di Francesco Marino

Coniglio Rosso di Nuova Zelanda
Femmina di coniglio Rosso di Nuova Zelanda

In Italia, nel corso degli ultimi decenni, l’allevamento del coniglio ha assunto un’importanza crescente ed ha suscitato un rinnovato interesse derivante dalla trasformazione dei sistemi di allevamento che, anche per questa specie animale, nei limiti biologici che le sono propri tendono verso l’impiego di criteri specializzati  e verso l’industrializzazione. Il nostro paese è uno dei maggiori produttori mondiale di conigli. Sono oggi gli allevamenti a carattere specializzato che sopperiscono alle richieste di conigli da parte dei consumatori, tuttavia ciò non toglie che anche i piccoli agricoltori possano intraprendere questa attività, facendo attenzione alle principali caratteristiche di questi animali. Vediamole.

Riproduzione  
I conigli, in buone condizioni d’allevamento e di alimentazione, possono riprodursi in qualunque mese dell’anno. Le femmine sono poliestrali a ciclo continuo con ovulazione provocata, i cicli estrali in pratica, in questi animali, si susseguono ininterrottamente durante tutto l’anno, ma l’ovulazione si verifica solamente se provocata dal coito, come nella gatta, o da un’ intensa eccitazione sessuale. Nelle coniglie mantenute a lungo riposo sessuale, i calori divengono molto irregolari e risulta molto più difficile in seguito ottenere accoppiamenti fecondi. La maturità sessuale si raggiunge  fra i 5  e i 7 mesi, sia nel maschio che nella femmina. In media le femmine in produzione sono sfruttate per un periodo di circa tre anni; i maschi in genere per 2 anni. La durata  del periodo di sfruttamento comunque nella pratica varia in relazione al rendimento, allo stato di nutrizione ed allo stato di condizioni sanitarie dei singoli capi.
Nei piccoli allevamenti il rapporto numerico fra riproduttori maschi e femmine  è di 1 a 6, le razze pesanti richiedono un numero di maschi più elevato. I conigli adulti, subiscono ogni anno la crisi della  muta, nel periodo che va dal mese di luglio alla fine dell’ autunno. Durante questo periodo gli animali sono meno vigorosi, le manifestazioni dei calori e l’attività sessuale risultano attenuati. La coniglia in calore si riconosce per i segni a carico della vulva, tumida e arrossata, per lo stato di eccitazione e per l’ atteggiamento che l’animale assume di fronte al maschio, allungandosi e sollevando il treno posteriore. La coniglia se non è in calore sfugge al maschio, abbassa la coda ed assume un atteggiamento di difesa dei genitali. Per l’ accoppiamento è la  coniglia femmina  che deve essere portata nella gabbia del maschio e non viceversa. L’atto dura pochi secondi ed il maschio può ripeterlo cinque e più volte in altrettanti minuti. Dopo un accoppiamento ben riuscito la  femmina viene riportata  nell’ ambiente e nella gabbia nella quale si trovava in precedenza.

Gravidanza e Parto
Il controllo della gravidanza  consente lo sfruttamento regolare delle coniglie , rappresenta un dato indispensabile anche al fine di determinare l’alimentazione più idonea per gli animali in relazione alla particolare fase fisiologica che attraversano. Possono essere adottati diversi metodi per il riconoscimento della gravidanza, tra queste la palpazione addominale, eseguita con le dovute cautele dopo 12 – 14 giorni dall’ accoppiamento, rappresenta il metodo più sicuro e anche più pratico. Nella coniglia in genere la gravidanza si compie in 30 – 31 giorni. In linea di massima il periodo di gravidanza è più breve nelle razze leggere , più lungo in quelle pesanti. Approssimandosi  la fine della  gestazione, le coniglie preparano il nido con fieno, paglia e con altro materiale adatto. Negli ultimi giorni le femmine ricoprono il nido con il pelame che si strappano dall’ addome, mettono in questo modo pure a nudo i capezzoli e si predispongono  all’allattamento.
Il parto avviene in genere senza difficoltà. I coniglietti alla nascita sono ricoperti da una sottile peluria ed  hanno le palpebre chiuse, queste si apriranno verso i 6 – 8 giorni di età. Due o tre giorni dopo il parto si procede, con tutte le cautele del caso e dopo aver allontanato la coniglia, ad una prima selezione, rimuovendo innanzitutto  i soggetti morti ed eliminando quelli che presentano anomalie o che sono di scarsa vitalità. Negli allevamenti si cerca di sopprimere il numero più  limitato possibile di coniglietti nati.
Le femmine in produzione dovranno dare una media di  6 – 8 capi per nidiata. Nella gran maggioranza, le coniglie hanno 8 mammelle, ma se ne trovano anche con 4 o con 12. L’allevatore dovrà prendere nota del numero di mammelle di ciascuna femmina e scegliere le fattrici fornite da almeno 8 mammelle funzionanti. L’ allattamento dura in genere 40 – 50 giorni. Dopo 12 – 15 giorni dalla nascita i coniglietti escono dal nido e cominciano ad usufruire dell’ alimento che si è  messo loro a disposizione. Lo svezzamento per i coniglietti rappresenta un periodo critico, in genere esso viene  effettuato a 8  settimane di età per le nidiate dei riproduttori ed a 6 settimane per quelle destinate all’ ingrasso.

Etologia
I conigli, in quanto erbivori, non hanno la tendenza al cannibalismo, tuttavia certe femmine, specialmente fra le primipare, divorano a volte uno o più soggetti della nidiata, in genere dopo  il parto o  nei giorni successivi.  Tale fenomeno si può attribuire a diverse cause: squilibri e carenze alimentari, ipogalassia od agalassia, mancanza di acqua negli abbeveratoi, perturbamento  della tranquillità  delle coniglie durante e dopo il parto, rumori improvvisi, presenza nell’allevamento di altri animali.
Accade inoltre che qualche coniglia trascini fuori dal nido i coniglietti attaccati ai capezzoli; se non interviene prontamente l’allevatore a rimetterli nel nido, durante i mesi invernali, possono morire a causa del freddo. Le maggiori perdite dopo il parto avvengono fra le nidiate delle primipare che non hanno un istinto materno molto sviluppato.

Francesco Marino, laureato in Scienze Agrarie ad indirizzo Zootecnico presso l’Università di Firenze e iscritto all’ordine dei Dottori Agronomi di Firenze, è attualmente Direttore Tecnico dell’UGC-Cisl (Unione Generale Coltivatori)  della provincia di Firenze  e dirigente sindacale. Curriculum vitae >>>

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