di Federico Vinattieri


Mastino Spagnolo “Ch. Koko del Dharmapuri” – proprietà: All.to del Dharmapuri

Qualche tempo fa, mia nipote di soli 6 anni, mi fece una domanda singolare, che ha dato l’input per redigere questo articolo.

Zio, come si fa a creare un Cane Campione?” … una domanda di una semplicità estrema, tipica di un bambino, ma alla quale è difficilissimo rispondere in maniera puerile. Lì per lì risposi che ci vuole molto tempo, tanta pazienza e tanta esperienza… ma in questo articolo voglio concedere una risposta più esaustiva, condividendo con voi quel che ho appreso nel corso degli anni.

Non esiste una “ricetta” precisa che possa fornire le direttive ad un allevatore fino a far nascere un soggetto che possa ambire a diventare un esemplare da esposizione. Possiamo però vedere quel che, passo passo, un allevatore può svolgere per andare a costruire un programma ben definito a quello scopo.
Tutto inizia con una scelta. Vedremo che la “scelta” è la parola chiave che influisce sempre e comunque sull’operato di un allevatore. Selezionare d’altronde significa “scegliere”, una vera e propria forma di controllo, un “calcolo” che determina tutto un futuro. Ogni scelta dà una conseguenza…. “causa / effetto”.
Allevare è una miscellanea di opzioni e cernite. Sta all’allevatore intraprendere una strada invece di un’altra; una scelta che comporti effetti positivi, invece di una che porti a pessime ed inevitabili problematiche.
Da dove partire… Difficile tramutare la pratica in teoria, ossia mettere per iscritto ciò che si è appreso all’atto pratico, ma proviamoci…

lagotto romagnolo
Lagotto Romagnolo – “Ch. Altea del Carpino Nero” – proprietà: Andrea Langianni

La scelta dei due riproduttori che devono (o dovrebbero) dar vita all’ipotetico futuro campione, è ovviamente la fase più importante.
Con che criterio scegliere?
La scelta principale si basa sempre sulla fattrice, della quale l’allevatore dovrebbe sapere: difetti, derivazione, ascendenti, eventuali problematiche occulte, valore genetipico, grado di consanguineità e principali pregi estetici. La femmina prescelta per un accoppiamento è data dalla capacità autocritica di un allevatore, che nel proprio centro di selezione e nel proprio “palco di riproduttrici”, sceglie proprio QUELLA femmina in QUEL momento. La scelta non deve MAI essere casuale o portata dalla necessità economica, tanto meno dalla fretta di raggiungere un obiettivo. “Bruciare i tempi” è il metodo più rapido per fallire! La fretta è il peggior nemico di un allevatore, l’ho scritto e ripetuto più volte nei miei scritti in passato.

La scelta della femmina quindi deve essere ponderata da un insieme di fattori, inderogabili, ma sotto sotto anche intuitivi. L’istinto ad una sorta di preveggenza è talvolta portato dall’esperienza, ma la genetica è per lo più misteriosa e non dominata sempre dalla logica e dall’ovvietà.
La femmina, se nata e cresciuta nel proprio allevamento, è in possesso di connotati noti al suo creatore, sia per fenotipo che per genotipo. Una propria fattrice, se derivante da un lavoro di selezione datato, non può essere un’incognita, ma deve essere una certezza… altrimenti significa che non si è lavorato bene.
Un allevatore che va avanti su prove e tentativi, con la sola speranza che da quella determinata femmina possa nascere almeno un cane da show, è la conferma della sua totale incompetenza.
Da una propria fattrice non possono nascere soggetti totalmente estranei ai connotati della propria linea di sangue, a meno che non si utilizzi un maschio totalmente esterno, come poi vedremo.
Una cosa è certa, lavorare in “consanguineità controllata” ha tantissimi vantaggi, uno tra tutti, uniformare i propri prodotti e fissare quei caratteri ricercati. La pratica della consanguineità, se pur moderata, è di fatto inevitabile in un allevamento, se si vuole arrivare ad un certo grado di omogeneità, poiché è l’unica “arma” che l’allevatore possiede per fissare con relativa rapidità i caratteri di tipo tanto ricercati, ciò vale che si parli di cani, uccelli, ovini o qualunque altro animale che possa essere esposto in mostre di bellezza. Non è mia questa frase, ma la cito volentieri perché la condivido a pieno: “Un bravo allevatore dovrebbe acquistare solo una fattrice: la prima!”.

