
di Paolo Degli Antoni
La bozza inviata a Bruxelles, in ritardo, è stata pubblicata sella piattaforma del MASE. A una prima lettura gli obiettivi quantitativi e le risorse economiche impegnate paiono poco ambiziosi per quanto riguarda la prima fase sino al 2030-2032; questo non sorprende, visto che l’Italia è uno degli Stati membri che ha tentato di opporsi al regolamento sul ripristino della natura.
Per quanto riguarda le praterie si fa riferimento ai progetti LIFE esistenti.
In materia d’agricoltura la PAC è il principale strumento regolatore e finanziatore, in particolare con le misure agroambientali. Particolare rilievo per gli ecosistemi agricoli è dato dall’Azione B.6 “Destinare almeno il 4% delle superfici agricole ad elementi caratteristici del paesaggio ad elevata diversità”; è elevato il rischio di impiegare gran parte delle risorse della misura del PSR indirizzata agli elementi caratteristici del paesaggio verso il costoso ripristino dei terrazzamenti e dei muretti in pietra, troppo spesso occasione di retrocessione di successioni secondarie ben avviate di maggior valore ecologico. Le foreste continueranno ad essere utilizzate secondo le norme statali e regionali, monitorandone gli effetti sulla biodiversità con schematici indicatori; solamente il 3,4% della superficie forestale nazionale verrà rinaturalizzato e poche decine di Km2 di habitat forestali saranno oggetto di misure di ripristino. Anche la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua è poco ambiziosa.
Gli obiettivi relativi agli ecosistemi urbani sono i più modesti, lo hanno voluto ANCI e ANCE. Significativa è la frase: “Il Piano non introduce effetti conformativi diretti sul regime giuridico dei suoli né determina automaticamente obblighi di modifica degli strumenti urbanistici vigenti”. I Comuni saranno cioè liberi di non attuare il PNR, proseguendo con l’urbanistica in atto, pagando le sanzioni comunitarie che verranno loro comminate con gli extra introiti degli oneri di urbanizzazione e con le monetizzazioni delle deroghe agli standard.
Gli strumenti cartografici ammessi, per uniformità, saranno solo quelli offerti da Copernicus, gli habitat oggetto di monitoraggio e d’intervento sono quelli della rete ecologica europea Natura 2000.







