di Federico Vinattieri

esposizione canina
L’esposizione canina “Trofeo G. Benelli” del 1996 – foto di © Guillermo Fiorenza

Quando ci si addentra nell’immenso settore della zootecnia, tra le svariate branche che lo compongono, ci si accorge subito che per la maggior parte delle specie, cosiddette “domestiche”, esistono le verifiche zootecniche, proposte e talvolta imposte, dalle varie Federazioni ed Enti Nazionali.

Queste verifiche vengono svolte da figure tecniche/professionali, che hanno frequentato un percorso formativo e che hanno solitamente superato uno o più esami di abilitazione.

Stiamo parlando ovviamente proprio di quella categoria… la più amata e la più odiata, la più apprezzata e la più discussa: i Giudici.

Io che sono Giudice in diversi settori zootecnici, ho appreso che in ogni ramo vi sono certamente metodi e regolamenti completamente differenti, da seguire e da attuare, ma alla fin dei conti le basi del giudizio restano pressoché invariate. L’estetica resta estetica, e l’esteta resta esteta. Il colpo d’occhio fa la differenza.

L’approccio può giustamente variare, ma l’osservazione resta tale, che si parli di cani, polli, canarini, conigli, pecore, cavalli o qualunque altro animale da esposizione di bellezza.

 

Tenendo ben presente che la bellezza non è un concetto universale e condivisibile, i suoi canoni di valutazione possono quindi variare considerevolmente da persona a persona, della serie “quel che è bello per te non è detto che sia bello anche per me”… proprio per questo esistono regole per tale valutazione, regole oserei dire universali.

Nello specifico vi sono tre parametri di fondamentale importanza, che qualunque Giudice deve sempre perseguire, in qualunque situazione, in ogni competizione a giudizio, dovunque vi sia necessità di un giudizio tecnico concernente la bellezza.

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Un Mastino Napoletano sotto giudizio del Giudice Filippo Carrassi – foto © F.Vinattieri

In ordine di importanza: Standard, Salute, Tipo.

Perché li ho messi in quest’ordine?

Semplice, perché lo STANDARD, deve essere sempre il primo grande parametro di confronto.

Quello che è riportato nello standard non è solo teoria infatti, non è solo un elenco di potenziali peculiarità, ma è da considerarsi un “diktat“, ossia una richiesta non negoziabile, di ordine perentorio, un’imposizione tassativa, una “condicio sine qua non“.

Se il Giudice conosce bene e segue le linee guida dello Standard ufficiale non sbaglia, o comunque cade in errore il meno possibile.

Mi è successo molte volte, soprattutto giudicando le mostre avicole, di andare a valutare esemplari di razze che non avevo mai incontrato prima, in questi casi lo standard è sicuramente l’unica arma a disposizione per non commettere errori di valutazione e per non cadere in omissioni o incongruenze.

E’ un dovere per il Giudice conoscere lo standard, cercare con lo studio, l’esperienza, l’attenzione, di ridurre al minimo possibile la percentuale fisiologica di errore… perché si sa, siamo uomini non macchine, anche noi Giudici possiamo sbagliare, specialmente perché andiamo a giudicare animali, quindi esseri viventi, e non oggetti inanimati… pertanto è giustificabile che l’animale possa celare difetti o evidenziare qualità anche temporaneamente, che restano occulti a chi non sa osservare con attenzione, a chi non ha l’esperienza per coglierli, o a chi semplicemente non guarda nel punto giusto al momento giusto.

Con questo preambolo sullo standard, non voglio dire che per il Giudice la rigidità mentale deve diventare di routine e soprattutto che seguire rigorosamente lo scritto debba diventare il modo corretto di affrontare un giudizio, ovvio che non è così, ma comunque quanto riportato nello standard non può essere travisato, né interpretato a piacimento.

Passiamo al secondo parametro, anch’esso imprescindibile: lo STATO DI SALUTE.

Partendo dal presupposto che il Giudice non è un medico veterinario, o almeno non sempre lo è… e comunque non deve certo stilare un referto medico durante il giudizio, la valutazione dello stato di salute si basa sulla semplice osservazione superficiale, tramite quattro sensi: vista, tatto, udito e talvolta (purtroppo) anche l’olfatto.

