di Paolo Pecchioli

Giardino Corsi a Firenze
Giardino Corsi – Firenze

PARASSITI E MALATTIE

Un compito molto importante per il mantenimento della siepe è quello di salvaguardare la sua salute mediante opportuni interventi volti a contrastare l’aggressione di agenti patogeni d’origine vegetale (funghi) e di insetti parassiti. Per quanto riguarda i parassiti parleremo della cecidomia, delle cocciniglie, dei lepidotteri e delle psille. Per quanto riguarda le malattie, parleremo della famigliola, dello oidio e della ruggine. Saranno sempre suggerite soluzioni semplici e pratiche per contrastare i vari insetti parassiti e gli agenti patogeni, evitando il più possibile l’uso di prodotti chimici.

I PARASSITI ANIMALI
La cecidomia è un insetto particolarmente dannoso perché colpisce il bosso, una delle piante principali nelle realizzazioni dei giardini all’italiana. L’attacco di questo insetto è facilmente riconoscibile perché la foglia colpita presenta un rigonfiamento che sporge soprattutto nella   pagina inferiore. Le femmine di quest’insetto, infatti, depongono le uova in aprile-maggio e la presenza delle larve è riscontrabile già a fine primavera o all’inizio dell’estate, quando si notano sulle foglie aree circolari che tendono leggermente a rigonfiarsi, assumendo una colorazione chiara. Il rigonfiamento è causato, dunque, dalla presenza di  larve, apode e biancastre, con una lunghezza di pochi millimetri. Esse trascorrono tutto l’inverno all’interno delle foglie, in completa inattività. Le larve si svilupperanno soltanto nella primavera successiva, durante la quale riprenderanno a nutrirsi, rendendo il rigonfiamento nettamente visibile. La cecidomia provoca un danno particolarmente grave: le foglie colpite si disseccano e, nel caso di attacchi massicci, ci sarà una rilevante defogliazione e dunque un indebolimento generale della pianta.  Se l’attacco si ripete costantemente nel tempo, la pianta di bosso può morire. Per combattere efficacemente un attacco di cecidomia del bosso il rimedio più semplice è quello una potatura anticipata ad aprile. Infatti la potatura svolta in quel periodo precede lo sfarfallamento e la conseguente deposizione delle uova. In questo modo vengono asportati i rametti nelle cui foglioline è già presente l’insetto. Alla potatura deve seguire la distruzione dei rametti attaccati. La cecidomia può essere combattuta anche chimicamente, però, quest’intervento deve essere attuato soltanto nel caso di forti attacchi e concentrato in due periodi ben definiti. Il primo periodo in cui praticare la lotta chimica, è quello nel quale avviene lo sfarfallamento degli adulti, dunque in  aprile-maggio. Questo intervento, come la potatura anticipata, è rivolto ad impedire la deposizione delle uova. Il secondo periodo per intervenire chimicamente è quello durante il quale le larve sono giovani ed i rigonfiamenti appena percepibili, e ciò si verifica alla fine della primavera. 
La psilla è un insetto che colpisce, oltre al bosso, l’alloro, un’altra pianta molto utilizzata nei giardini. La psilla del bosso è un piccolo insetto che vive nelle siepi di bosso, soprattutto in quelle fitte e compatte. Infatti all’interno delle siepi molto folte si ha una scarsa circolazione dell’aria e dunque una perdurante umidità, nella quale questo insetto trova le condizioni ottimali di vita. Il danno è causato della forma giovanile dell’insetto, le neanidi, le quali sono dotate di un apparato boccale pungente-succhiante con il quale sottraggono la linfa alle piante. La puntura effettuata dalle neanidi sui germogli determina la caratteristica deformazione a cucchiaio del lembo dello pagina superiore: in altre parole, la pagina superiore diviene concava. I germogli colpiti si sviluppano con difficoltà e possono anche morire. Il danno è particolarmente grave se vengono attaccate piante giovani perché il loro sviluppo definitivo è rallentato. Per lottare contro la psilla del bosso è consigliabile agire sulle condizioni ambientali che permettono all’insetto di svilupparsi. Infatti possiamo praticare delle potature più decise allo scopo di sfoltire la vegetazione, per evitare che all’interno della siepe non si formi più umidità che favorisce l’insetto.
La psilla del lauro o dell’alloro colpisce le foglie ed i germogli di questa pianta, determinando su di essa delle pseudogalle fogliari. Le foglie colpite si arrotolano verso la pagina inferiore, assumono una consistenza carnosa, ingialliscono e seccano. L’attacco può interessare anche i germogli, i quali si deformano, si accartocciano totalmente assumendo una colorazione chiara e successivamente si seccano. I germogli pesantemente attaccati arrestano il loro sviluppo e la pianta d’alloro è costretta a vegetare nuovamente. Questo rallentamento o arresto dello sviluppo delle giovani piante in fase di crescita è il danno maggiore che provoca questo insetto. Visto che questo insetto, durante la buona stagione, può compiere anche quattro o cinque generazioni, il rimedio per contenere un attacco di psilla consiste nell’operare potature rivolte all’eliminazione dei germogli e della vegetazione più colpita.
Altri insetti parassiti molto dannosi sono le cocciniglie. Le cocciniglie colpiscono un gran numero di piante nutrendosi della loro linfa. Esse le troviamo sulle foglie, sui germogli, sui rametti ed anche sui rami ed i fusti. Nelle piante massicciamente infestate la crescita avviene in modo stentato o addirittura  si arresta. La pianta lentamente deperisce fino alla morte. Anche se la vita della pianta non dovesse essere in pericolo, va rilevato che quest’insetto reca un danno estetico non indifferente. Nella grande maggioranza dei casi questi insetti si muovono soltanto allo stadio giovanile di neanide, mentre da adulti perdono questa capacità e rimangono fissi sulla foglia o sul rametto attaccato. Tra le moltissime piante che possono essere attaccate da questi insetti, voglio segnalare il pittosporo perché è colpito da molti tipi di cocciniglie, come la grande cocciniglia cotonosa degli agrumi (Iceria purchasi) che infesta le foglie ed i rametti, la Saissetia oleae più conosciuta con il nome di “mezzo grano di pepe”, la quale colpisce i rami e le foglie, la cocciniglia fioccosa che colpisce le foglie ed i germogli, le cocciniglie a scudetto che infestano i rami e le foglie ed infine l’asterolecanio, cocciniglia infestante i rami ed i fusti. 
I lepidotteri sono quegli insetti che allo stadio giovanile vengono chiamati bruchi e da adulti farfalle. Il danno è provocato soltanto dai bruchi, i quali possono colpire varie parti delle piante. Alcune specie di bruchi si nutrono delle radici, altri delle foglie e dei germogli, altri ancora scavano gallerie nei rami degli alberi. Questi bruchi, o più correttamente le larve di lepidottero, sono in possesso di un potente apparato boccale masticatore, con il quale arrecano i danni alle parti sopra citate. Occupandoci di siepi, rileviamo il danno estetico causato dalle erosioni fogliari, ma c’è anche un danno che riguarda la fisiologia della pianta, la quale, rivegetando nuovamente, si indebolisce e può essere più facilmente attaccata da altri parassiti. Molte piante utilizzate per costituire le siepi, fra le quali la Maonia, la Maclura e il leccio, vengono attaccate da varie specie di lepidotteri. Anche un coleottero, l’oziorrinco, può provocare danni alle foglie di alcune specie di siepi. In questo caso il responsabile delle smarginature fogliari non è la larva, bensì l’adulto: allo stadio larvale quest’insetto attacca le loro radici. Tra le piante colpite da questo doppio attacco ricordo l’olivagno (Eleagnus angustifolia), l’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides), l’aucuba, il ligustro.

