di Francesco Vignoli

Ha un’origine remota per i suoi principi di applicazione, per quanto ne siamo documentati, già dalla antica civiltà Greca (Ippocrate III secolo a.C.; curò vari pazienti affetti da epidemia di colera con piccole dosi di Elleboro, il Veratrum Album, che a dosi elevate provoca gli stessi sintomi di diarrea coleriforme), si sapeva che per guarire una malattia, bisognava agire con la stessa sostanza che l’ha provocata.
Nel corso dei secoli, attraverso le evoluzioni e le maggiori conoscenze mediche (Paracelo che individuò l’importanza della tossicità in base alla dose delle sostanza), l’attenzione si è spostata verso rimedi diversi, in funzione dei periodi storici, delle varie idee, pensieri filosofici e medici che hanno condizionato come in ogni epoca anche il modo di vedere il malato e le sue cure.
La svolta più importante si ebbe quando S.Hahanemann, medico tedesco (1755-1843), sperimentò su stesso la tecnica delle diluizioni delle sostanze, partendo dai suoi studi sugli effetti  della corteccia di china; quando si rese conto che i rimedi diluiti che impiegava, curavano gli stessi sintomi che provocava la stessa sostanza, ma a dosi più elevate (ponderali, sub-tossiche o tossiche).
La puntura di un’ape provoca, bruciore, irritazione locale, gonfiore, edema rosato o rossastro, dolore trafittivo che migliora con applicazioni fredde; se lo stesso veleno viene trattato secondo la tecnica omeopatica (diluizione e dinamizzazione), può dare sollievo in caso di una eruzione cutanea, con edema rosato, con irritazione locale, migliorata da applicazione col freddo, come nell’orticaria, negli eritemi, negli eczemi.
Quando si taglia una cipolla, abbiamo il pianto facile, lacrimazione, secrezione acquosa lacrimale e nasale, quindi in caso di raffreddori, riniti allergiche con queste caratteristiche, Alium cepa (cipolla), sarà un rimedio efficace.
Ancora, se il caffè in abbondanza ci provoca eccitazione, insonnia e agitazione, una volta diluito, come preparazione omeopatica, può essere utile nei casi di insonnia.
Al medico tedesco, va il grandissimo merito di aver messo ordine a questo sistema di cura, sperimentando la maggioranza  dei rimedi, che ancora oggi si impiegano, descrivendone i sintomi in forma completa, seguendo un criterio di ricerca più adatto, attraverso un lavoro di repertorizzazione, cioè di ordinamento di migliaia di sintomi con particolari criteri di scelta, in forma sistematica, seguendo valori di importanza del rimedio in base ai sintomi denunciati dai vari volontari che si prestarono all’epoca per descrivere nei minimi dettagli, ogni manifestazione legata alla assunzione dei rimedi omeopatici.
Chi volesse leggere le sue opere, ricordo che sono di una attualità particolare, anche per il nostro periodo storico, in cui la medicina tradizionale molto tecnologica, si scontra con un approccio col paziente molte volte distaccato, che non permette di cogliere quei sintomi importanti per un omeopata, che potrebbero migliorare la vita di tanti casi patologici.
Chiaramente non furono rose e viole, per il nostro bravo medico Sassone, subì varie traversie, insuccessi e invidie  per le sue molte guarigioni, al punto da inimicarsi la categoria medica ufficiale dell’epoca che lo insultò e ricattò, denigrando la sua opera al punto da costringerlo ad emigrare in Francia per un certo periodo della sua vita.
L’episodio che ritengo utile citare, riguarda l’indagine promossa dall’ordine dei medici tedeschi di allora, affidata ad un altro medico scettico un certo Hering, che fu incaricato di verificare la scientificità del suo sistema.
Alla fine dell’indagine questo medico imparziale, indagò tanto a fondo da diventare lui stesso un sostenitore di Hahanemann, ritenendo validi i suoi metodi e abbandonando così l’arte medica che molto spesso già da allora curava le malattie veneree del tempo, con dosi elevati di derivati mercuriali al punto da intossicare e far morire tante persone.
