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Di Vittoria Capei Chiaromanni

donne vino

Il rapporto che lega la donna al vino ha subito nel tempo importanti e numerose trasformazioni. All’inizio della diffusione del vino come bevanda quotidiana, ai tempi dell’Impero Romano, le donne non potevano neppure assaggiarlo; una donna sorpresa a bere vino veniva giudicata e punita dalle autorità e il reato commesso era paragonabile all’infamia e all’adulterio. Ma non importa andare così indietro nel tempo: anche negli anni ’70, quindi meno di cinquant’anni fa, una giovane donna vista in pubblico con un bicchiere di vino in mano era considerata una “cattiva ragazza”. Nel giro di pochi anni questo tipo di rapporto ha visto un totale stravolgimento: oggi sono le donne le più grandi consumatrici ed estimatrici di questo prodotto. Molte sono coloro che non nascondono di amare una buona bottiglia di vino da consumare in compagnia. Il vino è come una bella donna: attraente, sensuale e attraverso il quale la donna stessa si può ritrovare essendoci un vino adatto ad ognuna di noi. Inoltre, come ogni donna, il vino attrae e affascina l’uomo ma può essere capita e compresa soltanto dalle altre donne. Il vino è un accessorio, esattamente come un tacco o un rossetto e serve sempre più per mostrarsi agli altri e anche per questo infatti le donne prediligono il consumo del “nettare di Bacco” a cena ed in compagnia.

Diversi studi hanno confermato che le donne si avvicinano al vino intorno ai 20 anni e prediligono i vini bianchi fruttati oltre ad essere le più grandi consumatrici ed estimatrici delle intramontabili bollicine. Rispetto a pochi anni fa il consumo di vino da parte del mondo femminile è aumentato del 30% esattamente come il loro interesse; ai corsi di sommelier, infatti, sono sempre di più le donne che vi partecipano. Inoltre il livello di studio di chi si appassiona a questo settore è spesso laureata o diplomata. Anche nei Paesi dove sta nascendo ora la cultura del vino, come Cina e Giappone, il numero degli interessati ha come protagonista la donna.

Il settore vinicolo è inoltre un mondo che ben si presta anche alle donne come produttrici. A conferma dell’importanza delle donne in questo settore nel 1988 è stata fondata l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino che oggi conta più di 600 iscritte ed alla quale possono aderire esclusivamente le donne che ricoprono un ruolo attivo in questo settore e non le simpatizzanti. Nel settore enologico italiano le donne che vi lavorano rappresentano oltre un terzo del totale: 115 mila sono le titolari di cantine di cui il 59% di queste, lo sono di aziende di famiglia.

Il vino da circa una quindicina d’anni è sempre più cura e attenzione ai dettagli ed è anche per questo che è un settore di enorme sviluppo per le donne. La cura e l’attenzione ai dettagli è a 360°: cura dell’immagine, dell’etichetta, degli ambienti, dello stile del prodotto e del produttore tutte caratteristiche che ben si prestano per natura alla donna; ma non solo, il vino è un settore nel quale è essenziale la pazienza e la donna è per natura più paziente di un uomo. Molti sono anche gli studi che hanno analizzato e confrontato le aziende a conduzione maschile con quelle a conduzione femminile e che sono concordi che quest’ultime siano più orientate alla comunicazione ed alla relazione: due caratteristiche essenziali in questo settore. Il cliente vuole sentirsi accolto ed inserito all’interno dell’azienda e della sua produzione e la donna, da sempre, è la regina della casa.

Le “lady del vino” oggi sono sempre di più: dalla Sicilia al Veneto e molti sono i nomi che nel giro di pochi anni sono ormai divenuti parte importante di questo settore.
Per aiutare ma soprattutto garantire la figura femminile anche nei consigli di amministrazione all’interno dei Consorzi volontari di tutela, è stato da poco approvato un emendamento dalla Commissione Agricoltura della Camera che impone di modificare gli statuti e inserire all’interno dei Cda la parità di genere. Questa iniziativa però a mio parere non aiuta, o meglio, non valorizza il lavoro della donna. Le donne possono ed hanno tutte le capacità per potersi “imporre” senza aiuti od escamotage, esattamente come è avvenuto all’interno del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano dove già il 65% degli impiegati è donna.
Ad ulteriore conferma del nuovo ed ormai affermato rapporto donna- vino, quest’anno per la prima volta, su iniziativa dell’Associazione Donne del Vino, è stata indetta una festa, “Il vino in tavola”. L’evento si è svolto il giorno 5 marzo anche in occasione della storica festa della donna ed ha coinvolto una ventina di cantine a gestione femminile in diversi luoghi della Toscana, una regione che da sempre accoglie un gran numero di realtà vitivinicole e molte delle quali a gestione femminile.  Tra le varie iniziative ci sono state degustazioni, cene a tema, corsi di abbinamento cibo-vino e addirittura una lezione di bon ton della tavola che ha mostrato i segreti di un perfetto servizio del vino.

Il settore primario e soprattutto vitivinicolo è quindi un settore ormai anche delle donne. Questo è avvenuto in brevissimo tempo ed ormai è realtà: ora occorre solo che donne e uomini lavorino insieme per un obiettivo comune: un vino di qualità a 360°.

Un brindisi alle donne.

 

Vittoria Capei Chiaromanni, dottoressa triennale in “Comunicazione, media e giornalismo” e dottoressa magistrale in “Strategie della comunicazione pubblica e politica” presso l’Università degli studi di Firenze. Specializzata in “Marketing, comunicazione e pubblicità” presso l’ Istituto Europeo di Design – Roma, ha svolto sul settore del vino la propria tesi di laurea dal titolo: “Il vino toscano tra tradizione ed innovazione. Il ruolo dell’azienda Marchesi Antinori”. vittoria.capei.c@gmail.com

 

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