di Gianni Balzaretti

Queste riflessioni hanno lo scopo (o vorrebbero almeno in parte averlo…) di evidenziare che l’equitazione è una comunicazione relativamente “semplice” tra cavallo e cavaliere, capace però, grazie all’animale cavallo, di restituirci vive e splendide emozioni.
Emozioni a volte enormemente ingigantite, nel bene o nel male…
Ma di certo non occorre avere cavalli costosissimi o bardature “speciali” o medicinali “miracolosi” per poter praticare della buona equitazione, quella cioè che rispetta le caratteristiche e le esigenze psicofisiche del nostro “primo attore”: il cavallo.

L’insegnamento iniziale
Il cavallo è un animale normalmente molto attento alle indicazioni che gli trasmettiamo. Queste indicazioni devono quindi essere date in modo chiaro e univoco, passando dalle più facili alle più difficili e cioè con “progressione”.
Esse saranno apprese partendo dagli esercizi svolti da terra, con il cavallo a mano e iniziando ad impartire indicazioni con la voce e con il proprio movimento accanto al cavallo: passo, e ci si muove al passo con il cavallo; alt, e ci si ferma; di nuovo passo, alt, e così via.
La ripetizione (meglio se per le prime volte ciò avviene negli stessi posti e in situazioni simili) fa sì che il cavallo associ la voce dell’istruttore/cavaliere all’azione compiuta e che quindi reagisca in seguito in modo analogo allo stesso stimolo.
Il cavallo ha necessità di capire se quello che sta facendo corrisponde alla richiesta dell’addestratore/cavaliere oppure no. Bisogna associare, quindi, a una reazione corretta un segnale o una parola (ad esempio “bravo!”).
Per le primissime volte è utile dargli subito uno zuccherino (o una carota o un’altra ricompensa a lui gradita) in modo che esso associ al “bravo” qualcosa di piacevole in forma ‘tangibile’… In seguito, “bravo!” per lui vorrà dire: “Ok, sto facendo quello che mi ha chiesto”. Ma non basta: occorre anche associare una parola (o un’azione) che gli indicherà quando non va bene, ad esempio “no!”. All’inizio, questo “no!” sarà accompagnato per esempio a una più o meno leggera trazione della longe o della corda; in altri casi qualche leggerissimo tocco di frustino lo stimolerà all’azione corretta (ad esempio, se dovesse raspare sull’alt/immobilità, occorre prontamente farlo ripartire) e gli farà capire che gli viene richiesta una limitazione alla libera iniziativa assunta. In certi casi dovrete insistere un po’ perché capisca… ma sempre senza esagerare con l’insistenza. Tuttavia, se la reazione non corrisponde a ciò che vi aspettavate, provate a ripetere la richiesta in modo meno equivocabile. Se ancora il cavallo non capisce o non vuole eseguire, cercate di capire se vi sono delle cause esterne che possono condizionare la sua risposta e cercate di eliminarle. Invitate il cavallo con dolcezza a riprovare, mantenendo comunque una ferrea determinazione, una buona dose di pazienza e una sufficiente capacità di adattamento e persuasione.
Da ciò che si è detto, è evidente che sta all’addestratore capire quando un’informazione è acquisita e memorizzata e si può passare al “gradino” successivo. Tra cavallo e cavaliere, il “gioco” consiste nel creare una situazione di reciproco vantaggio… e questo compito spetta appunto all’addestratore (o al cavaliere).

Il lavoro alla corda     
La ginnastica fatta alla corda (su un circolo di circa 15 – 18 metri) può tranquillamente essere eseguita ancora prima di montare il cavallo (dosando gli sforzi…) e si compone di successive fasi progressive di lavoro.

Gli obiettivi sono: 
– 1°) favorire l’equilibrio naturale del cavallo, reso possibile dalla consapevolezza di utilizzare liberamente ogni parte del proprio corpo.
– 2°) consolidare i muscoli addominali e i dorsali; facilitare una coordinazione motoria semplice e naturale.
– 3°) permettere di innescare il libero gioco di “pendolamento” dell’incollatura verso “l’avanti-basso”; il terreno coperto dalle falcate diventa man mano più evidente, il cavallo impara (al trotto) a spingersi e “saltare” da un diagonale all’altro con un buon tempo di sospensione.
– 4°) alleggerire notevolmente il treno anteriore mediante un maggior trasferimento di peso indietro; far sì che il treno posteriore raccolga e spinga la massa in avanti con una ulteriore flessione dei garretti e un innalzamento della colonna vertebrale che si curva verso l’alto, facilitando l’impegno degli arti posteriori.

