di Federico Vinattieri

lupo selvatico attacco
Lupo selvatico (fonte immagine: suiteweb.it)

Il famigerato conflitto tra uomo e lupo è tornato in auge negli ultimi anni, a causa delle varie denunce e campagne “anti-lupo” dei pastori e degli allevatori di ovini, i quali subiscono frequenti attacchi e svariate perdite di capi, che talvolta mettono a dura prova la convivenza pacifica, soprattutto nelle zone appenniniche, dove la densità di popolazione di lupi è in aumento.

Minaccia o Risorsa? Eliminarlo o Proteggerlo? Bhe, per me è piuttosto facile rispondere, ma mi son reso conto che le risposte a queste domande, che a mio avviso tutti dovrebbero dare senza un briciolo di esitazione, non sono così ovvie per tantissime persone.
Mi chiedo il motivo… forse non sono informate a dovere sull’argomento o forse sono succubi di una malainformazione fornita ad hoc; mi riferisco ovviamente alle famose “fake news”, che ai giorni d’oggi vanno tanto di moda e creano scandalo e audience, annunci che vengono detti con una tale sicumera e con un tale senso di ovvietà, da rendere la falsa notizia, veritiera per chi l’ascolta o la legge. Questo fenomeno ha colpito anche il Lupo.
Dunque in soli trent’anni il Canis lupus italicus è passato da “risorsa” a “danno”. Come è possibile?
Pian piano, è passato da semplice nocivo, antagonista degli allevatori di ovini, a protagonista indiscusso delle battaglie animaliste, e all’inizio del 2017, per non farsi mancare nulla, il Lupo è arrivato in Parlamento, diventando “diatriba politica”, che tanto ha fatto discutere e tanto ha sdoganato chi del “problema Lupo” vuole sbarazzarsene per sempre.
Insomma una vera “infinity war”, che tutt’oggi è da considerarsi tutt’altro che terminata. Naturalmente sappiamo tutti, in tacita consapevolezza, che a volte c’è chi purtroppo su queste vicende riesce a trarne vantaggi economici, essendo previsto un rimborso assicurativo per ogni capo perduto causa “attacco del lupo”, pertanto allevatori disonesti arrivano a denunciare fittizi attacchi o ad incolpare il Lupo di “sterminii” attribuibili a cani selvatici o ibridi.
Cose da italiani insomma… ci siamo avvezzi.
Non metto in dubbio che anche i Lupi possano spingersi ad intraprendere queste “battute di caccia” alle pecore o ad altri tipi di animali da pascolo, seguendo il proprio istinto di super-predatore.
Questo acceso rapporto tra lupi e pecore, non è certo un problema dei giorni d’oggi; in molti antichi testi si narra di vere e proprie “guerriglie” tra pastori e lupi, quindi si tratta di storia antica, possiamo dire che questa questione esista da quando l’allevamento è divenuto attività dell’uomo; persino in alcuni dipinti rupestri sono raffigurati i lupi in fase di aggressione sulle greggi al pascolo.

Vecchia storia quindi… Ma considerando il fatto che in antichità la densità di popolazione dei lupi era incredibilmente maggiore rispetto a quella odierna, addirittura talvolta superiore a quella umana… come era possibile per gli allevatori di allora fronteggiare questa minaccia?
La risposta è semplice; si usava il più antico “metodo di difesa” che l’uomo conosca, il suo miglior ausiliare da sempre: il Cane.
Senza dubbio l’utilizzo del cane nel fronteggiare il lupo è da sempre la prima linea di difesa, e forse la più efficace. Tempo fa un mio amico allevatore mi disse: – “Se tutti i pastori avessero nel loro gregge 3-4 Cani da Pastore Maremmani-Abruzzesi, del lupo non vedrebbero neanche l’ombra“…. Come dargli torto. E’ una teoria che io ho sempre sostenuto. Esperti possono confermarvi che per proteggere un gregge di 500 capi, sono necessari due o tre cani adeguatamente addestrati.

Il problema dunque sta a monte; quando si prende la decisione di cimentarsi nella pastorizia o comunque nell’allevamento allo stato brado, si deve tener conto delle difficoltà del territorio, e si deve provvedere alla sicurezza di questa attività. Se decido di costruire un pollaio in una zona, e poi subisco l’attacco delle faine, non mi nascondo dietro al fatto che le faine sono dannose e per questo tutte le faine italiane debbano essere eliminate, piuttosto rendo quel pollaio adeguatamente rinforzato da non permettere alle faine di entrare in futuro. Questo è il giusto modo di pensare. Se il Lupo attacca e reca considerevoli danni, non è una colpa da far ricadere sul suo “istinto predatorio”, bensì sulle nostre scarse difese. Una recinzione adeguata, cani addestrati a sorveglianza del gregge, possono veramente fare la differenza.