Tutt’altro argomento invece se la femmina in questione non deriva dal proprio allevamento o comunque da linee di sangue similari, ma proviene da altri ceppi. Qui bisogna prestare estrema attenzione perché il rischio è esponenziale. La pratica dell’Out-crossing, ossia l’inserimento nella propria selezione di soggetti estranei alla propria linea di sangue, può sì portare alcuni vantaggi, ma può anche portare svariati difetti che poi risultano difficilmente debellabili e talvolta anche difficilmente individuabili, poiché possono essere caratteri recessivi che si celano per diverse generazioni, ma che poi saltano fuori improvvisamente.
Ricorrere all’out-crossing in modo sistematico è di fatto una follia.
Ogni qual volta si inserisce nella propria selezione, un soggetto che non deriva dalla propria linea, è come se in qualche modo la selezione ripartisse da zero su quella determinata cucciolata; il trucco è di tornare subito ad impiegare i propri soggetti nei futuri accoppiamenti, con i prodotti derivanti in prima generazione da quell’accoppiamento incognita, in modo da non deviare troppo dalla propria linea, ma allo stesso tempo immettendo un nuovo potenziale genetico.

Il consiglio è di impiegare sempre soggetti la cui derivazione sia certa e documentata… più certa che documentata, in quanto la lettura del pedigree lascia il tempo che trova. Chi ci dice che quanto scritto su di un pedigree corrisponda a realtà? Dobbiamo inevitabilmente affidarci alla buona fede dell’allevatore, ma non fidarsi è meglio. Vedere per credere. Pertanto, il consiglio, se si utilizza una femmina acquistata o un maschio esterno, è quello di valutare il soggetto per com’è, allo stato attuale, e non farsi abbagliare da un pedigree entusiasmante o dal genotipo documentato… nessuno vi può dare la certezza assoluta che tutto ciò che vedete scritto sia reale, a meno che non abbiate visto nascere quel soggetto.

Una volta scelta la femmina da “coprire”, il passo successivo è vagliare attentamente lo stallone. Per il maschio valgono più o meno i medesimi concetti esternati per la fattrice, con l’attenuante che prima o poi vi è l’obbligo di andare a ricercare uno stallone esterno, per non gravare eccessivamente sulla consanguineità e per avere un “rinfrescamento di sangue” necessario ogni tot anni.
Arrivati ad un certo livello di omogeneità e di qualità è sempre rischioso adoperare uno stallone di cui, di fatto, siamo allo scuro di cosa può darci, in termini di caratteri genetici; ma come ho accennato è inevitabile tale rischio… il riutilizzo sempre degli stessi maschi nel corso degli anni non porta a nessun risultato, se non al mantenimento di uno “status quo” che però un allevatore non si può permettere a lungo, in quanto se pur vicini alla perfezione che siano i propri soggetti, un allevamento ha il dovere di tentare sempre di migliorarsi e di “evolvere” la propria linea, pertanto l’utilizzo di un maschio esterno è da considerarsi in definitiva un “rischio calcolato”. Ciò non toglie che proprio quel rischio si riveli poi un beneficio assoluto.