La correzione dei cavalli
Molte volte il cavallo non esegue una richiesta del cavaliere per un motivo molto ovvio: non capisce la richiesta.
Da cosa nasce cosa e, in questo caso, il cavallo sovente mette in atto comportamenti errati per mancanza di indicazioni corrette da parte del cavaliere.
È anche vero che in seguito, più o meno spesso, i cavalli ne approfittano e si creano quegli schemi mentali che poi sono difficili da modificare. 
Ecco allora che si verifica il classico caso: se montato da un cavaliere che sa dare le giuste indicazioni (i cosiddetti “aiuti”), il cavallo esegue, altrimenti il “gioco” lo conduce il cavallo e, a questo punto, la situazione diventa critica!
Ma nessuno nasce “imparato”, né cavalli né cavalieri…
Bisogna allora munirsi di una buona dose di pazienza, e ripercorrere una alla volta le varie fasi dell’addestramento per fare in modo che il cavallo capisca senza equivoci cosa si vuole da lui. Ciò deve essere fatto rispettando la più ovvia progressione: dal più facile al più difficile…
Questo banalissimo problema di comunicazione è purtroppo la causa più frequente delle incomprensioni che si manifestano all’interno del binomio.
Se il cavaliere, nel momento in cui si verifica l’inconveniente, potesse guardarsi con distacco e riflettere, probabilmente sarebbe in grado di scoprire da solo dove e come sbaglia.
Ma da cavallo, (e non solo) si ha sempre fretta e/o si è emotivamente distratti o, ancora, non ci si può permettere di interrompere l’azione che ormai si è intrapresa.
Troppo spesso si dà per scontato quello che non lo è, e qui casca l’asino… (il cavaliere…)!
È fondamentale ricordarsi di non fare mai il passo più lungo della gamba: un errore di valutazione potrebbe generare anche un grave danno (fisico o morale) al cavallo!
Rispettare il cavallo significa conoscere e percepire le priorità e i limiti della situazione.
Non bisogna continuare, tanto per citare un caso che si verifica frequentemente, a far saltare un ostacolo alzando di volta in volta la barriera fino a che il cavallo non sia più in condizione di rispettarla!
Occorre fermarsi prima: è meglio finire gli esercizi di salto, ad esempio, con un bel passaggio (cavallo calmo e “rotondo”) anche se non si è raggiunta la fatidica altezza massima consentita (morale o fisica) di quel momento.
Lo stesso vale per tutte quelle richieste (ad esempio una “spalla in dentro”, tipico movimento laterale) dove il cavallo deve conoscere prima l’azione e l’effetto del peso del corpo del cavaliere, della gamba (inforcatura), delle mani.
Tutto deve tendere dal più semplice al più complesso: ma è necessario che il cavallo comprenda bene quello che gli chiediamo per potere, con calma e rispetto, passare ad una richiesta di difficoltà superiore.

Le fasi dell’istruzione: rispettare la progressione
Il rispetto della progressione (dall’esercizio più facile a quello più difficile) in tutte le varie fasi dell’apprendimento deve essere un imperativo imprescindibile.
Tale concetto deve, di conseguenza, far parte del “bagaglio” tecnico del cavaliere.
Mai come in questo caso un proverbio può sembrare più adatto: non fare mai il passo più lungo della gamba!
La progressione deve sempre essere applicata sia nei confronti del cavallo, sia nei confronti del cavaliere.
Questo insieme rappresenta il risultato raggiunto fino a quel momento e in quella particolare situazione. In pratica, occorre passare al successivo livello di esercizio solo se si è ben consci di eseguire con risultati almeno sufficienti l’esercizio corrente.
È difficile osservare costantemente il rispetto della progressione.
È difficile trovare cavalieri e istruttori che non si lascino condizionare dai loro stessi modelli di apprendimento.  
Le ragioni per cui non si rispetta la progressione sono molteplici; prima di tutto, forse, l’entusiasmo eccessivo nell’eseguire il proprio lavoro.
Anche da parte del cavallo, a volte.
Spesso questo eccesso di buona volontà porta più al danno che non al guadagno, poiché si finisce col provocare inevitabilmente lesioni fisiche e soprattutto danni morali al cavallo. Questi, a forza di chiedergli sempre di più, si scoraggia e si disgusta fintanto che, a causa del lavoro sproporzionato in relazione alle sue forze o alle sue capacità, subisce frequenti traumi e frustrazioni.
Anche al cavaliere, specie se giovane di formazione, può succedere una cosa molto simile.
Se queste situazioni si ripetono, è molto facile che avvengano abbandoni (da parte del cavaliere) e ribellioni (da parte del cavallo): con la differenza che il primo può scegliere e l’altro no…

La volontà del cavaliere
Molte volte la volontà del cavallo sovrasta quella del cavaliere, soprattutto se quest’ultimo è in fase di apprendimento. Occorre saper trasmettere e far capire al cavallo che è il cavaliere che deve dare le indicazioni e che è il cavallo che deve interpretarle e metterle in pratica. Questa acquisizione, per il cavallo sportivo, la si produce a poco a poco, con un razionale allenamento. E’ inoltre necessario tenere il cavallo concentrato mettendo lo stesso in “attenzione” (inteso come proporre una ‘leggera difficoltà facilmente affrontabile’). In che modo? Agendo per esempio sulle distanze tra gli esercizi (barriere a terra, cavalletti, in-out, gabbiette classiche, linee con vari ostacoli) e facendo in modo che il cavaliere possa, con progressione, acquisire la determinazione necessaria per poter inserire un tempo di galoppo in più o in meno (o avvicinare/allontanare la battuta) in esercizi che comunque non siano pericolosi sia fisicamente sia moralmente per cavallo e cavaliere. L’istruttore è l’ago della bilancia: se sbaglia le sue valutazioni, può produrre anche un danno irreversibile. Se invece lavora correttamente facendo attenzione a entrambi (allievo e cavallo) con aggiustamenti che talora possano avvantaggiare ora l’uno, ora l’altro secondo le necessità, potrà solo favorire la risoluzione di eventuali difficoltà.

Gianni Balzaretti, istruttore di 3° livello della Federazione Italiana Sport Equestri e tecnico C.O.N.I., è autore di diversi articoli e pubblicazioni sulla storia dell’equitazione, Purosangue Inglesi, concorso completo di equitazione. Attualmente insegna presso la Società Ippica Novarese.

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Emozioni in movimento
Piccole riflessioni equestri – Gianni Balzaretti – Edizion Miele

Argomenti trattati: la distensione dell’incollatura verso l’”avanti-basso”, la conduzione a mano, l’insegnamento iniziale, gli esercizi su barriere e cavalletti, i primi passaggi in campagna, i salti a scendere, lavorare su terreno in pendenza…  Acquista online >>>

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