Giornate di lavoro, tipologie e successioni temporali


di Alessandro M. Basso


Campo con rotoballe


Il terreno naturale è, solitamente, coperto da piante spontanee erbacee, arbustive o arboree: è, pertanto, necessario praticare appositi interventi (es. dissodamento, spietramento) per rendere il terreno idoneo a ricevere le colture agrarie.
Così ottenuto il terreno, esso va, quindi, sottoposto a determinati lavori preparatori (es. l’aratura), di tipo autunnale, primaverile ed estivo: all’uopo, è da notare che la lavorazione preparatoria va effettuata nell’intervallo di tempo tra la raccolta di una coltura e la semina della successiva.
Il momento migliore per lavorare il terreno va individuato a seconda di vari elementi, tra cui il tipo di suolo, lo scopo preminente della lavorazione, le condizioni di lavorabilità.
In genere, i terreni pesanti, a grana fina, devono essere lavorati con un maggiore anticipo sulla semina di quelli leggeri, in quanto i primi raggiungono più difficilmente lo stato strutturale e nei secondi la sostanza organica, causa intenso arieggiamento, è soggetta, d’estate, ad un attivo processo di mineralizzazione che annulla o riduce, di molto, la concimazione organica.
Nelle zone a clima temperato-caldo, poi, si consiglia di non lavorare le terre argillose subito dopo l’eventuale caduta di scarse piogge estive, pena la conseguenza dell’arrabbiaticcio (soprattutto per il frumento) dovuto alla mescolanza degli strati superficiali bagnati con quelli profondi e recante un immediato e (poli) annuale isterilimento del suolo.
In agronomia, le operazioni colturali, attualmente (quasi) totalmente meccanizzate, vanno, perciò, adeguatamente programmate, sin dalla successione temporale e dal numero di giornate lavorative da impiegare, al fine di ottenere una migliore resa produttiva e senza recare danni al terreno, all’ambiente in generale e, quindi, all’uomo.
Nel caso delle monocotiledoni, come il grano duro-tenero, l’orzo e l’avena, le giornate lavorative annuali (per l’intero ciclo biologico) stimabili per ettaro sono pari a quattro-cinque e, segnatamente:
a) aratura del terreno con trattrice e trivomere per un numero di ore pari a sei – sette per ettaro in agosto/settembre;
b) primo ripasso con trattrice e erpice/od estirpatore o vibrocoltivatore per un numero di ore pari a tre-quattro in settembre/ottobre;
c) concimazione di base con trattrice e spandiconcime centrifugo (ore 3 – 3,5/ettaro) in ottobre/novembre;
d) secondo ripasso (ore tre/ettaro) in ottobre/novembre;
e) semina con trattrice e seminatrice a righe del tipo pneumatico (ore 4 – 4,5/ettaro) in novembre/dicembre;
f) concimazione di copertura con trattrice e spandiconcime centrifugo (ore 3 – 3,5/ettaro) in febbraio/marzo;
g) diserbo e trattamenti contro patolologie con trattrice, carrello e barre irroranti (ore 2 – 2,5/ettaro) in marzo/aprile: se necessari, vanno praticati anche trattamenti contro fusariosi (ore 2 – 2,5/ettaro) in aprile/maggio;
h) infine, operazione di raccolta con macchina mietitrebbiatrice (ore 2 – 2,5/ettaro) in giugno.
Per il pomodoro, coltura stagionale da industria, di pieno campo ed intensiva, si stimano necessarie tra le cinquanta e le sessanta giornate lavorative per ettaro.
A partire da febbraio, il terreno va preparato mediante arature da praticare sino ad aprile, epoca di trapianto con trapiantatrice meccanica.
Il ciclo biologico dalla messa a dimora delle piantine (cioè dal trapianto, nel terreno, delle piantine con zolla) alla raccolta è di 120/130 giorni, l’esigenza di acqua (con distribuzione a goccia, a mezzo tubicini) è pari a m.c. tremila-quattromila/ettaro ovvero circa mm. trecento- quattrocento/ettaro (1 mm di acqua distribuita su 1 Ha corrisponde a dieci m.c.) e la produzione prevista-attesa, seguendo tali canoni colturali, è di circa ottocento/mille quintali/ettaro.
Infine, per l’olivo, coltura arborea annuale, si stimano necessarie tra le quaranta e le sessanta giornate lavorative annuali per ettaro, in caso di oliveti tradizionali con cento piante/Ha cioè disposte al sesto (distanza) di mt. 10 x mt 10 oppure di oliveti con 156 piante/Ha cioè disposte al sesto di mt 8 x mt 8.
Non risultano numerose le operazioni colturali al terreno: l’aratura o la fresatura (consigliata particolarmente quando il terreno non deve essere coltivato) vanno praticate, mediamente, in sei interventi all’anno, in modo da mantenere pulito il terreno dalle piante infestanti (erbacce); in febbraio/marzo si prevede la potatura degli alberi e a partire da marzo sono consigliati dei trattamenti di difesa antiparassitaria. Infine, in novembre/dicembre viene effettuata la raccolta delle olive con sistema semi-meccanizzato.


 Bibliografia
A.M. Basso, Le lavorazioni agronomiche: effetti ambientali e conseguenze giuridiche (3-11-2010) – http://www.fidaf.it/index.php/tutti-i-temi/agricoltura-e-ambiente/le-lavorazioni-agronomiche-effetti-ambientali-e-conseguenze-giuridiche.html
A.M. Basso, Le lavorazioni tradizionali del terreno: essenziali caratteristiche agronomiche (4-11-2010)-http://www.fidaf.it/index.php/tutti-i-temi/agricoltura-e-ambiente/le-lavorazioni-tradizionali-del-terreno-essenziali-caratteristiche-agronomiche.html
F. Bonciarelli, Agronomia, Bologna, 1992, pag. 48 e ss.
A. Grimaldi – F. Bonciarelli, Coltivazioni erbacee, Bologna, 1983, pag. 35 e ss.


Alessandro M. Basso, Dottore di ricerca interfacoltà Agraria-Giurisprudenza in “uomo-ambiente”, giornalista pubblicista, geometra abilitato, responsabile sezione cultura “uomo-ambiente” della Associazione dei Dottori in Scienze Agrarie e Forestali della provincia di Foggia, Guida ufficiale del Parco nazionale del Gargano, Avvocato, conciliatore professionista. E-mail: alebavv@virgilio.it


 






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