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Toscana, cresce la protesta dei proprietari che vogliono vietare la caccia sui propri terreni: oltre 40mila firme contro il limite dei 200 ettari

Toscana contro la caccia

La mobilitazione riaccende il confronto sulla possibilità di escludere i terreni privati dalla caccia. Al centro della discussione anche una norma del Codice civile introdotta nel 1942, durante il Regime Fascista, e ancora oggi in vigore.

Sono oltre 40.000 le firme raccolte nell’ambito della mobilitazione contro le limitazioni che, in Toscana, rendono difficile per i proprietari e i conduttori dei fondi ottenere l’esclusione dei propri terreni dall’attività venatoria.

Al centro della contestazione c’è soprattutto la soglia regionale dei 200 ettari accorpati, prevista dalla normativa toscana per la richiesta di divieto di caccia. Un requisito che, secondo le associazioni promotrici, finisce per ostacolare concretamente l’esercizio di una facoltà riconosciuta dalla legge nazionale.

La questione è tutt’altro che marginale: riguarda il rapporto tra proprietà privata, attività agricola, tutela ambientale e attività venatoria. E coinvolge non soltanto i proprietari dei terreni, ma anche chi li conduce e li gestisce.

Una norma del 1942 ancora in vigore

Per comprendere meglio il quadro normativo bisogna risalire all’articolo 842 del Codice civile, che disciplina l’accesso dei cacciatori ai fondi privati.

La disposizione è stata introdotta con il Regio Decreto n. 262 del 16 marzo 1942, durante il Regime Fascista, sotto il governo Mussolini e con Dino Grandi ministro della Giustizia.

Quella norma, nata in un contesto storico e politico molto diverso da quello attuale, è rimasta nel nostro ordinamento per oltre ottant’anni ed è ancora oggi in vigore. In base ad essa, il proprietario non può generalmente impedire l’ingresso dei cacciatori nei fondi non regolarmente chiusi.

Un principio che continua quindi a incidere sul diritto dei cittadini di disporre liberamente dei propri terreni.

Il confronto sul futuro della caccia in Toscana

La discussione si è ulteriormente accesa dopo la presa di posizione di diverse associazioni ambientaliste e animaliste, tra cui ENPA, GRIG, LAC, LAV, Lipu BirdLife Italia, LNDC Animal Protection e WWF Italia, che hanno chiesto alla Regione di eliminare il limite dei 200 ettari.

Sul fronte opposto, le organizzazioni venatorie hanno avanzato proposte che prevedono anche una possibile responsabilità economica dei proprietari che chiedono l’esclusione dei propri terreni, in relazione ai danni provocati dalla fauna selvatica nelle aree circostanti, entro un raggio di un chilometro.

Si tratta di una proposta, non di una disposizione già approvata, che ha contribuito ad alimentare ulteriormente il confronto.

Una questione che riguarda anche i piccoli proprietari

La possibilità di tutelare i propri terreni dall’attività venatoria rimane un tema di grande interesse per chi vive e lavora nelle campagne. La presenza dei cacciatori può infatti interferire con le attività agricole, ricettive e ricreative, oltre a sollevare questioni di sicurezza e tutela ambientale.

Sono numerosi gli aspetti che possono entrare in conflitto con l’attività venatoria: la presenza di persone armate nei pressi di abitazioni e strutture ricettive, il rumore degli spari, la frequentazione dei terreni durante le battute di caccia, le interferenze con le attività agricole e forestali, oltre alle preoccupazioni legate alla sicurezza di lavoratori, ospiti e familiari.

Per un’azienda agrituristica o un agricampeggio, ad esempio, la tranquillità e la possibilità di vivere il paesaggio rurale in condizioni di sicurezza rappresentano elementi essenziali dell’offerta. Analogamente, un’azienda biologica può avere particolari preoccupazioni per l’abbandono di bossoli e rifiuti e per la dispersione nell’ambiente di residui di munizioni contenenti piombo.

In Toscana, il termine del 30 ottobre 2026 previsto per la presentazione delle istanze collegate alla pubblicazione del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale è ormai trascorso. Resta però aperto il confronto sulla legittimità e sull’opportunità delle limitazioni regionali e sulla possibilità di modificare la normativa.

Da una parte, dunque, una disposizione del Codice civile risalente al 1942 che consente ancora oggi, entro determinati limiti, l’accesso dei cacciatori ai fondi privati; dall’altra, cittadini e associazioni che chiedono strumenti più efficaci per tutelare la proprietà e il territorio.

Un dibattito che, alla luce delle oltre 40.000 firme raccolte, dimostra quanto il tema sia sentito e quanto sia ancora lontana una soluzione condivisa.

La mobilitazione toscana potrebbe inoltre diventare un precedente importante per il dibattito nazionale, considerando che il rapporto tra proprietà privata, pianificazione faunistica e attività venatoria interessa anche altre regioni.