Con l’omeopatia, il medico ricercatore invece, ridusse fino all’infinitesimale le dosi di mercurio, ottenendo guarigioni miracolose e con mezzi molto semplici.
In seguito a questi vari studi, si riuscì ad interpretare come la malattia nell’uomo negli animali e nelle piante procede con un criterio ben preciso, che sta alla base delle moderne conoscenze della medicina energetica, dell’agopuntura cinese e altre tecniche correlate.
Hering, definì questo criterio indicando come ogni processo patologico, ogni squilibrio naturalmente tende sempre a guarire con sintomi che dall’interno si  portano all’esterno, dal centro vanno verso la periferia e dall’alto si spostano verso il basso; inoltre in caso di malattie di lunga durata che cambiano il quadro dei sintomi, durante la guarigione naturale, compaiono sempre sintomi delle malattie più recenti e man mano che si procede ricompaiono sintomi di vecchia data anche a distanza di parecchi anni, come risultato di una disintossicazione operata dai rimedi al fine di mantenere l’equilibrio psicofisico.
Questo quindi spiega la comparsa di sintomi o malattie durante le cure omeopatiche, che in genere però sono di lieve entità, in molti casi trascurabili, oppure ricompaiono vecchie eruzioni cutanee, in zone già interessata anni prima, oppure ritornano piccoli sintomi non notati in precedenza, che denotano come il rimedio omeopatico stia agendo, come una chiave o come il software di un programma al computer, che permette di far svolgere tante funzioni, alla macchina seguendo un criterio logico, matematico, naturale e sensato.
Sia chiaro che questo sistema non sempre ha queste caratteristiche, ma con sempre maggiori acquisizioni e studi seri, si è arrivati all’impiego di dosaggi particolari, tecniche di sequenze di somministrazioni tali da ridurre al minimo o addirittura evitare questi piccoli inconvenienti al punto da rendere i medicinali omeopatici, privi di effetti collaterali e sicuri nella loro attività, se ben individuati.
Esistono due correnti di applicazione della tecnica omeopatica: quella unicista e quella detta complessista; la prima si basa su un criterio di scelta di un solo rimedio per volta (il simillumum, la sostanza che a dosi fortemente diluite corrisponde a tutte le manifestazioni rilevate al momento della vista), quindi il nostro animale segue un certo percorso terapeutico, in cui può risolvere il problema con una sola singola dose, oppure nel caso della seconda tecnica, si agisce con un miscuglio di rimedi, con un rimedio definito complesso omeopatico od omeotossicologico, in cui i singoli componenti vengono scelti per agire in sintonia coi sintomi di similitudine (non avendo individuato quell’unico rimedio in grado di agire sul caso da affrontare).
Quando entrambe le soluzioni non sono soddisfacenti, è possibile abbinare la terapia omeopatica a quella allopatica, cioè seguendo la medicina tradizionale in cui si ribalta il concetto di similitudine. Ovvero, anziché usare il simillimum si somministra il contrario: se ho una infiammazione in allopatia userò un antinfiammatorio, come potrebbe essere nel caso di una puntura di ape (antistaminico o cortisonico), mentre se uso l’omeopatia utilizzo Apis mellifica omeopatica, che agisce non sopprimendo l’infiammazione, ma stimolando i meccanismi naturali di difesa che possono agire con un messaggio preciso alle difese. Queste ultime stimolano i processi di riparazione naturale dell’infiammazione da puntura d’ape, quindi, calmano il dolore, riducono il rossore e l’irritazione, senza però intossicare l’organismo, perché senza effetti tossici, come invece nel caso dell’impiego di un antinfiammatorio di sintesi chimica, in cui sono presenti sostanze estranee, cioè non riconosciute come proprie dall’organismo vivente.
Ricordo che ogni essere vivente superiore è dotato di un sistema di controllo e di protezione dalle invasioni esterne (virus, batteri, agenti tossici) ed interne (sostanze ingerite o metabolici), il sistema immunitario.
