di Federico Vinattieri e Sara Rosa Dioguardi

 

sopravvivenza istinto animali
Un soggetto in libertà – foto di © Alessia Poncina

Quando si tratta l’argomento dei cani smarriti, sappiamo che certe trame possono riaprire delle ferite nei cuori di molte persone, che purtroppo in alcuni casi hanno vissuto vicende senza lieto fine… perciò ci andremo cauti, essendo passati anche noi in tali situazioni, sappiamo bene cosa si possa provare. In questo breve articolo tratteremo l’aspetto psicologico-comportamentale dei cani durante la loro evasione o allontanamento casuale, dalla propria abitazione.


Un cucciolo che osserva l’ambiente che lo circonda – foto di © Leontien de Vries

A quasi tutti i proprietari, prima o poi, può capitare di smarrire temporaneamente il proprio cane. Esperienza spiacevole, sensazione assolutamente angosciante, che turba e preoccupa all’ennesima potenza. La ricerca non è mai facile.

Ancora più disarmante è scorgere a distanza il proprio fedele compagno e vederlo scappare a gambe levate, al sol vederti da lontano… Ma com’è possibile?

Una volta avvistato e attirata la sua attenzione, ti aspetteresti di vedertelo arrivare incontro senza nessuna esitazione, ma invece è assai frequente che il soggetto abbia nei tuoi confroti, una vera e propria fobia, tanto da allontanarsi ancor di più, nonostante il tuo richiamo, che dovrebbe a nostro avviso, essere per lui solo un grande sollievo.

Come mai questo comportamento insolito?

Perché la stragrande maggioranza dei cani non va incontro al padrone quando viene avvistato dopo che è stato smarrito?

In realtà, non vi è nessuna colpa da parte del proprietario, non vi è nessuna problematica intrinseca in questo comportamento insolito, anzi… possiamo dire che non vi è proprio nulla di insolito, ma si tratta di una forma innata, un istinto che funge da “salva-vita”; il soggetto, in sostanza, entra in “modalità sopravvivenza“.

Sono chiamati talvolta “cani ferali“, termine non molto conosciuto tra i cinofili, totalmente sconosciuto ai profani.

In cosa consiste la modalità sopravvivenza?

Il cane una volta disperso, una volta smarrita la strada che riconduce a casa, si ritrova in uno stato di trance, uno stato psicofisiologico caratterizzato da fenomeni quali insensibilità agli stimoli provocati da persone o cose conosciute, perdita o attenuazione della coscienza, dissociazione psichica, che converte quindi di colpo la sua mente ed il suo comportamento.

Una sorta di momentanea condizione di inselvaticamento, come se il cane tornasse improvvisamente ad essere lupo.

Tutto ciò che ha appreso nel suo passato è lì, al sicuro nel suo cervello, racchiuso nella sede remota dei suoi processi intellettivi, ricordi protetti, ai quali però per il momento non si ha più accesso.

La momeria d’altronde non è altro che la funzione psichica di riprodurre nella mente l’esperienza passata, immagini, sensazioni, nozioni, di riconoscerla come tale e di localizzarla nello spazio e nel tempo. Questa funzione in un cane ferale va in stand by.

Smarrimento = memoria blindata.

Questa è l’equazione esatta da tenere a mente.

E’ una reazione innata, forse atavica, celata nel suo genoma, ed ereditata dal suo antenato Lupo. Un atteggiamento che respinge ogni genere di ricordo, di sentimentalismo, di riferimento alle abitudini che fino a poche ore prima stava vivendo.

Ogni sua azione, quindi, non ha apparentemente alcuna riconducibilità al tipo di cane che era precedentemente, ed il suo comportamento va in contrapposizione alla logica che si vorrebbe ricercare in un cane domestico, e allo stesso tempo va di pari passo con i suoi istinti primordiali.

Per la sua mente non esiste più un padrone, non esiste più una famiglia, non esiste più una casa… tutto va a convergere in una sola parola: sopravvivere.

