LEPRE ITALICA O LEPRE APPENNINICA Lepus corsicanus (specie endemica italiana)

di Valter Trocchi

Lepre Italica
Lepre Italica (foto Valter Trocchi Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica)

Sistematica
– Classe: Mammiferi (tre paia di mammelle)
– Superordine: Gliri
– Ordine: Lagomorfi o Duplicidentati (presentano superiormente un secondo paio di incisivi, più piccoli e rettilinei, addossati al lato linguale degli incisivi principali)
– Famiglia: Leporidi
– Genere: Lepus (Linneo, 1758)
– Specie: Lepus corsicanus (De Winton, 1898)
 
Caratteri distintivi
– Lunghezza testa-corpo: 44,1-54,4
– Orecchio: 9-10,1
– Piede posteriore: 11,6-13,5
– Coda: 7,3-10,1
– Peso: 1,9-3,8
Simile alla Lepre europea ma con forme più slanciate (lunghezza testa-corpo, coda, piede posteriore e orecchie proporzionalmente maggiori, peso degli adulti circa 800 g inferiore), denotando un migliore adattamento di questa specie all’ambiente mediterraneo. Non presenta dimorfismo sessuale.

 Lepre Italica

 Lepre Europea

Colorazione della coscia e del groppone bruno-ocra-rossiccia

Colorazione della coscia e del groppone bruno-grigiastra

Colorazione grigia della porzione basale del pelo centrodorsale (tra le scapole) negli adulti

Colorazione biancastra della porzione basale del pelo centrodorsale (tra le scapole) negli adulti

Colorazione grigio-nerastra della nuca e della parte dorsale del collo

Colorazione bruno-rossiccia della nuca e della parte dorsale del collo (ad eccezione dei giovani)

Separazione netta tra la colorazione bianca del ventre e la colorazione dei fianchi

Presenza di una fascia di transizione sfumata tra la colorazione bianca del ventre e la colorazione dei fianchi

Lepre Europea e Lepre Italica
Lepre europea (sinistra) e lepre italica (destra)
(foto Valter Trocchi Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica)

 Lepre Italica e Lepre Europea

L’assenza di esemplari di lepre con fenotipi intermedi tra la Lepre italica e la Lepre europea e la mancanza di introgressione genica di una specie nell’altra, indicano l’esistenza di una forte barriera riproduttiva fra le due specie. Lo studio del DNA mitocondriale e biparentale (microsatelliti) ha rivelato la presenza di differenze genetiche tra le popolazioni dell’Italia centrale, quelle dell’Italia meridionale e quelle siciliane, suggerendo lunghi periodi di isolamento riproduttivo tra le popolazioni d’origine. La colonizzazione della Sicilia può essere avvenuta in epoca glaciale, quando il livello del mare era di circa 110 m inferiore all’attuale.
 
Distribuzione
La distribuzione storica della Lepre italica comprendeva la Corsica (dove la specie fu stata introdotta, probabilmente dai Pisani), l’Isola d’Elba, la Sicilia e le regioni centrali e meridionali della nostra Penisola, a Sud di una direttrice ideale tra la Maremma grossetana ed il Gargano. Attualmente la specie permane in Corsica, in Sicilia (unica specie di lepre presente con popolazioni stabili) e nelle regioni dell’Italia centro-meridionale, ma con piccole popolazioni isolate e rarefatte, è scomparsa dall’Isola d’Elba.
 
Habitat
La distribuzione, le analisi ecologiche, i caratteri morfologici e la biologia riproduttiva della Lepre italica suggeriscono l’adattamento della specie agli ambienti a clima mediterraneo (pur essendo presente anche fino a quote di 1.800 m in Appennino e di oltre 2.200 m sull’Etna). Gli ambienti d’elezione sono caratterizzati dalla presenza di formazioni boschive di latifoglie con radure, anche coltivate (cereali, vigneti, oliveti, mandorleti), aree cespugliate, macchia mediterranea, gariga e pascoli. In Sicilia occupa una maggiore varietà di ambienti.

Alimentazione
La dieta è molto diversificata, ma si basa principalmente su Graminacee, Leguminose e Composite. In inverno la gamma delle piante utilizzate si riduce ed aumenta la frequenza di gemme e  cortecce.

Riproduzione
La Lepre italica si riproduce in ogni stagione (analogamente alla Lepre sarda e a differenza della Lepre europea, che invece presenta una diapausa autunnale), con una concentrazione delle nascite nel periodo primaverile e due minimi, in estate e in inverno. La dimensione media della figliata è di 1,6 leprotti (massimo 4); il numero medio dei parti è di 2,7 (massimo 4) all’anno. Il riassorbimento embrionale si osserva nel 15% delle femmine riproduttive.