Esso riconosce questi intrusi, scatenando una reazione da corpo estraneo, allo scopo di far uscire questi sconosciuti che si sono intromessi nell’equilibrio dell’organismo animale, umano e vegetale.
A parte gli alimenti naturali  e l’aria che respiriamo (se è sana), tutto ciò che ci circonda è potenzialmente un corpo estraneo, a cui fa seguito sempre un controllo immunitario che ci informa sulla salubrità e sicurezza di quello con cui veniamo a contatto.
Può bastare questa precisazione per capire a quale livello di difesa deve lavorare un sistema immunitario  ed energetico per mantenere l’integrità fisica di un individuo.
Nonostante questa precisazione, le due tecniche in caso di insuccesso con l’una o con l’altra metodica possono convivere, a mio avviso, perché in molti casi lavorando con entrambi si può affrontare una patologia, come ad esempio una infezione, con un solo ed unico trattamento antibiotico all’inizio o alla fine, sovrapponendo una terapia alternativa omeopatica, fitoterapica o di altro tipo durante il decorso della manifestazione patologica in atto, riducendo il carico tossico da farmaco chimico, ottenendo lo stesso risultato di una terapia esclusivamente antibiotica.

In omeopatia  l’approccio al caso risulta molto più allargato,comprende l’animale in tutto il suo insieme, in tutte le sue manifestazioni, solo raccogliendo la maggior quantità di informazioni sui sintomi, si potrà arrivare alla scelta del simillimum, ecco quindi che si tiene conto anche dei particolari che sembrano strani, insignificanti per la tecnica allopatica.
Quando in un caso di reumatismo articolare, il nostro cane è riluttante al movimento e si appoggia sulla parte del corpo dolorante a differenza di un altro cane che invece preferisce stare in piedi e sta meglio muovendosi, abbiamo già gli elementi, le modalità di manifestazione che ci indirizzano verso il rimedio Bryonia alba nel primo caso e Rhux toxicodendron nel secondo caso.
Vi sono rimedi che migliorano da applicazioni calde (Arsenicum album), mentre altri con applicazioni fredde (Apis m.), altri agiscono per una maggior prevalenza della patologia sul lato destro, rispetto al lato sinistro.
Alcuni sintomi migliorano con la compagnia del proprietario, altri rimedi funzionano se il sintomo è contrario, il gatto che ama la sua indipendenza, la sua solitudine.
Chi avrà occasione di consultare un libro di omeopatia, potrà quindi confrontare i diversi sintomi caratteristici ed indicativi per ogni rimedio, notando come per alcuni rimedi come Belladonna, Arnica ed tanti altri si arrivi a più di 1.000 sintomi ordinati secondo il criterio della repertorizzazione.
L’apprendimento della tecnica è facilitato col computer, con software molto elaborati che permettono di collegare la ricerca del rimedio ad altre discipline naturali, come la corrispondenza dei sintomi per una cura con agopuntura, con mesoterapia, con fitoterapici, con oligoelementi, con la cromoterapia, la cristalloterapia, con l’iridologia veterinaria, aprendo il vasto campo di applicazione di tutte le medicine energetiche secondo criteri che hanno sempre la stessa base comune, cioè l’interpretazione della malattia come squilibrio che segue percorsi simili durante il ritorno alle condizioni fisiologiche naturali.
La scienza ufficiale, quella che supporta la medicina tradizionale, ha sempre rifiutato perché non misurabile, l’efficacia del rimedio omeopatico, infatti oltre una certa diluizione (12-13 CH), gli strumenti a disposizione non rilevano più la presenza della sostanza, eppure l’esperienza e la pratica clinica di migliaia di medici e naturalmente di milioni di pazienti, conferma e continua ad utilizzare questa pratica curativa.
Spero di poter far luce su questo dilemma continuo che crea sempre conflitti, divisioni e incomprensioni tra i terapeuti.