Ogni essere umano, di conseguenza, è visto come un potenziale predatore e proprio per questo viene tenuto a distanza, chiunque esso sia, anche se si tratta di colui che lo ha cresciuto e viziato per svariati anni.

Quando la mente del cane regredisce in modalità sopravvivenza, diviene solitario, si chiude in sè stesso, ed è automatica l’identificazione dell’uomo come essere che può danneggiarlo o catturarlo, pertanto i proprietari che urlano il nome del cane, che gli corrono incontro, che scuotono contenitori rumorosi, che si spostano con automobili, che schiacciano dei giocattoli che emettono suoni, fungono solo da deterrente e provocano nella stragrande maggioranza dei casi, reazioni di fuga.

Per sopravvivere la natura ha creato questo stato psicologico che frantuma di colpo ogni legame e che fa concentrare l’animale sulle principali procedure per restare vivo e per resistere a condizioni di privazione o carenza di cibo e acqua, a condizioni climatiche avverse, e a mille altre difficoltà, alle quali ovviamente il cane di casa non è certo abituato.

Analizzando questo comportamento, è un po’ come se la natura avesse escogitato un sistema per preservare il più possibile tutto ciò che è stato, conservandolo chiuso in un cassetto remto del cervello, per far spazio a tutti gli istinti atavici che possono servire per sopravvivere in questi casi estremi. Assolutamente eccezionale!

Una volta che il cane è stato disperso, il proprietario alla sua ricerca, deve essere da subito consapevole che non sta cercando il suo cane, ma sta cercando un cane perduto.

Questo è il giusto modo di porsi.

Bisogna far conto che il proprio cane abbia come subito una amnesia spontanea, per la quale gli sarà impossibile riconoscere il richiamo a lui più familiare.

I ricordi, ossia le impronte di singole vicende, esperienze o di un complesso di vicende ed esperienze del passato, conservate nella coscienza e rievocate alla mente dalla memoria con più o meno intensa partecipazione affettiva… proprio quei ricordi che diamo per scontato che non possano essere dimenticati, nel caso di molti cani smarriti, sono messi da parte e sostituiti con una sorta di nuova mente che pensa solo a procurarsi il cibo, a procurarsi l’acqua, a cercare di trovare un riparo, a resistere alla fatica, a seguire determinati odori, sapori, suoni.

Il tutto poi ritornerà alla normalità, non appena avviene il contatto tra proprietario e cane ritrovato.

Tale contatto va a riattivare immediatamente tutti i suoi ricordi, fa riemergere quelle sensazioni che provocano l’immediata identificazione del padrone, come se nel suo set-up mentale il soggetto in questione chiudesse il “programma sopravvivenza” e riaprisse contemporaneamente il “programma famiglia“.

Ed ecco quindi, che appena il proprietario riabbraccia il suo cane, che magari era disperso da 5-6 giorni, la memoria si sblocca…. quella remota saracinesca si apre ed i ricordi riaffiorano tutti. La reazione provocata da tale scarica adrenalinica è di pura euforia.

E’ normale che, chiunque non sia a conoscenza di tali comportamenti, rimanga stupefatto di come il soggetto smarrito non voglia tornare dal proprietario, una volta avvistato e richiamato.

Incredulità. La cosa può apparire anche molto sospetta… e allora salta sempre fuori colui che, assistendo ai fatti, si fa avanti e domanda: – “il mio cane ascolta sempre. Perché non hai addestrato meglio il tuo“?

Oppure: – “Cosa hai fatto a quel cane per farlo allontanare al sol vederti da lontano… il mio sarebbe tornato subito!“, o anche: – “Il tuo cane non deve essere felice con te, guarda come scappa!“.

Queste sono le peggiori affermazioni che si possono dire ad un proprietario che sta vivendo il tormento della ricerca e della tanto sperata cattura del suo amico fedele perduto…

Ovvio che un proprietario, nonostante la sua coscienza sia a posto, si pone delle domande e questi quesiti lo spingono a sentirsi in difetto e a provocare sensi di colpa.