La vista ovviamente ricopre il ruolo principale, anche se va di pari passo con il tatto. Si deve osservare il soggetto in ogni sua parte, soprattutto nelle zone che, per conformazione fisica, tendono ad essere meno visibili, come occhi, orecchie, bocca, piedi, linea inferiore del tronco. Se con l’osservazione visiva si rileva qualche mancanza, qualche imperfezione cutanea, o comunque qualche difetto legato allo stato di salute, allora è inevitabile la penalizzazione. Il tatto può molto aiutare in questi casi. Quando si ha un sospetto sempre bene accertarsene toccando l’animale.

L’udito può essere utile, soprattutto nella valutazione dello stato di salute dei volatili, polli ornamentali, canarini e uccelli da gabbia, i quali quando presentano problemi respiratori tendono a sibilare o ad emettere suoni insoliti, che devono essere captati dal giudice, per far capire che il soggetto non è in ottimo stato di salute.

Per ultimo, l’olfatto, che ci può sicuramente far capire lo stato di igiene dell’animale, che rientra anch’esso certamente negli indicatori di salute.

L’espositore che porta al cospetto del Giudice un esemplare che emana un odore sgradevole, commette un grande errore, ahimè ancora molto comune soprattutto in alcune razze canine, ma anche in alcune specie/razze avicole.

Tenendo sempre presente che, all’interno dei difetti elencati nello standard, vi sono molte voci che riguardano proprio difetti legati alla salute, come ad esempio nei cani la presenza di “entropion”, tanto per fare un esempio palese, che è considerato sempre un difetto da squalifica, vi sono anche multiforme problematiche che un Giudice può riscontrare nei soggetti esposti, non indicati nello standard come difetto, che deve comunque segnalare e penalizzare assolutamente.

Se ci si trova dinanzi ad un soggetto ricoperto da “rogna”, ad esempio, lo si dovrà fortemente penalizzare, perché la presenza di questo parassita va a gravare sulla vita, la salute ed il benessere del soggetto stesso. Se ci si trova davanti un soggetto con evidenti malformazioni o palesi indici di patologie, che ne deturpano l’aspetto o che si ripercuotono sulle normali funzionalità fisico-motorie dell’esemplare, sicuramente il Giudice deve tener di conto di tali problematiche.

Un soggetto che presenza deficienze di salute evidenziabili dalla sola osservazione, non potrà mai primeggiare in una verifica zootecnica di bellezza.

La mancanza di vigore è certamente uno degli aspetti da valutare per primo.

In parole povere, per concretizzare tutto il concetto in una frase, dobbiamo sempre valutare se il soggetto sia in grado di realizzare qualsiasi funzione che sia destinato ad espletare.

Dopo aver analizzato i soggetti esposti con i parametri dello standard e con i principali indicatori visibili di salute, il Giudice può tener conto del “TIPO“… e qui ci dobbiamo dilungare un po’, poiché questo concetto è tutt’altro che semplice da spiegare e da far comprendere, soprattutto ai non addetti ai lavori.

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Un pollo in mostra sotto osservazione del Giudice – foto di © Rupert Stephenson e B. McCartney

Definiamo prima di tutto cosa si intende per “tipo”.

Il tipo non è altro che l’insieme delle caratteristiche che distinguono una razza. Detto così parrebbe un sinonimo di standard, ma non è tale.

Per valutare il tipo, si deve far riferimento a due cose: alla prima voce, ossia proprio allo standard, e alla conoscenza, all’esperienza che si ha della razza e della sua selezione.

Non è un caso che la maggior parte dei giudizi scritti, iniziano con “soggetto in tipo…”, oppure “buona tipologia di razza…”, o svariati frasi equiparabili a queste, poiché questa voce è essenziale per stabilire se il soggetto sotto esame sia veramente meritevole.

C’è da comprendere anche che il tipo corretto dovrebbe essere uno solo, ma ribadisco che non stiamo parlando di calcoli matematici o di giudizi su parametri fissi, ma si parla di valutare delle creature viventi, quindi assoggettarsi a schematiche stime su gli aspetti qualitativi di un esemplare non è possibile, ed occorre una certa elasticità mentale per capire quale sia il soggetto più “in tipo” fra quelli sotto osservazione.

La verità è che ogni allevatore fissa nella propria mente, uno stereotipo di quella razza, un proprio modello idealizzato da ricercare, dal quale difficilmente tenderà ad allontanarsi.

