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Emblematica l’esperienza dell’azienda agricola Valle Uno di San Leo, in provincia di Rimini, dove grazie a un nuovo regime alimentare che nella razione prevede una quota maggioritaria di erba medica disidratata, la mortalità degli animali è crollata di oltre il 51%. L’azienda è certificata antibiotic free e, unica in Italia, dispone di un disciplinare di produzione ad hoc

Ravenna, 10 gennaio 2022 – In un anno il tasso di mortalità è sceso del 51,11% e i trattamenti farmacologici si sono praticamente azzerati. Un segnale più che tangibile che i conigli allevati stanno bene.

Questa positiva inversione di tendenza rispetto a un recente passato avviene presso l’azienda agricola Valle Uno di San Leo, in provincia di Rimini, appartenente al Gruppo Carli associato ad AIFE/Filiera Italiana Foraggi di Ravenna, l’Associazione a cui fanno capo 30 impianti di essicazione e disidratazione di erba medica e foraggi per una produzione complessiva annuale che sfiora 1 milione di tonnellate e un fatturato che si aggira intorno ai 250milioni di euro.

Daniela Carli, insieme alla sua famiglia, manda avanti la produzione di erba medica e allevamento di conigli del Gruppo Carli, attività avviate negli anni Sessanta dal papà e dagli zii.

“Oggi l’allevamento di conigli è diventata una vera e propria nicchia – racconta Daniela – Nel nostro allevamento produciamo una media di circa 260mila capi l’anno e nonostante tra le carni bianche rappresenti la migliore in assoluto per caratteristiche organolettiche, dietetiche e di digeribilità, il consumo pro-capite nazionale non premia a sufficienza questo prezioso prodotto”.

La definizione di nicchia produttiva calza a pennello anche rispetto alle tecniche di allevamento del coniglio, che negli anni sono molto cambiate. A iniziare dall’alimentazione.

“Certo – sottolinea ancora Daniela Carli – fino a una trentina di anni fa la razione alimentare da somministrare ai conigli prevedeva erba medica disidratata e fieno di prima scelta poi, per arginare l’aumento dei costi di produzione e ridurre i tempi di accrescimento degli animali, il settore mangimistico ha spinto verso formule più proteiche che di fatto hanno penalizzato la percentuale di foraggi prevista, tant’è vero che oggi, se andiamo a vedere la lista dei componenti della razione, l’erba medica è sempre agli ultimi posti. In questo contesto si è preferito privilegiare l’uso di cereali e proteo-oleaginose come il girasole e la soia, i cui costi-formula sono stati calmierati da una serie di sottoprodotti non sempre di buona qualità. Con questa scelta alimentare però, gli animali hanno iniziato a manifestare importanti problemi sanitari, prevalentemente gastroenterici, che oltre a imporre un uso sempre più massiccio di farmaci hanno anche causato elevati tassi di mortalità, con considerevoli ripercussioni economiche a carico degli allevatori. Nemmeno la nostra azienda è stata risparmiata da questo andamento, nonostante gli importanti investimenti che negli anni abbiamo sostenuto sia in innovazione tecnologica che strutturale per garantire le migliori condizioni di benessere animale, e malgrado gli ottimi livelli di produttività che hanno sempre caratterizzato il nostro allevamento”.

Così, non più tardi di un paio di anni fa, Daniela Carli ha pensato che era giunto il momento di intraprendere una via diversa, anche in virtù della produzione di erba medica e foraggi in cui da sempre la sua azienda è impegnata.

“Con il supporto del nostro alimentarista abbiamo studiato una razione che contenesse erba medica disidratata e fieno essiccato al sole, entrambi di prima scelta, in una percentuale non inferiore al 70% – spiega – Gradualmente ci siamo accorti che la riduzione sistematica di un mangime più spinto da un punto di vista proteico a favore di una formulazione in cui l’erba medica andava a ricoprire il ruolo più importante dava riscontri quasi sorprendenti. I conigli stavano bene, non manifestavano più problemi sanitari e la mortalità via via si riduceva progressivamente. Solo nel 2021, rispetto all’anno prima, abbiamo avuto un abbattimento del 51,11%: siamo infatti passati da 19.875 capi morti del 2020 ai 9.716 del 2021”.

Oggi l’allevamento cunicolo dell’azienda agricola Valle Uno è certificato antibiotic free, riconoscimento ottenuto dal Csqa a seguito delle opportune verifiche e, unico in Italia, vanta un disciplinare di produzione ad hoc: dallo svezzamento in poi i trattamenti farmacologici sono di fatto azzerati.

“Con questa nuova razione alimentare i conigli crescono più lentamente e con maggiore gradualità – sottolinea Daniela Carli – e anche se questo presuppone un allungamento del periodo di permanenza in allevamento, oscillante tra i 3 e i 5 giorni, dimostra che solo variando la razione alimentare si possono ottenere risultati così importanti. Adesso vorremmo che il mercato riconoscesse questo miglioramento, alla base del quale c’è comunque molto impegno e scrupolo”.

Con 5 stabilimenti di essicazione di erba medica, il Gruppo Carli rappresenta una delle più importanti realtà del settore. I numeri parlano da soli. Ogni stabilimento lavora la produzione proveniente da circa 3mila ettari per un totale che in media si aggira sui 15mila ettari, a questi si aggiungono le produzioni degli altri agricoltori della zona, soprattutto delle aree collinari, che conferiscono la loro erba medica per l’essicazione.

“La disponibilità di proteine vegetali così pregiate, ottenute a km0, meriterebbe una maggiore valorizzazione – è il pensiero conclusivo di Daniela Carli – Le potenzialità dell’erba medica, sia in termini di sostenibilità ambientale, arricchimento del terreno e di importante supporto all’alimentazione zootecnica, sono aspetti da considerare che non possono più essere elusi. Se vogliamo veramente rispettare l’intero pianeta la strada da percorrere non può che essere anche quella del contrasto al disboscamento delle foreste per coltivare la soia insieme alla difesa dei nostri territori. In questo la coltivazione dell’erba medica è la nostra più importante alleata”.

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