Vi è un maschio adatto ad ogni femmina? Altra domanda realmente complessa. In teoria sì, ma all’atto pratico non è possibile stabilire il perfetto connubio, ma con l’esperienza si arriva a procedere con sempre maggior accuratezza e va a finire che dopo tanti anni gli sbagli sono minimi, anche se allevando non si smette mai di imparare. Più che altro con gli anni noi allevatori diventiamo più esigenti, più pragmatici e ci ostiniamo a non accontentarci più del “fare per forza”, ma ci concentriamo più sul “lo faccio se ottengo qualcosa, altrimenti evito”. Questo viene confermato dal fatto che chi alleva solo per lucro, producendo cuccioli in gran numero, non può salvaguardare la qualità e l’eterogeneità dei prodotti è palese.
Non si può neanche accoppiare “per compensazione”… cosa significa? “Ho una femmina bassa, l’accoppio con un maschio alto, così produrrò soggetti in perfetta taglia”. Questa tecnica è ovviamente un’utopia… magari fosse così, ci faciliterebbe fortemente il lavoro! Ma la realtà è ben diversa. I difetti, in gran parte non sono compensabili, ma vanno debellati proprio con la selezione, scegliendo e trattenendo in allevamento i soggetti che corrispondono ai requisiti richiesti dallo standard e soprattutto che non possiedono quelle tare sia visibili, facilmente individuabili, sia invisibili, ma che possiamo oggi fortunatamente individuare con apposite analisi di laboratorio. Non dobbiamo mai dimenticarci che quasi tutti i difetti hanno un comportamento genetico “recessivo”, e ciò rende assai difficile il nostro lavoro; se i difetti fossero tutti “dominanti” basterebbe eliminare dalla riproduzione i soggetti difettosi e tutto sarebbe risolto; fosse così facile, sarebbe un gioco da ragazzi!

Dunque, utilizzare sempre femmina e maschio qualitativamente eccellenti, o almeno soddisfacenti, è pertanto la chiave di tutto, meglio se questi, o almeno uno dei due (possibilmente la femmina), appartengono al proprio ceppo.
Una volta che l’accoppiamento è stato fatto non resta che sperare… “se son rose fioriranno“…

Al momento della nascita, è impossibile per chiunque stabilire da subito se la fatidica combinazione messa in atto ha dato i suoi frutti e se il tanto sognato futuro campione sia venuto al mondo. L’allevatore fa una prima stima della qualità dei cuccioli, che ad occhio inesperto sembra una sorta di rito propiziatorio fittizio, ma che per l’occhio allenato dell’allevatore è una reale osservazione critica di quel che ha di fronte.
Ho visto allevatori riuscire ad individuare l’eccellenza già nei primi 3-4 giorni di vita dei propri cuccioli, ma qui si entra in un capitolo per cui potremo scrivere per giorni, senza arrivare a nozioni concrete da poter mettere nero su bianco. L’abilità e la capacità sono doti che non tutti possediamo e queste sono in gran parte innate o tramandate.

Già a 30-40 giorni di età, si può procedere alla scelta più tosta. Quali di questi cuccioli risulta essere il più meritevole? Quale si merita un posto nel nostro allevamento?
Entra in gioco la vera bravura del selezionatore. L’assoluta conoscenza delle caratteristiche di razza e delle sue fasi evolutive in età diverse, la conoscenza della curva di accrescimento del cucciolo, i parametri che richiede lo standard, la presenza dei connotati di tipicità, la proiezione di ciò che hai appreso è lì, dinanzi a te, e ti sta mettendo alla prova. Il tutto si racchiude in un’unica domanda: “quale tra quei soggetti, che tu hai voluto creare, rispecchia di più il tuo concetto di tipo?”.

Comprendo bene che all’inizio si deve per forza andar per tentativi, ma via via l’occhio si abitua a cogliere aspetti che prima potevano quasi passare inosservati, ma che poi hai compreso essere di forte impatto per la crescita e per arrivare a quell’espressione tanto ricercata nell’adulto. Si arriva al punto che quando un allevatore osserva un cucciolo, riesce in qualche modo a proiettare quel soggetto avanti con l’età e prevedere quindi come sarà tra 1-2 anni… esattamente come un architetto vede la villa già finita, quando osserva un rudere da ristrutturare.