Vi sono dozzine di razze canine usate nell’utilità, nella difesa, nella guardia, nella caccia, ma poche sono adatte alla protezione e la difesa delle greggi dal Lupo: due di queste sono il Cane da Pastore Maremmano-Abruzzese e il Cane da Montagna dei Pirenei. Due razze selezionate per tutelare gli animali al pascolo, vere e proprie sentinelle adibite alla sorveglianza delle greggi, per concedere al pastore la tranquillità di poter lasciare i propri animali in ampi recinti o prati dove potersi saziare a dovere, senza il timore di subire aggressioni improvvise e conseguenti perdite.

Non tutti possono permettersi di assumersi l’impegno di due-tre cani, mi sento dire in risposta. Sicuramente è vero. Ma dovrebbe essere correlato al fatto di possedere un gregge, poiché se si vuole evitare il pericolo, vi è l’esigenza di assumersi gli oneri necessari alla sicurezza.
Oltre al Cane da guardia, tanti i mezzi a nostra disposizione per evitare che le nostre pecore diventino preda dei lupi, metodi che non prevedono nessun abbattimento, metodi che non vanno a influire in alcun modo sull’equilibrio fauna-ambiente, al contrario delle “esecuzioni controllate”.
Ma si sà, per la politica non esiste migliore strada che la più breve e la meno dispendiosa. Eliminare un “fenomeno dannoso” è molto meno costoso e molto più sbrigativo che fronteggiarlo. [Siamo in Italia, le cose vanno così…]

Se vi mettete a leggere le tante ricerche, pubblicate negli ultimi quattro decenni, sulle varie specie animali autoctone del nostro Paese, vi accorgerete subito che la specie più studiata è proprio il Lupo. Su questo animale sono stati pubblicati tantissimi testi, innumerevoli articoli e altrettanti trattati e saggi, da “pionieri” come Boitani e Boscagli, fino ad autori meno conosciuti, che hanno comunque svolto osservazioni costanti su tutto il territorio italiano. Prendiamo atto che il Lupo è, in qualche modo, da sempre parte integrante della nostra cultura, poiché lo vediamo presente, nelle fiabe, nei racconti, e lo troviamo costantemente nei testi scientifici ed etologici. Il Lupo viene pertanto in qualche modo idealizzato nella mente dell’italiano medio, e da subito non possiamo fare altro che schierarci, dalla sua parte o dalla parte di chi lo considera una calamità, e questo dipende da come viene impostato il tuo apprendimento e dalla sensibilità che possiede l’individuo, dote che è innata e che non può essere insegnata, ma solo incentivata.
Vi sono sempre stati enormi pregiudizi su questo animale. Fin da piccoli subiamo un costante lavaggio del cervello, che ci fa vedere la figura del Lupo, come un qualcosa di malvagio; dalle favole che ci leggevano da bambini, dove il lupo ha sempre la parte del “cattivo”, fino al proverbale detto: “stai attento, lì dietro c’è il lupo mannaro!”, che ci urlavano i nostri nonni quando andavamo in posti pericolosi. Ecco che pian piano si inculca nella mente di un ragazzino, questa figura, quasi mitologica, di questo essere malefico, da cui doversi tenere alla larga.
Sappiamo come funziona, più una cosa è celebre più è chiacchierata, ed ecco che nascono inevitabili miti e leggende divulgate “a raffica”, che pian piano, a forza di essere ribadite, nel folclore popolare, vengono prese per vere.

Ma lasciamo che siano i veri esperti a chiarirci le idee, persone che più di ogni altra in Italia si trovano in costante contatto con questa specie e che quotidianamente raccolgono dati basati su ricerca scientifica accurata, al di là di qualsiasi congettura. Mi riferisco al personale del W.A.C. (Wolf Apennine Center), il centro del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, uno dei gruppi di studio più attivi e più efficienti per la ricerca del Lupo in Italia. Durante le mie ricerche su questo argomento, mi sono imbattuto in un interessante articolo della Sig.ra Claudia Fachinetti (pubblicato sul portale “rivistanatura.com”), nel quale viene indicato che durante un pubblico confronto tra i membri del W.A.C. ed alcuni giornalisti di varie importanti testate nazionali, sono emerse queste nozioni, importantissime da sapere, che vanno a sfatare senza ombra di dubbio alcune credenze popolari date per certe; qui di seguito vado ad elencarle e commentarle:

Il lupo è pericoloso per l’uomo: FALSO.
Non esistono casi di attacco dal 1800 (avvenuti comunque in condizioni particolari) e in generale il lupo tende ad evitare l’uomo. Le segnalazioni di episodi di presunta aggressione sono in realtà imputabili a cani. Tuttavia, essendo il lupo un animale selvatico è molto importante evitare di renderlo confidente con l’uomo, per esempio alimentandolo artificialmente, in modo da azzerare il rischio.

