di Elena Nelli

Maremmane al pascolo
Maremmane al pascolo

Il pascolo è una risorsa seminata o naturale, di lunga durata (da alcuni anni a secoli).  Un pascolo è costituito da un numero elevato di specie, l’insieme di esse determina la qualità e la quantità produttiva di un pascolo che solo una buona gestione della mandria può preservare, evitando che il pascolamento agisca come selezione negativa  per le specie più appetite. Non tutte le specie presenti nei terreni a pascolo sono ugualmente appetite dalle diverse specie animali. Le specie dei pascoli possono essere classificate in: pabulari, parzialmente pabulari (utilizza solo parte della pianta), non pabulari (l’animale rifiuta completamente la pianta perché sgradevole)e senza interesse pabulare (le piante hanno uno sviluppo vegetativo così modesto da non consentirne il prelievo). Ogni specie presente nel cotico svolge funzioni specifiche e contribuisce in modo diverso all’organizzazione che è tanto più stabile quante più specie lo costituiscono. Il cotico tra le tante funzioni regola la distribuzione degli animali nello spazio. Nelle zone non pascolate da lungo tempo, si sviluppano specie aromatiche che attirano gli animali, quando invece il carico è eccessivo si sviluppano specie poco gradite, a causa delle spine o di sostanze velenose, da cui gli animali rifuggono istintivamente. Le specie utilizzatrici appartengono essenzialmente agli erbivori domestici (bovini, ovini, equini, caprini, conigli) e selvatici (mufloni, daini, cervi, stambecchi, camosci, caprioli, lepri, marmotte). Il loro comportamento sociale varia in relazione alla specie e alla razza animale; alcune sono tipicamente gregarie (certe razze ovine che, percorrono il territorio a gruppi serrati), altre decisamente individualiste (equini), mentre altre (bovini, in vario modo a seconda della razza, e alcune specie di selvatici) presentano caratteristiche intermedie. Le abitudini gregarie comportano di solito minore ingestione di erba e maggiori danni al cotico in quanto, a parità di altre condizioni, il movimento è più accentuato. Il comportamento sociale è anche influenzato dal clima; l’elevata umidità dell’aria sfavorisce il movimento perché rende più difficoltosa la dispersione del calore, a causa di ciò nei paesi con clima pluviale gli animali tendono a cercare foraggio con piccoli spostamenti spaziali. Al contrario negli ambienti con aria secca, che sono anche quelli in cui le disponibilità foraggeree sono inferiori, gli animali effettuano spostamenti notevoli nell’arco del giorno. Le preferenze alimentari possono essere verso l’una o l’altra specie vegetale (selettività di pascolamento) e lo spingersi del prelievo degli strati di fitomassa, più o meno vicino al suolo (intensità di pascolamento), variano nel tempo e nello spazio. Il morso degli ovini è basso vicino al colletto della pianta, lo stesso dicasi degli equini, mentre quello dei bovini è di modestà entità, questi ultimi infatti oltre ad essere sprovvisti di incisivi superiori utilizzano la lingua come mezzo di prensione, strappando l’erba piuttosto in alto, a circa 4-5 centimetri da terra. Le differenze di prelievo possono permettere convivenze fra specie animali diverse (anche fra domestici e selvatici) e possono giustificare forme di pascolamento misto o in successione. L’organizzazione giornaliera del tempo degli animali varia in funzione della razza, dell’età, della vegetazione, del tipo di unità pastorale e della distribuzione delle infrastrutture nel pascolo. Per i ruminanti, soprattuto bovini, il pascolamento  dura in media 8-9 ore al giorno suddivise in due periodi giornalieri, a volte anche notturni, in funzione dell’andamento climatico. L’integrazione alimentare al pascolo riduce il pascolamento e l’ingestione di erba. L’organizzazione dello spazio, se non vincolati, viene distinto in aree di prelievo della fitomassa da quelle di restituzione e di riposo; ciò influisce sul tipo di vegetazione. Questo comporta notevole movimento giornaliero, da percorrenze inferiori a 1 km al di per bovini da latte condotti con pascolamento turnato ad oltre 50 km al di per razze podoliche  in pascolamento libero. A parità di ingestione d’erba, i trasferimenti eccessivi comportano dispendi energetici notevoli (anche kg di s.s. al gg) e notevoli danni al cotico erboso. Tutto ciò può portare ad un disequilibrio tra entità del prelievo e della restituzione quindi, è importante una regolare distribuzione degli animali  sul territorio. La restituzione delle deiezioni ha effetti negativi o positivi. Con animali sostenuti ad alti livelli di integrazione può verificarsi un eccessivo fenomeno di restituzione con conseguente accumulo di nutrienti, con conseguente eutrofizzazione dei pascoli. Tutte le tecniche di controllo della distribuzione delle restituzioni, come pascolamento razionale, corretta collocazione ed eventuale rotazione dei poli di attrazione, possono migliorare la vegetazione pabulare attenuando le irregolarità distributive. Il calpestamento, salvo i casi in cui favorisce l’interramento dei semi o danneggia meccanicamente alcune infestanti (mandratura), produce effetti negativi, come i danni all’apparato fogliare e radicale, inacidimento (il terreno diventa asfittico con conseguente diminuzione del pH) e compattazione del suolo (elevata per i bovini per il peso e lo scivolamento degli zoccoli in giaciture declivi) con conseguente comparsa di numerose infestanti. Per limitare i danni, occorre limitare carichi istantanei eccessivi in condizioni di elevata umidità del terreno. Una non corretta movimentazione della mandria può provocare il sentieramento che in aree declive può interessare il 30-40% della superficie. I danni sono limitati quando il terreno è asciutto e ha una tessitura grossolana. Domestici o selvatici che siano, gli animali utilizzatori svolgono una duplice funzione: da un lato sono utilizzatori e trasformatori dell’offerta pabulare, dall’altro sono  strumento di equilibrio, gestione e mantenimento delle potenzialità produttive vegetazionali.

Elena Nelli, laureata in Tutela e gestione delle risorse faunistiche presso la Facoltà di Agraria di Firenze, è iscritta al corso di laurea magistrale in Agrozootecnia sostenibile. Continua >>>

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