di Ilaria Marchini

Esemplare di Nutria
Nutria Myocastor coypus Molina, 1782

La nutria (Myocastor coypus Molina, 1782) è un mammifero roditore sudamericano, originario della Patagonia. Il suo areale comprende Argentina, Brasile, Uruguay, Cile.
Fino agli anni 60 del secolo scorso in Italia era un animale rispettato e ben voluto, conosciuto ai più con il termine “castorino”, proprio come l’omonima pelliccia che ha permesso all’economia italiana del tempo di riprendersi durante il dopoguerra (un’importante testimonianza è questo Cinegiornale Luce del 04/11/1948: http://www.youtube.com/watch?v=V9MVSHa8Ynw ).
In seguito, i rilasci intenzionali da parte di molti allevatori che non ritennero più redditizia la loro attività, uniti anche a fughe accidentali, crearono le condizioni ottimali per la naturalizzazione e la diffusione della nutria attraverso le pianure e i corsi d’acqua nostrani.
Gli esemplari adulti possono raggiungere mediamente i 60 cm di lunghezza, coda esclusa, e un peso di circa 10 chili. Presenta una lunga coda cilindrica, rivestita con pochissimi peli, che usa come timone, ed è lunga tanto quanto l’intero corpo. Il colore del mantello è generalmente bruno scuro ma non è raro osservare esemplari grigi o con varie tonalità di marrone. Possiede orecchie piccole, lunghi e numerosi baffi bianchi o argentei. La dentatura consiste di 8 molari e 2 incisivi per arcata. Questi ultimi in particolare sono molto forti e rivestiti da uno smalto dal tipico colore arancione.
L’alimentazione è tipicamente erbivora a causa della sua dentizione e dell’apparato digerente, simile a quello del comune castoro. Si nutre infatti di vegetazione spontanea, piante acquatiche, radici, frutti, ortaggi e semi. A parità di disponibilità di risorse, la nutria predilige sempre l’incolto, solo se costretta dalle circostanze si addentra nei terreni coltivati per cibarsi delle piante presenti a pochi metri dalla sponda. Essendo una preda, tende infatti a rimanere nei pressi delle rive dei corsi d’acqua dove è collocata la sua tana, che può consistere o in un nido di vegetazione tra gli arbusti e le siepi, oppure in cunicoli scavati negli argini. Va ricordato infatti che la nutria non è un animale fossorio obbligato: spesso un eccessivo diserbo degli argini e una mancanza di piantumazione delle sponde rendono le condizioni del territorio insufficienti a procurarle riparo, ragione per cui tende a scavare la propria tana lungo le sponde.
La nutria predilige vivere in rogge, fontanili, cave, stagni e altri corsi d’acqua con poca corrente. Si riproduce 2 volte all’anno, la gravidanza dura circa 4 mesi e partorisce in media dai 4 ai 6 cuccioli, che vengono svezzati a 3-4 settimane dalla nascita.
E’ in grado di autoregolarsi, ovvero di adottare strategie etologiche e fisiologiche per vivere in equilibrio con l’ambiente circostante: può infatti abortire e riassorbire i feti in base alle risorse trofiche presenti nell’area in cui vive.
Secondo le analisi effettuate ogni anno dagli Istituti Zooprofilattici, la nutria non è considerata a tutt’oggi in Italia un pericolo igienico-sanitario. Le percentuali di positività anticorpali alla leptospirosi sono paragonabili a quelle presenti nella fauna selvatica e nell’ambiente. Tutt’al più potrebbe configurarsi come potenziale vettore secondario, ma anche in questo caso non comporta nessun pericolo alla salute e all’epidemiologia sia umana che animale.

La nutria può provocare danni alle colture, per i quali le Province possono concedere o elargire indennizzi agli imprenditori agricoli. Secondo le stime di documenti ufficiali che riportano il costo dei danni generici da fauna selvatica, la nutria influisce per un 5%, lepre e fagiano causano danni pari al 15% circa, il cinghiale influisce al 40%.
La nutria è soggetta a piani di controllo finalizzati al contenimento numerico degli esemplari, ai sensi della L. 157/92. Il Ministero dell’Ambiente ha dichiarato infatti l’impossibilità di eradicare la nutria dal territorio nazionale, potendo parlare solo di contenimento numerico mediante cattura con gabbie-trappola e successiva soppressione eutanasica. I piani di controllo della nutria devono essere attuati da operatori espressamente autorizzati dalle province, selezionati attraverso specifici corsi di preparazione alla gestione faunistica.
Tali piani devono comunque essere preceduti da un’accurata documentazione dell’effettivo danno, oltre che da una comprovata inefficacia dei sistemi ecologici di prevenzione.
I sistemi di prevenzione ecologica includono:
1- Miglioramento ambientale o valorizzazione ambientale. Un ambiente con argini piantumati, presenza di fasce boschive e tratti incolti, può mitigare efficacemente gli impatti sulle infrastrutture e sull’attività agricola.
2- Ingegneria naturalistica. La posa di reti anti-intrusione lungo le sponde arginali, oltre a comportare una forte ed efficace dissuasione fisica, consentono un miglioramento dell’infrastruttura stessa e un ammortamento economico conveniente nel lungo periodo.
3- Controllo della fertilità. Si tratta di un metodo ancora in fase sperimentale, basato su progetti già eseguiti all’estero su castori, volpi, uccelli, predatori. L’obbiettivo è quello di diminuire il tasso di natalità delle colonie urbane e suburbane, ed è basato sull’ipotesi che gli individui sterilizzati continuino a difendere il territorio per il cibo e gli spazi in competizione con gli individui fertili, andando così ad impedire fenomeni di immigrazione e riducendo il tasso riproduttivo della colonia. Può essere impiegato parallelamente ad altri metodi di contenimento, e potrebbe dare risultati positivi nel medio-lungo periodo.

Altro esemplare di Nutria
Nutria Myocastor coypus Molina, 1782

L’argomento-nutria, con le relative problematiche, è trattato in “The Invasion – A Coypumentary”, un documentario di prossima uscita (per maggiori informazioni rinviamo al sito web http://www.theinvasion.it/), per il quale è in corso una campagna di crowdfunding on-line, finalizzata a terminare la post-produzione (http://www.produzionidalbasso.com/pdb_3411.html).
E’ possibile visionare qui il trailer ufficiale: http://www.youtube.com/watch?v=Of6iyVDL7K4

Ilaria Marchini ha una formazione in turismo culturale e parallelamente ha seguito un percorso di studio e di esperienza nel settore della produzione video. Collabora dal 2010 con Silos Production, casa di produzione mantovana che lavora a 360° nel mondo della produzione dei media visivi, con all’attivo numerose partecipazioni e riconoscimenti ottenuti a festival e rassegne cinematografiche e documentarie, nonché esperienza internazionale in ambito videoclip musicali.

 

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