Il lupo è stato reintrodotto in Italia: FALSO.
Classico caso di “eco-scandalismo”, che viene esasperato da chiunque pretende di sapere tutto sull’argomento. Mi dispiace deludervi, ma anche se da anni lo sentiamo dire, non sono MAI esistiti progetti di reintroduzione di questa specie nel nostro Paese, né tantomeno interventi di liberazione avviati da associazioni animaliste, enti o presunti allevamenti. La popolazione di lupi si è ristabilita spontaneamente a partire dagli anni 80-90 a causa dell’abbandono della montagna, alla sua rinaturalizzazione e alla diffusione delle sue prede naturali.

Ci sono seicento lupi nella sola Toscana: assolutamente FALSO.
Il lupo è un animale elusivo, difficile da catturare e identificare persino con le foto-trappole (e) e vive a densità molto basse. Pertanto è difficile da censire, ma le stime parlano di una consistenza di 1400 e 2000 animali in tutta Italia, di cui un centinaio sulle Alpi e il resto soprattutto sulla dorsale appenninica.

La popolazione di lupo dell’Appennino continuerà a crescere: FALSO.
Ogni territorio ha una capacità limitata per ogni specie animale in relazione alla risorsa trofica. Pertanto, considerando la situazione attuale la specie, come già ha messo in atto, inizierà a diffondersi in altre zone.

I branchi possono essere molto numerosi: FALSO.
Un branco è composto in genere da 4-5 individui con una coppia alfa, l’unica che si riproduce, e due o tre subordinati. Branchi da 20 individui esistono solo nei grandi parchi americani.

I lupi stanno riducendo la fauna selvatica: FALSO.
Il numero di questi predatori è proporzionale al numero di prede, inoltre dove assente l’interferenza dell’uomo, il lupo assume il ruolo di regolatore sulla popolazione di ungulati mantenendolo compatibile con l’ambiente naturale.

L’abbattimento di una percentuale di lupi limiterebbe l’eventuale predazione sul bestiame e manterrebbe sotto controllo i branchi: FALSO.
L’uccisione di esemplari senza conoscerne il ruolo sociale potrebbe causare la destrutturazione dei branchi con conseguenze imprevedibili. I giovani, per esempio, persa la guida degli adulti, potrebbero rivolgere il loro interesse verso prede più facili come il bestiame.

I lupi preferiscono predare gli animali domestici: FALSO.
Dall’esame delle feci rinvenute sul territorio è risultato che nella dieta del lupo il bestiame è meno del 5% e in molti casi si tratta di animali morti per altre cause. La predazione sul bestiame è comunque possibile per questo è necessario gestirlo adeguatamente e metterlo in sicurezza, per esempio, utilizzando cani da guardia.

Ora che abbiamo le idee un pochino più chiare, vediamo di capire quali sono le leggi che hanno interessato il Lupo.
Non è difficile ricordarle, non sono molte. Le principali e più importanti sono cinque:

  • Legge del 1971-1976 (Italia): Decreto ministeriale – “il lupo viene tolto dalla lista delle specie nocive. Vietato caccia e avvelenamento”;
  • Legge del 1973 (U.S.A.): C.I.T.E.S., la famosa “Convenzione di Washington, dove il Lupo è indicato in allegato II (specie potenzialmente minacciata);
  • Legge del 1979 (Europa): Convenzione di Berna – “Conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa” (recepita in Italia con legge n.503 del 05/08/1981);
  • Legge del 1992 (Europa): “Direttiva Habitat” (93/43) – “il lupo è una specie di interesse comunitario”;
  • Legge del 1992 (Italia): Legge 157/92 – “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” – “Per chi abbatte un lupo sono previsti fino a 3000 euro di multa e l’arresto fino a sei mesi”.

