto, dello stordimento e della macellazione. Nel nostro paese la protezione e la garanzia del benessere degli animali è regolamentata dal decreto legislativo n. 146/2001 che è un’attuazione della 98/58/CE relative all’allevamento dei vitelli, galline ovaiole e suini. Per merito di questo e di altri regolamenti (CE) quale il n. 882/2004, gli Stati membri devono eseguire programmi di ispezione negli allevamenti e stilare relazioni annuali che indichino i risultati dei controlli condotti nei diversi settori della sicurezza alimentare, tra i quali gioca un ruolo importante il benessere animale.

Nel 2003 nel nostro Paese è stata introdotta la riforma della PAC (Politica Agricola Comune) che attraverso un nuovo sistema di pagamento unico impone all’imprenditore agricolo di uniformarsi a tutte le regole e norme che le aziende agrozootecniche devono osservare per accedere a questo nuovo regime di compenso economico.
La più moderna ed attuale misura che ha lo scopo di rettificare e modificare certi aspetti dell’allevamento bovino relativa alle esigenze in merito ad igiene e benessere animale è la 215 del PSR che ha l’obiettivo di:

– punto a) migliorare le condizioni di stabulazione in termini di dimensioni individuali, tipologia e pulizia della lettiera e caratteristiche della luce naturale;

– punto b) prevenire le patologie caratterizzate dalla gestione dell’allevamento in ogni sua parte e delle condizioni in cui gli animali vengono mantenuti in stalla.

Oltre alle appena citate normative relative al benessere animale in sé, ci sono degli obblighi da rispettare per quanto riguarda fabbricati, impianti e attrezzature utilizzate prevalentemente nell’allevamento dei bovini da latte:

– i materiali con i quali gli animali possono entrare facilmente in contatto, come quelli utili alla costruzione dei diversi locali della stalla, dei recinti e delle attrezzature, non devono in alcun modo essere nocivi per gli animali stessi;

– tutte le strutture d’allevamento devono essere costruiti con materiali facilmente pulibili e disinfettabili;

– i locali, le attrezzature utilizzate dal personale addetto alla stalla e quelle utilizzate come dispositivi di attacco degli animali non devono presentare spigoli o sporgenze taglienti o pericolose che possano provocare lesioni agli animali;

– l’illuminazione deve essere costantemente accesa per buona parte della giornata e deve essere fissa o mobile per vedere chiaramente gli animali e consentirne l’ispezione completa in qualsiasi momento sia necessario;

– la concentrazione di gas tossici e polveri, l’umidità relativa e la temperatura ambientale deve essere mantenuta entro limiti non dannosi per gli animali anche grazie all’utilizzo di moderne tecniche di ventilazione, raffrescamento e riscaldamento;

– lo spazio individuale di ciascun animale deve essere adeguato alle sue esigenze fisiologiche, etologiche e produttive;

– in nessun impianto o struttura devono essere riscontrati problemi o difetti di funzionamento e per questo nella struttura d’allevamento dovrebbero essere presenti impianti di emergenza e sistemi di allarme efficienti e funzionali.

Concluderei dicendo che al di là delle diverse normative e aspetti legislativi richiesti sia dall’UE che dal singolo Paese, è fondamentale che il personale addetto alla stalla tratti l’animale con calma e tranquillità evitando il più possibile comportamenti aggressivi e violenti che oltre a causare lesioni e/o problematiche fisiche e sanitarie all’animale possono determinare condizioni di stress cronico difficilmente trattabili e controproducenti sia per l’animale stesso che per l’allevatore.

Bibliografia

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  • Barbieri S., Lolli S., Cantafora A. F. A., Ferrante V., (Dicembre 2009). Sistemi di certificazione del benessere animale, BioagriColtura.
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Estratto dalla tesi di Laurea Triennale “L’IMPORTANZA DELLE STRUTTURE PER IL BENESSERE DELLA BOVINA DA LATTE: IL SISTEMA DI VALUTAZIONE SDIB” di Andrea Brunetta, Relatore Prof. Francesco Da Borso. Luglio 2016

Andrea Brunetta (di Oderzo, Treviso), diplomato al Liceo Scientifico ISISS Antonio Scarpa di Motta di Livenza (TV), ha conseguito la Laurea Triennale in Allevamento e Salute Animale e la Laurea Magistrale in Allevamento e Benessere Animale (ex Nutrizione e Risorse Animali) presso l’Università degli Studi di Udine. Attualmente, neolaureato, concilia studio e lavoro al fine di conseguire l’abilitazione alla libera professione da Dottore Agronomo. E-mail: brune21@hotmail.it

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