LE MALATTIE
L’Armillaria mellea è un agente patogeno che aggredisce moltissime specie di piante, particolarmente difficile da combattere. Questo fungo provoca marciumi radicali, generalmente su piante deboli o site in terreni nei quali l’acqua ristagna frequentemente. La malattia è difficilmente riconoscibile osservando la chioma delle piante; infatti si nota solo una generale sofferenza e indebolimento della vegetazione, dimostrata anche dal fatto che le foglie ingialliscono e tendono a cadere. I sintomi caratteristici di questa malattia si manifestano a livello del colletto e delle radici. Le piante colpite presentano radici dalla corteccia molto scura; staccando la quale si può vedere un biancastro strato feltroso. Un’altra  manifestazione tipica dell’Armillaria mellea è data dal profumo di fungo fresco sprigionantesi dai punti attaccati. Alla base dei fusti si formano i corpi fruttiferi del fungo, i quali sono molto ravvicinati, riuniti in gruppi e molto numerosi. Vengono chiamati famigliole o chiodini e sono molto ricercati perché mangerecci. La pianta attaccata può morire in tempi medio-lunghi. La lotta contro all’Armillaria mellea si attua evitando prolungati ristagni d’acqua nei terreni, perché è proprio questa perdurante ed eccessiva umidità che favorisce l’insorgere della malattia. Fra le tante piante che vengono colpite  ricordo l’alloro, bosso, il cipresso, il ligustro ed il tasso. 
L’oidio è una malattia, conosciuta anche con il nome di mal bianco, che sicuramente riduce moltissimo la bellezza di una siepe. Il lauroceraso è una delle piante da siepe maggiormente colpite.