Anche solo 30 anni fa, era impensabile arrivare a misurare concentrazioni infinitesimali in una soluzione, ora solo col progresso tecnologico, la rilevazione della presenza di una sostanza è possibile, grazie alla ricerca delle strutture molecolari, alla ricerca della fisica atomica e alle tecniche bioelettroniche.
Per chi volesse documentarsi approfondendo questi temi, consiglio le lettura delle opere del premio nobel della fisica F.A. Poop, che attraverso una seria ricerca di base, dimostra come a seguito delle sue conclusioni ineccepibili e scientifiche, l’efficacia del rimedio è possibile, grazie alla mutazione della struttura molecolare dell’acqua, nel momento in cui riceve l’informazione energetica, un piccolo input, in grado di modificare tutta la struttura del solvente.
Sappiamo del resto che alcuni animali sentono il sangue a distanza di parecchie miglia, una goccia di ormone in un lago è in grado di influenzare sessualmente la riproduzione dei pesci presenti.
Riporto infine una recente comunicazione, basata su acquisizioni in merito al comportamento delle molecole d’acqua anche in presenza di sostanze in concentrazione infinitesimale, sempre riferita allo studio dei legami atomici.

 Omeopatia nei piccoli animali

Questa immagine vuole esemplificare quanto i ricercatori hanno comunicato nel novembre 2001, su New Scientist: A. Coughlan riporta i dati di due chimici, Kurt E. Geckler e Shashadhar Samal del laboratorio di chimica Macromolecolare del dipartimento di scienze ed ingegneria dei materiali dal Kawangiu Institute of Tecnology nella Corea del Sud. Questi studiosi hanno dimostrato che in acqua le molecole anziché scindersi progressivamente in base alla loro diluizione, subiscono un processo opposto, si agglomerano dapprima come insiemi di molecole e successivamente come agglomerati di insiemi (clusters). Anziché allontanarsi quindi dagli aggregati ad essi adiacenti, si avvicinano progressivamente e quando è stata diluita la soluzione, la grandezza delle particelle è aumentata di 5-10 volte, e questo secondo la logica della fisica andrebbe al di là di ogni intuizione.
Questa prova è stata eseguita con varie sostanze anche insolubili, è stata impiegata la cicolodextrina, il monofosfato sodico di guanosina, il DNA, il cloruro di sodio.
In questo contesto la scoperta è veramente rivoluzionaria, facendo luce sui meccanismi di azione de rimedi omeopatici, infatti la diluizione del farmaco potrebbe allo stesso modo delle sostanze sopra menzionate, aumentare le proporzioni delle particelle a tal punto, da renderle tridimensionalmente e biologicamente attive.
Lasciamo comunque agli esperti la competenza per proseguire su questa strada, volgendo la attenzione sulle tecniche bioelettroniche, che possono indirettamente confermare l’azione del rimedio omeopatico.
Probabilmente ad  alcuni di voi, durante una visita da un medico che utilizza le tecniche alternative, sarà capitato di essere sottoposti ad un controllo con un apparecchio provvisto di fiale e di un puntale che appoggiato in determinate posizione del corpo o delle sole mani, misura la corrente elettrica di quel punto; avrà anche notato che il terapeuta durante le misurazioni cutanee inseriva o toglieva da una vaschetta varie fiale contenenti proprio rimedi omeopatici anche con nomi particolari, fino ad arrivare alla scelta di una misurazione stabile con una o più fiale, inserite in questo apparecchio.
Le fiale che danno la misura stabile, corrispondono a quei rimedi omeopatici diluiti che curano al persona e che permettono di riequilibrare un determinato punto della pelle, a cui  corrisponde un punto energetico, che fa parte di un canale energetico, come l’agopuntura insegna e di cui si parlerà in seguito.