Mortalità
La più pericolosa patologia per la Lepre italica, così come per la Lepre europea è l’European Brown Hare Syndrome (EBHS) o epatite virale della lepre, un’infezione caratterizzata da un’elevata morbilità e mortalità.
La Lepre europea risulta essere il serbatoio naturale dell’infezione, per cui le ripetute attività di ripopolamento per fini venatori nelle aree di residua presenza della Lepre italica rappresentano una costante minaccia per quest’ultima specie.

Minacce
Numerose sono le cause di minaccia per le popolazioni di Lepre italica, tra queste molto importanti sono la frammentazione dell’areale, l’isolamento e i bassi livelli di densità (rischio di erosione della variabilità genetica, incremento dell’inbreeding e riduzione della fitness degli individui). Da alcuni decenni negli ambienti mediterranei si assiste ad una progressiva concentrazione delle attività antropiche nei fondovalle, nelle zone pianeggianti e lungo le coste e si assiste ad un progressivo abbandono delle colture delle aree collinari e montane. L’interruzione della continuità ecologica del territorio e la riduzione quali-quantitativa dell’habitat è alla base del declino delle popolazioni di Lepre italica. Un importante fattore di rischio per la conservazione di questo endemismo è rappresentato dalla non corretta gestione delle popolazioni di lepre in genere. Nelle regioni centrali e meridionali della Penisola, dove le due specie spesso convivono (simpatria), l’impatto venatorio può risultare molto importante a causa della difficoltà pratica di riconoscere la forma cacciabile (Lepre europea) rispetto a quella protetta (Lepre italica). L’eventuale spostamento di individui tra la Sicilia, le regioni dell’Italia centrale e quella meridionale potrebbe alterare il patrimonio genetico peculiare delle rispettive popolazioni, selezionatosi nel corso di molte diecine di migliaia di anni, con grave pregiudizio per la biodiversità della specie e le sue capacità di adattamento all’ambiente naturale.

Densità
La densità della specie sul territorio è in genere di pochi capi per 100 ettari, soprattutto nelle aree ove si esercita la caccia e nella Penisola. In aree protette si sono osservate densità massime di 20-25 esemplari per 100 ettari.
 
Comportamento
La specie sembra avere un comportamento sedentario con spazi vitali relativamente piccoli; dopo il tramonto frequenta le aree di pastura, nelle cui vicinanze stabilisce in seguito i covi diurni. E’ possibile osservare la frequentazione degli stessi pascoli da parte della Lepre italica e della Lepre europea, tuttavia non è noto se vi sia competizione. I covi sono normalmente nel folto della vegetazione e nel bosco; se scovata questa lepre difficilmente esce allo scoperto, preferendo sottrarsi al pericolo con astuzia. Può rimettersi al covo dopo una breve fuga. Nella corsa la Lepre italica è molto agile e può compiere lunghissimi balzi sopra la vegetazione erbacea. Di notte spesso la si osserva in posizione eretta sulle zampe posteriori in posizione di standing.

Stato di conservazione
Dopo l’ultimo conflitto mondiale la condizione della specie ha subito un drastico peggioramento, soprattutto nella Penisola, dove attualmente l’areale è alquanto frammentato e ridotto. Le popolazioni residue minacciate sono circoscritte soprattutto alle aree protette e ad alcune aziende faunistico-venatorie di vecchia istituzione. In tali condizioni è sempre elevata la probabilità di estinzione locale della specie; in Sicilia la condizione è relativamente migliore.

Gruppo Lepre italica
Nel novembre 2007 si è costituito il Gruppo Lepre italica, che riunisce quanti hanno interesse allo studio, alla conoscenza ed alla conservazione e gestione della Lepre italica (www.lepreitalica.org).

Per saperne di più:
– TROCCHI V. e F. RIGA (a cura di), 2001 – Piano d’azione nazionale per la Lepre italica (Lepus corsicanus). Quaderni di Conservazione della Natura, 9, INFS, Ministero dell’Ambiente.
– TROCCHI V., F. RIGA e E. RANDI, 2003 – Lepus corsicanus De Winton, 1898 – Sardischer Hase. In: F. Krapp (Ed.) Handbuch der Säugetiere Europas, Hasentiere. Aula-Verlag: 105-116.
– TROCCHI V. e F. RIGA (a cura di), 2005 – I Lagomorfi in Italia. Linee guida per la conservazione e gestione. Ministero per le Politiche Agricole e Forestali – Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica.

Valter Trocchi e’ dipendente INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) dal 1975; si è sempre occupato di attivita’ di ricerca e consulenza su biologia e gestione dei Lagomorfi e dei Fasianidi.

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