Nell’ultimo periodo si è sentita l’esigenza di introdurre il termine “Botanical extracts” per dare nuova linfa a dei prodotti che erano ampiamente impiegati in passato e che, recentemente, stanno vivendo una fase di riscoperta. Per botanical extracts si intendono tutti gli ingredienti vegetali, considerando la pianta in toto o le sue parti intere, a pezzi o tagliate, in forma non trattata. Tali ingredienti vegetali sono selezionati poiché in tali tessuti sono presenti miscele di composti bioattivi, il cosiddetto fitocomplesso, ed alcune molecole specifiche che possono avere effetti benefici per la salute umana. Per questo gli ingredienti vegetali vengono sottoposti ad una serie di trattamenti, quali, ad esempio: l’estrazione, la distillazione, la spremitura, il frazionamento, la purificazione, la concentrazione e la polverizzazione per concentrare, preservare e rendere utilizzabili i loro principi attivi…
Matteo Palmari. Laureato in scienze agrarie con specializzazione in qualità e certificazione dei prodotti agroalimentari. Consulente e auditor nel settore HACCP e SQNPI.
Quando si parla di banalizzazione del turismo si fa riferimento a quella dinamica di impoverimento culturale che si attiva quando l’identità di un luogo (unicità, autenticità e profondità culturale) viene sacrificata per soddisfare le logiche del consumo di massa. Il risultato finale si concretizza nella proposta di attrazioni superficiali e omologate che al di là dell’impatto immediato sul visitatore, poco lasciano a quest’ultimo una volta terminata l’esperienza turistica.
Come si inseriscono queste considerazioni nel contesto delle produzioni agroalimentari di qualità e dell’offerta esperienziale che il territorio può offrire? Quale è il valore aggiunto, anche a lungo termine, che questa diversa visione della proposta territoriale può portare? Sempre più spesso ci si confronta con il termine “overturism” ovvero quel fenomeno che nell’immaginario collettivo si identifica con una massa di turisti che si trovano a condividere un luogo, sia esso di interesse storico che di interesse paesaggistico…
Stefano Gasbarra (Viterbo, 1961), Dottore Agronomo, Direttore Operativo Azienda Speciale Centro Italia della CCIAA Rieti Viterbo.
L’Institut Agricole Régional (IAR) di Aosta è stato istituito, ai sensi della legge regionale 1° giugno 1982 n. 12, allo scopo di “svolgere, in Valle d’Aosta, attività di istruzione tecnico-professionale e di formazione professionale, nonché di ricerca e sperimentazione in campo agricolo, anche in riferimento alle esigenze di tutela ambientale e di difesa del territorio proprie dell’ambiente di montagna”. L’Institut Agricole Régional è gestito da un consiglio di amministrazione, composto da 5 membri, e controllato da un collegio dei revisori dei conti, composto da 3 membri, tutti nominati a cadenza quinquennale dalla giunta della Regione Autonoma Valle d’Aosta. Il consiglio di amministrazione nomina un comitato direttivo, composto da 3 membri: il direttore amministrativo, il direttore della sperimentazione e il direttore didattico, ciascuno a capo del proprio settore. Il consiglio di amministrazione individua inoltre i membri di un comitato tecnico-scientifico, organo consultivo con il compito di formulare piani di attività sperimentale e di fornire agli organi direttivi della fondazione i pareri tecnici di volta in volta richiesti. Il direttore didattico dell’Institut Agricole Régional di Aosta è il prof. Michele Sigaudo…