Ovviamente non tutti i cani dispersi si comportano allo stesso modo, e non tutti attivano la “modalità sopravvivenza”.

E’ stimato che circa il 75-90% dei soggetti smarriti assumono questi comportamenti, e se ci pensiamo è una percentuale elevatissima. Pertanto, c’è un’altissima probabilità che il soggetto disperso non mostri gli stessi comportamenti che ti aspetteresti normalmente.

Per alcuni il mutamento è istantaneo (la maggioranza), per altri possono volerci giorni o una settimana per attivare questo stato mentale d’emergenza.

E’ stato studiato che c’è pochissima correlazione tra la storia della vita di un soggetto ed i tempi di attivazione di questa modalità mentale per sopravvivere; ci sono sicuramente delle razze più inclini ad una transazione immediata dal momento dello smarrimento ed altre meno portate. La predisposizione di un cane di razza è dovuta dal suo grado di addestramento, dal suo temperamento, dalle sue abitudini.

Un cane da caccia, ad esempio, più avvezzo di altre razze ad essere lasciato in totale libertà, in giro per i campi e per i boschi, sarà ovviamente meno soggetto a tali problematiche, ed allo stesso tempo, un cane da compagnia o un semplice cane che ha sempre vissuto in casa o in appartamento avrà più facile accesso all’attivazione di quel comportamento di dissociazione mentale.

Ad ogni modo resta sempre il fattore soggettivo. Vi sono stati casi di cani super addestrati, che una volta lasciato la propria abitazione in solitudine, sono entrati immediatamente in modalità sopravvivenza. Questa disposizione, quindi, varia da soggetto a soggetto, non è prevedibile e non ci sono regole precise.

Comprendere i potenziali modelli di comportamento di un animale domestico scomparso è un aspetto di fondamentale importanza in qualsiasi ricerca; comprendendo tali comportamenti si possono anticipare le sue mosse e si possono avere maggiori possibilità di riuscire a riprenderlo e di riportarlo a casa.

In conclusione, la modalità di sopravvivenza non è altro che una regressione dell’istinto primitivo di un cane, ed essa può essere totale o parziale, ma la cosa più importante è che è quasi sempre temporanea; come abbiamo già accennato, una volta catturato un cane in modalità sopravvivenza, in genere torna alla sua personalità precedente, con un cambiamento repentino.

La ricerca, l’avvistamento e la dinamica della cattura, sono processi che vanno gestiti con estrema delicatezza, per evitare traumi ed atroci spaventi.

Addirittura, capita che, una volta recuperati i soggetti perduti e riportati dopo diverso tempo nella stessa area dove hanno vissuto quell’esperienza, vorranno evitarla, perché sarà legato a quel particolare luogo una connotazione negativa. Ciò è assolutamente comprensibile. Lo shock è stato immenso, una condizione di stress improvvisa e molto intensa che ha lasciato uno strascico, specialmente in un cane che è fortemente legato ai loro proprietari, e tale ricordo provoca disagio, tanto da indurre il soggetto a cercar d’evitare quella zona.

Quel che dev’esser ben chiaro è che, se tale comportamento dovesse essere evidenziato in un soggetto, NON è colpa né del proprietario, né del cane stesso… ma si tratta di un istinto innato, una reazione innescata dal quel che, per i nostri cani, è da considerarsi forse il trauma più grande, ossia la perdita improvvisa dei suoi punti di riferimento, la sua casa, la sua famiglia, la sua figura umana, con la quale e per la quale esso vive.

Whippet cane razza
Un cane di razza Whippet in libertà – foto di © F.Vinattieri

 

Federico Vinattieri è un appassionato allevatore cinofilo, giudice F.I.A.V., ornitofilo e avicoltore (titolare Allevamento di Fossombrone – www.difossombrone.ithttp://lupi.difossombrone.ithttp://ornitologia.difossombrone.it). Curriculum vitae >>>

Sara Rosa Dioguardi è un’appassionata allevatrice di cani di razza – http://lupi.difossombrone.it/html/Chi_siamo.htm. Curriculum vitae >>>

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