Non è necessario che un unico proprietario disponga di 200 ettari: il requisito può essere raggiunto attraverso l’unione di fondi confinanti, presentando domande individuali collegate tra loro. E per chi non raggiunge comunque questa superficie, il limite è contestato da sette associazioni ambientaliste e animaliste. LAV e LAC – Lega Abolizione Caccia sono a disposizione dei cittadini interessati, anche con il supporto dei propri legali.
Chi possiede o conduce un terreno agricolo o boschivo in Toscana e non vuole che venga utilizzato per la caccia programmata ha una scadenza da segnare in calendario: 30 ottobre 2026.
Con la pubblicazione del nuovo Piano faunistico venatorio regionale, approvato dal Consiglio regionale con deliberazione n. 62 del 30 luglio 2026 e pubblicato il 30 settembre, si è aperta la finestra per presentare le richieste di esclusione dei fondi dalla caccia.
Un’opportunità che interessa anche chi possiede pochi ettari, magari un oliveto, un vigneto, un bosco o un appezzamento di campagna. Il requisito dei 200 ettari previsto dalla disciplina regionale non deve infatti diventare, già in partenza, un motivo per rinunciare a informarsi e a far valere le proprie ragioni.

Il limite dei 200 ettari è contestato: i piccoli proprietari non rinuncino
La disciplina attualmente applicata prevede, in via ordinaria, una superficie minima di 200 ettari accorpati. Un requisito che può apparire insormontabile per chi dispone di una proprietà di dimensioni ridotte.
Proprio su questo punto è però aperta una contestazione importante.
ENPA, GRIG, LAC, LAV, Lipu BirdLife Italia, LNDC Animal Protection e WWF Italia hanno chiesto formalmente al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, di modificare il regolamento regionale n. 36/R/2022 ed eliminare il requisito dei 200 ettari.
Secondo le associazioni, l’articolo 15, comma 3, della legge nazionale n. 157/1992 riconosce ai proprietari e conduttori di fondi rustici la possibilità di chiedere l’esclusione dei terreni dalla caccia, mentre la soglia prevista dal regolamento regionale rischia di rendere tale facoltà concretamente inaccessibile alla maggior parte dei cittadini.
Le associazioni sostengono inoltre che il requisito potrebbe essere eliminato attraverso una modifica del regolamento da parte della Giunta regionale, senza la necessità di approvare una nuova legge. Richiamano anche l’esistenza, in Toscana, di riserve naturali con superfici inferiori ai 200 ettari, contestando che una simile estensione possa essere considerata indispensabile in ogni caso per tutelare la fauna.
Al momento, il limite è ancora vigente e non risulta eliminato da una pronuncia giudiziaria. La contestazione, tuttavia, è concreta e formalizzata: proprio per questo i proprietari con superfici inferiori alla soglia dovrebbero informarsi sulle possibilità disponibili, anziché considerare la questione definitivamente chiusa.
Anche pochi ettari meritano attenzione
Che cosa può fare, dunque, chi possiede un terreno di 2, 5, 10 o 20 ettari?
Una prima possibilità è verificare se esistano proprietari di fondi confinanti interessati alla stessa richiesta, così da valutare le modalità di presentazione coordinate previste dalla procedura regionale.
Per chi non riesce a raggiungere la superficie richiesta, resta possibile approfondire con l’assistenza legale la presentazione di un’istanza motivata, chiedendo all’amministrazione di esaminare la richiesta e di pronunciarsi. L’esito non è garantito, ma il quadro normativo è oggetto di contestazione e merita di essere approfondito caso per caso.
È importante non confondere questa procedura con quella relativa ai fondi chiusi, che segue condizioni specifiche e differenti.
Il messaggio, quindi, è semplice: non rinunciare prima ancora di aver verificato che cosa puoi fare. Un piccolo fondo non è necessariamente privo di valore per chi desidera tutelarlo e vuole chiedere che non sia interessato dalla caccia programmata.
LAV e LAC al fianco dei cittadini
Per accompagnare i proprietari in questo percorso, LAV e LAC – Lega Abolizione Caccia sono a disposizione dei cittadini interessati a chiedere l’esclusione dei propri terreni, offrendo supporto informativo e assistenza nell’approfondimento delle procedure, anche attraverso i rispettivi legali.
LAV ha inoltre comunicato di essere al lavoro con i propri avvocati per valutare come procedere e di stare predisponendo un possibile modulo da inviare tramite PEC, in alternativa alla procedura online regionale. È in corso anche un approfondimento sulla possibilità di presentare la richiesta in qualità di conduttori, oltre che di proprietari.
Si tratta di iniziative ancora in fase di definizione: prima di utilizzare un modulo alternativo, sarà necessario verificare le indicazioni aggiornate delle associazioni e gli sviluppi della procedura. L’obiettivo è rendere concretamente accessibile ai cittadini la possibilità di presentare le proprie istanze, anche alla luce delle contestazioni sul limite dei 200 ettari.
Nel frattempo, è utile procurarsi le visure catastali dei terreni interessati, verificare le superfici e identificare correttamente fogli e particelle. Chi conduce un fondo in affitto o sulla base di un altro titolo dovrebbe inoltre raccogliere la documentazione relativa alla conduzione, in attesa di chiarimenti definitivi sui requisiti applicabili.
La scadenza è vicina: informarsi e attivarsi subito
La finestra prevista dal nuovo Piano è breve e termina il 30 ottobre 2026. La procedura regionale è disponibile online e prevede l’accesso tramite SPID, CIE o CNS, oltre al pagamento di una marca da bollo di 16 euro.
Per chi vuole tutelare il proprio terreno, questo è il momento di verificare la propria situazione, confrontarsi con i confinanti e chiedere supporto alle associazioni o a un professionista competente.
La richiesta di esclusione non garantisce automaticamente il risultato desiderato, soprattutto quando non sono soddisfatti i requisiti attualmente previsti. Ma tra una rinuncia preventiva e una verifica concreta delle possibilità esistenti c’è una differenza importante.
Se desideri che il tuo terreno sia escluso dalla caccia, non lasciar passare la scadenza senza esserti informato. Anche se possiedi pochi ettari, puoi contribuire a far emergere una questione che riguarda molti cittadini e che oggi è al centro di una richiesta formale di modifica della normativa regionale.
Informazioni e fonti
- Regione Toscana – Richiesta di divieto di caccia nel proprio fondo rustico
- Regione Toscana – Piano faunistico venatorio regionale
- LAV – Piano faunistico della Toscana: togliamo terreno alla caccia
- Legge 11 febbraio 1992, n. 157, articolo 15, comma 3.
- Legge regionale Toscana n. 3/1994, articolo 25, e regolamento regionale n. 36/R/2022.