Attraverso questo metodo indiretto, sono stati costruiti nel tempo apparecchi sempre più perfezionati, che comunque seguono sempre questo criterio di ricerca, la scelta del potenziale elettrico cutaneo di un punto preciso (cioè la corrente elettrica di una zona precisa della pelle) a cui corrisponde un riequilibrio del rimedio omeopatico, che quindi va ad agire su tutto il corpo con un segnale di riequilibrio elettromagnetico; non è una novità affermare che il nostro corpo vive grazie alla energia elettromagnetica che possiede (basta conoscerla, misurarla e riequilibrarla), ecco la spiegazione elettronica dei rimedi omeopatici.

Bibliografia
– Prontuario di omeopatia: Mario Aluigi, consigli pratici di terapia energetica per le famiglie. Guaraldi/Gufo edizione 1996.
– Le altre Medicine: Mario Aluigi, compendio di medicina omeopatica e medicina tradizionale cinese AIEP/Guaraldi Editore 1994.
– Agopressione: il metodo d’agopuntura senza aghi Maurizio Rosemberg Colorni Red/Edizioni 1993.
– Teoria e metodologia omeopatica in medicina veterinaria: Sergio Canello IPSA Editore 1995.
– Thérapeutique homéopatyhique vétérinaire: Marie-Noelle Issautieur-Henry Calvet Boiron Edition France 1987.
– Nuovi Orizzonti in medicina, la teoria dei biofotoni: Fritz Albert Popp IPSA Editore 1984.
– Fitogemmoterapia nella pratica clinica: Bruno Brigo Edizioni Boiron 1988
– Le medicine naturali: Bruno Brigo cd multimediale VERSIONE NATURA MEDICATRIX  Edizione Tecniche Nuove 1998.
– Medicina Nnaturale 11 approcci terapeutici… versione cd rom Edizione Tecniche Nuove 1999.
– Omeoptaia Veterinaria: Franco del Francia edizione red 1988.
– Omeoptaia in agricoltura: Luca Speciali Editore Clesav Ricerche 1987.
– Erbe medicinali e alimentazione naturale per cani e gatti: Osvalda Oasi Bertolini, Anna Vigoni Marciani Edizioni Tecniche Nuove 1993.
– Cronobiologia Cinese: Gabriel Flaubert,Pierre Crepon Edizioni Red  2000.
– Oligoterapia: Dimitri Mitropulos  Edizioni Editorium 1994.
– Atlante di agopuntura Veterinaria: Luciano Roccia, Marzio Panichi Edizioni Minerva Medica 1978.
– Mesoterapia agopunturale veterinaria: Mario Aluigi Edizioni Luise’ 1987.
– Omeoptaia facile: John H.Clarke manuale pratico di prescrizione Edzione IPSA 1992.
– Fitoterapia Comparata: Comitato Editoriale Aboca Edizioni Aboca  1993.
– Corso di energetica dei sistemi viventi: Maurice Mussat (Volume 1-2-3) Editore CISU 1987.
– Guarire con l’omeopatia il gatto: K.Sheppard Editore DEL RICCIO 1983.
– Guarire con l’omeopatia il cane K.Sheppard Editore DEL RICCIO 1987.
– Naturopatia: Fabio Ambrosi Edizioni GB 1999.
– Erbe per la salute dei piccoli animali: Max Rombi Editore Red 1989.
– Materia Medica Omeopatica: Henry Duprat Editore Fratelli Palombi 1984.
– Omotossicologia: Hans Heinrich Reckeweg Editore Guna  1988.
– Organon, dell’arte di guarire: C.F. Hahanemann  Editore Red 1985.
– Le malattie croniche: C.F.Hahanemann Editore Edium 1980.

Altro materiale è stato raccolto da comunicazioni scientifiche su riviste specializzate del settore e da appunti del sottoscritto, elaborati durante lezioni e convegni.
Sito Web Società Italiana Agopuntura Veterinaria www.siav-itvas.org

Francesco Vignoli, laureato in Medicina Veterinaria, è specializzato in medicina solistica, omeopatia veterinaria presso l’Istituto di Medicina Olistica  dell’Università degli Studi di Urbino. Curriculum vitae >>>

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