Attualmente, il lupo è incluso nella Lista Rossa delle specie minacciate dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e delle Risorse Naturali (IUCN) come specie “vulnerabile”.
Dovremmo esserne orgogliosi, siamo stati dei fautori anche in questo. Per primi noi italiani ci siamo esposti nella tutela del Lupo, addirittura prima della tanto blasonata Convenzione di Washington, che tutt’oggi è tenuta molto in considerazione dagli addetti ai lavori. Gli italiani di fatto sono stati quindi i primi sostenitori convinti della tutela del Lupo.
In Italia, la gestione del lupo avviene a livello ministeriale, in quanto la fauna selvatica è considerata “patrimonio indisponibile dello stato”, così come le foreste, le miniere e i beni archeologici rinvenuti nel sottosuolo. Fin qui niente da obiettare, ma quando la tutela di una specie è troppo legata alla politica, si sa, vi è il rischio che gli interessi economici vadano prima o poi ad interferire nella reale salvaguardia di tale specie.
Una circoscrizione dove vi sono stati avvistamenti di Lupi è considerata quasi una “zona ostile”. Ecco il vero paradosso. La presenza costante del Lupo in un determinato territorio, dovrebbe essere considerato un valore aggiunto per quel luogo, a riprova di una totale “purezza” delle zone boschive, come una sorta di certificazione di qualità dell’ambiente.

Conclusioni: come la penso io?
Per chiunque abbia un minimo di sensibilità e di buon senso, una legge che ha lo scopo di legalizzare l’abbattimento di esemplari di una specie per contenerne un problema di sovrappopolazione, non può che essere considerata un’enorme idiozia, soprattutto se non si tiene assolutamente in considerazione che si tratta di animali con una precisa struttura sociale.
Vi sono centinaia di etologi, zoologi, rappresentanti di Enti Nazionali, scienziati di vari settori, che affermano che vi sono altre possibili strade percorribili per una adeguata, e non invasiva, soluzione per questa problematica. I Lupi fanno parte della nostra cultura, fanno parte del nostro territorio, ne sono i “sovrani”, da sempre; noi siamo gli ospiti, noi siamo gli “immigrati” in questo caso.
L’Appennino italiano è l’habitat ideale del Lupo, da almeno centomila anni, o forse più… noi siamo arrivati un po’ dopo, e quindi siamo noi gli “invasori”, non certo loro. Discorsi da eco-terrorista? No, non credo, sono affermazioni di chi semplicemente rispetta l’ambiente, di chi segue la logica della natura, che abbiamo voluto deturpare e rimodellare a nostro piacimento, senza tener conto delle conseguenze deleterie possibili e ora difficilmente rimediabili.
Ora vogliamo rimettere le cose a posto con una proposta di legge, redatta da persone che non hanno alcuna idea di cosa significhi veramente “eco-sistema”, la cui “soluzione finale” (parole che fanno rimbalzare subito alla mente una pagina di storia vergognosa del genere umano), consiste nell’eliminazione di massa di esemplari presenti sul nostro territorio nazionale. I nostri amici cacciatori non aspettano altro, già si vedono la loro personale testa di lupo in bella vista sopra il caminetto.
Questa soluzione sarebbe il rimedio? Ancora una volta l’eliminazione vince sulle altre soluzioni possibili. [Siamo in Italia, le cose vanno così…]

E’ giusto a vostro parere colpevolizzare e condannare una specie poiché persevera il proprio connaturato istinto naturale? Che colpa ne ha il Lupo di essere nato Lupo? Cosa ne sà un Lupo che un pecora non si può mangiare e un capriolo sì? Cosa ne sà un Lupo delle nostre regole? Vi siete mai soffermati a porvi queste domande e cercare di comprendere quale follia sia intrappolata dentro la mente umana quando pianifica l'”eliminazione controllata” di una specie, che pur di farla sembrare meno macabra vi è stata astutamente aggiunto un aggettivo, ma sempre di eliminazione si tratta.
Smettiamola di generalizzare, c’è la possibilità di trovare una soluzione se solo ci fosse la volontà di cercarla; dobbiamo far di tutto per proteggere questa straordinaria creatura, con la quale abbiamo condiviso la nostra storia, con la quale abbiamo condiviso una vera “co-evoluzione”. Usciamo una volta per tutte dalla favola di Cappuccetto Rosso e torniamo con i piedi per terra. Basta sparare sentenze, ora è tempo di un radicale cambio di mentalità. Torniamo ad onorare l’antico patto.

Concludo, lasciandovi con un celebre paragrafo scritto dall’etologo canadese Farley Mowat:

  • Abbiamo condannato il Lupo non per quello che è, ma per quello che abbiamo deliberatamente ed erroneamente percepito che fosse, l’immagine mitizzata di uno spietato assassino selvaggio, che, in realtà, non è altro che l’immagine riflessa di noi stessi.

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Alcuni Lupi dell’Appennino (fonte immagine: wolfwatch.uk)

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Federico Vinattieri è un appassionato allevatore cinofilo, ornitofilo e avicoltore (titolare Allevamento di Fossombrone – www.difossombrone.ithttp://lupi.difossombrone.ithttp://ornitologia.difossombrone.it). Curriculum vitae >>>

 

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