Il modello ideale di un allevatore non è quasi mai uguale al modello ideale di altri, ed è anche una fortuna, poiché questo comporta una diversificazione delle selezioni e delle linee di sangue, concedendo alla razza una variabilità notevole.

Così come ogni l’allevatore possiede il suo modello, il suo tipo appunto, anche il Giudice, pur avendo chiaro lo standard, ne è in parte a sua volta condizionato.

Ed è così che dopo aver valutato il soggetto confrontandolo con lo standard, e dopo aver valutato lo stato di salute, viene dato spazio alla valutazione del tipo.

Standard, salute e tipo quindi… mai considerarli od applicarli in diverso ordine.

Abbiamo visto quanta importanza hanno i suddetti tre parametri nelle verifiche zootecniche.

Una volta valutati e confrontati gli aspetti anatomici e caratteriali con quelli richiesti dallo standard, una volta valutato lo stato di salute dell’animale, una volta valutata che la tipologia sia quella che si identifica ottimale per la razza, allora subentra anche quello che può essere in qualche modo considerato un aspetto soggettivo del giudizio: l’appagamento personale.

Questo può subentrare sempre e solo dopo aver messo al vaglio degli altri tre parametri il soggetto sotto esame.

Il gusto personale del Giudice quindi… inutile nasconderlo.

Dopo tutto il Giudice è un essere umano, soggetto ad emozioni e alla perenne ricerca di soddisfazione visiva. Sappiamo benissimo che la tendenza ad apprezzare e riuscire a valutare l’estetica è puramente una predisposizione personale.

Quindi se dopo aver valutato in maniera risoluta i tre parametri fondamentali, il giudice si conceda la libertà di dichiarare che apprezza di più un soggetto invece di un altro, pur essendo pressoché similari, credo rispettosamente che sia del tutto normale, anzi oserei dire fisiologico.

– “Quando sei indeciso su quale soggetto far vincere in una competizione, allora premia quello che ti porteresti a casa“.

Una delle frasi che più ho apprezzato di un grande esperto Giudice cinofilo, il Professor Raffaello Mariotti.

Preso atto di questo, non è sempre vero però che il giudizio rispecchia costantemente il gusto personale del giudice, come invece in molti credono.

Mi son ritrovato più volte a giudicare soggetti che non presentavano grandi difetti e che quindi ho dovuto premiare in quel contesto, ma che non si rivelavano ad un livello che avrei apprezzato… oppure viceversa, soggetti che messi a confronto con lo standard mostravano difetti evidenti, che ho dovuto quindi penalizzare, ma che al contempo avrei volentieri impiegato nel mio allevamento, perché presentavano pregi notevoli o alcuni caratteri eccelsi, ma siccome quei pochi difetti erano così evidenti, non ho potuto premiarli o assegnarli una qualifica alta, come avrei voluto.

Dopo tutta questa lunga disamina, resta una cosa da chiarire, un concetto chiaro ed elementare, che non smetterò mai di ripetere: il primo giudice di un allevatore è l’allevatore stesso.

Non sempre un soggetto che presenta difetti è da scartare dalla riproduzione, come non sempre un soggetto che vince in esposizione è da ritenersi altresì un valido stallone o una valente fattrice.

Se si paragonasse la selezione ad una battaglia, il giudice funge da “prima linea di difesa”, fornisce indicazioni solo riguardo al fenotipo, quel giorno, in quel preciso contesto, quindi può valutare solo lo “status quo” qualitativo dell’animale, ma non è certo in grado di ponderare ciò che non si vede, ossia il potenziale genetico di quell’esemplare, così come non può sapere quali connotati l’allevatore stia ricercando per perfezionare la propria selezione.

Queste valutazioni solo l’allevatore stesso può prenderle in esame.

Sta all’allevatore valutare pregi e difetti, vantaggi e svantaggi, di un potenziale riproduttore.

Il giudice può solo indicare qual è la giusta strada da percorrere, facendo una sorta di stima della selezione allo stato attuale, soppesando l’esemplare con l’analisi e comparazione di standard, salute e tipo.

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Un Lagotto Romagnolo nel ring durante la valutazione del Giudice – foto di © All.to Squeaker

Federico Vinattieri è un appassionato allevatore cinofilo, giudice F.I.A.V., ornitofilo e avicoltore (titolare Allevamento di Fossombrone – www.difossombrone.ithttp://lupi.difossombrone.ithttp://ornitologia.difossombrone.it). Curriculum vitae >>>

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