Foglie di Lauroceraso colpite da oidio
Foglie di Lauroceraso colpite da oidio

Questa malattia si sviluppa dalla metà di aprile alla metà di maggio, perché trova in quel periodo le condizioni ideali di umidità e di temperatura. Infatti le condizioni favorevoli per lo sviluppo di questa malattia sono date da alte temperature e umidità. Si ha lo sviluppo dell’infezione anche solo con elevata umidità ambientale, senza il verificarsi di piogge. La sua prima manifestazione è costituita da una lieve deformazione delle foglioline dei germogli. Le foglioline colpite arresteranno la loro crescita. Già ai primi sintomi possiamo subito stabilire con sicurezza che questa malattia è l’oidio, perché, osservando la pagina inferiore delle foglioline, noteremo una “polverina” biancastra. Avvicinando una fogliolina con quei sintomi al naso, avvertiremo chiaramente un profumo di fungo. In breve tempo la deformazione delle foglioline sarà sempre più accentuata. La loro superficie apparirà bollosa e bucherellata, perché, nei punti in cui si è insediato il fungo, il tessuto fogliare andrà incontro a necrosi, seccando successivamente e distaccandosi dal resto della fogliolina, che rimarrà verde ed integra.
I germogli e le giovani foglie deformandosi si ricopriranno di questa “polvere” biancastra, necrotizzando successivamente e portando la foglia a cadere.
Le foglie adulte posseggono una certa consistenza e questo le rende meno soggette a venire colpite dal fungo. Però nelle annate durante le quali si verificano le condizioni ottimali per lo sviluppo del fungo, anche le foglie adulte presenteranno le bucherellature. Dato che l’infezione è più concentrata sui giovani germogli e sulle foglioline che sulle foglie adulte, le siepi che subiscono frequenti potature saranno più soggette ad essere colpite dal fungo. Infatti, le siepi di lauroceraso più soggette a questa malattia sono quelle che vengono spesso potate e che hanno dunque una vegetazione costituita da nuovi germogli. Durante la stagione avversa il fungo si annida nelle perule delle gemme, “risvegliandosi” soltanto quando si verificano le condizioni ottimali di sviluppo, ovvero quando ci sarà il clima caldo umido; così sarà assicurata la propagazione della malattia.
La lotta a questa malattia può essere di natura preventiva o chimica. Le pratiche agrarie preventive riducono l’incidenza della malattia; infatti per  limitare questa malattia bisogna evitare che si verifichino ristagni d’acqua nel terreno, ovvero bisogna garantire un buon drenaggio, le irrigazioni devono essere fatte in modo tale da evitare di bagnare la vegetazione nel periodo precedente all’apparire dei primi sintomi (che si hanno in aprile-maggio), bisogna ridurre il numero delle potature ed evitare quelle troppo drastiche, non abbondare nella somministrazione di concimi azotati, i quali favoriscono l’insorgenza della malattia, ma somministrare concimi organici nella stagione autunnale.
Per quanto riguarda i rimedi chimici, il miglior risultato si ottiene con la somministrazione di zolfo. Si interviene all’apparire dei primi sintomi e i trattamenti vanno ripetuti per circa tre volte, con un intervallo i tempo di dieci giorni tra un trattamento e l’altro. Gli interventi chimici possono essere preventivi, e in tal caso si effettuano quando il lauroceraso comincia a  germogliare, oppure curativi, quando si manifestano i primi sintomi. 
Anche altre piante sono colpite dall’oidio o mal bianco, come ad esempio la maonia, il leccio, il berberis, la fotinia, ginestra, il biancospino ecc.

Oidio su Maonia
Oidio su Maonia

Le ruggini sono malattie fungine che colpiscono numerosissime piante ornamentali.
Qui tratteremo della ruggine dei ginepri, del cipresso e della thuja, piante largamente impiegate per costituire le siepi. Su queste piante si ha la formazione di pustole fogliari, a volte appena percettibili, di colore giallastro, rossastro o bruno rugginoso. La malattia può colpire anche i rametti dei ginepri, i quali ingrossano, si screpolano sulla scorza e successivamente seccano. Dato che il danno provocato sulle piante da questa malattia è costituito appunto da indebolimenti e disseccamenti fogliari e dei giovani rametti, e dunque da una riduzione dello sviluppo vegetativo, potremo definire questo danno prevalentemente estetico. Infatti raramente questa malattia provoca grossi problemi.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI   
– AA.VV. “IL GRANDE LIBRO DEI FIORI E DELLE PIANTE” Selezione dal Reader’s Digest – Milano – 1978
– E.Susini “I MIEI FIORI E IL MIO GIARDINO”  Edagricole 1987
– E. Susini “SIEPI E BORDURE” Edagricole
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– M.Ferrari “LIMANTRIA O BOMBICE DISPARI” Tratto da “GIARDINI” Maggio 2005
– M.Ferrari, A.Menta, E.Marcon, A.Montermini “MALATTIE E PARASSITI DELLE PIANTE DA FIORE, ORNAMENTALI E FORESTALI” Edagricole
– M.Ferrari, D. Medici “ALBERI ED ARBUSTI IN ITALIA – manuale di riconoscimento” Edagricole 2003
– L.Crespi “BONSAI – guida pratica all’arte e alla coltivazione” Fabbri editori 1989
– G.Oelker “MANUALE DI FLORICOLTURA”  Edagricole 1957

Paolo Pecchioli, Agrotecnico, è in possesso del diploma di qualifica di orto-floricoltore. Attualmente ricopre la mansione di Assistente tecnico presso l’Istituto Tecnico Agrario di Firenze.

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