Oltre a cercare di prevederne la bellezza, si deve anche fare mente locale sull’utilità e quindi il ruolo che potrebbe avere quel cucciolo nel proprio programma di allevamento, visto che occuperà un posto, dovrà meritarselo.
Non mi fraintendete, non esiste nessun allevatore che possa stabilire che un determinato cucciolo sicuramente diventerà campione osservandolo a soli 40 giorni di età, questo no, ma sicuramente ha la capacità di ottenere nella propria mente, una figura più o meno definita, di come apparirà quel cucciolo tra un certo periodo di tempo… e questo è un grande vantaggio.
Non mi addentro nei valori che ogni razza deve avere, ad elencarli tutti finirei per scrivere una biblioteca e non un semplice articolo. Ogni razza ha i propri “punti fissi”, che sono presenti sin da cucciolo, peculiarità morfologiche che un cucciolo deve possedere, ogni razza ha le proprie.

In ogni cucciolata che si rispetti, c’è sempre il cucciolo che si distingue da tutti gli altri, per doti fisiche che i fratelli non possiedono. Anche se la cucciolata risulta molto omogenea, vi è sempre un cucciolo più bello.
Scelto il cucciolo da non cedere, quel cucciolo sarà intoccabile e non deve quindi essere proposto a nessuno. Un ripensamento non deve avvenire, per questo ribadisco di svolgere una scelta attenta e riflessiva.
Il più è fatto, ora ci si deve concentrare sulla sua crescita, sulla socializzazione e successiva preparazione. Tanti sono gli “esami” che quel cucciolo deve superare durante il suo sviluppo.
Chi alleva lo sa, non si deve badare a spese. Ogni necessità del cucciolo è da fronteggiare tempestivamente, anche perché ogni mancanza può comprometterne la futura carriera, come ad esempio una comune verminosi non curata per tempo può sfavorirne l’assimilazione e quindi la crescita, l’utilizzo di un mangime di scarsa qualità può comprometterne il regolare sviluppo fisico, l’omissione di alcuni integratori può influire negativamente sulla solidità dei legamenti e cartilagini… e così via. Il cucciolo va sempre tenuto al massimo delle proprie possibilità, altrimenti mai si arriverà ad ottenere un cane da ring.
Il primo impatto con il mondo esterno è determinante, come anche il primo approccio all’ambito espositivo. Questa fase va affrontata con parsimonia, con dedizione e costanza. Il mondo delle Esposizioni è particolare, variegato, molto caotico, ed un cucciolo ha i suoi equilibri da non deturpare. Paradossalmente non c’è miglior modo di abituare un cane alle esposizioni se non quello di parteciparci. Pian piano la cognizione del ring entra nella mente del cucciolone, che si approccia ad esso sempre con maggior sicurezza, fin ad acquisire quella dimestichezza e quella tolleranza che lo rende un vero cane da show.

Se il soggetto ha le qualità per diventare un campione lo si vede quasi da subito. Tutti i grandi soggetti hanno subìto le proprie battute d’arresto o le proprie titubanze sul ring, ma alla fine il vero campione emerge sempre e per l’allevatore non vi è gratificazione più grande che vedere LUI, il frutto del proprio progetto, il risultato della propria volontà, il provento delle proprie scelte, cominciare a vincere e divenire il CAMPIONE, che fino ad allora avevi solo sognato.

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Cucciola di Saarloos Wolfhond – “Mirra Bruna di Fossombrone” – proprietà: Alex Solbiati

Federico Vinattieri è un appassionato allevatore cinofilo, ornitofilo e avicoltore (titolare Allevamento di Fossombrone – www.difossombrone.ithttp://lupi.difossombrone.ithttp://ornitologia.difossombrone.it). Curriculum vitae >>>

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