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Il Coronavirus ferma anche l’esbosco del legno

di Luca Poli

taglio esbosco legname vaia cantiere forestaleEsbosco meccanizzato in bosco colpito da Vaia – Enego (VI)

La difficile situazione legata al Coronavirus ha inevitabilmente coinvolto anche il settore forestale, e nello specifico quello delle lavorazioni boschive. Seppur c’è chi pensi sia presto per mettere dei punti fermi a questa crisi e perciò sia meglio aspettare il termine di questa prima fase emergenziale, ritengo invece importante tenere traccia delle varie difficoltà che stiamo vivendo, comprese quelle delle aziende del settore selvicolturale. Nessuno ne tiene mai conto infatti, ma per numerosi motivi le aziende italiane del settore delle lavorazioni boschive non sono tanto in salute ed il coronavirus potrebbe essere il colpo di grazia.

Sono ormai diverse settimane, perlomeno dall’entrata in vigore del primo decreto del 22 marzo scorso, che le lavorazioni in bosco sono sospese in quanto non facente parte delle attività in deroga ritenute necessarie. Il settore delle lavorazioni in bosco, infatti, seppur rientrante nella prevalenza del settore agricolo, è classificato come codice ATECO 02.20, comprendente le numerose attività previste: ad esempio abbattimento di alberi, produzione di tondame per le industrie del settore, raccolta e produzione di legna e biomassa per la produzione di energia.

Tolto il primo impatto allo stop delle attività comune a tutte le imprese, hanno potuto riprendere in deroga soltanto le aziende funzionali a mantenere la continuità delle filiere essenziali e di pubblica utilità, che in questo caso sono quelle che producono biomassa, cartiera e tronchi per imballaggio.
Cosa che non è stata minimamente considerata è che in bosco molto raramente vengono lavorati gli assortimenti unici della produzione legnosa: è sconsigliato da un punto di vista ambientale oltre che antieconomico produrre esclusivamente materiale da imballaggio quando buona parte del legname può essere valorizzato ad esempio come tronchi da sega. O ancora ad esempio produrre tutto materiale da biomassa quando parte del legno può essere destinato facilmente come legna da ardere.

Oltre a questo errore di fondo, esiste il fatto che le lavorazioni boschive in atto in tutto il Paese sottostanno a delle stringenti legislazioni: queste, al fine di preservare il bosco nel suo insieme, prevedono dei tempi molto precisi per effettuare i lavori ed il fatto di averli interrotti crea un danno anche all’ecosistema, oltre che alle ditte boschive. Basti pensare infatti al caso dei cedui da legna, che vedono lasciate in bosco tonnellate di materiale legnoso senza la possibilità per le imprese di andarlo a recuperare se non quello di danneggiare i giovani ricacci delle piante in primavera. O ancora a tutto il caso nel Nord-Est, dove la battaglia in atto contro bostrico e deperimento del legname abbattuto dalla tempesta Vaia, rischia seriamente di essere persa se non si corre ai ripari con una deroga per il settore.

C’è una cosa che raramente la parte politica capisce, e che noi del settore non siamo in grado di spiegare: il comparto forestale non può diventare importante soltanto il giorno dopo le frane di versanti, il giorno dopo gli incendi o quando ormai è palese la divagazione di patogeni (insetti o malattie) che hanno azzerato interi ecosistemi forestali. Quando ce ne accorgiamo è ormai troppo tardi, dobbiamo agire preventivamente!
Noi Forestali (intesi come tutti i tecnici del settore) per primi dovremmo dare il buon esempio e cercare di divulgare il più possibile il “vedere lontano” che ci è stato insegnato e che i boschi ci insegnano quotidianamente.

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Autore: Dott.For. Luca Poli.
02/04/2020