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Agricoltori padani preparatevi, il 2019 sarà un disastro!

di C.Maurizio Scotti.

ex zuccherificio
Ex zuccherificio di Casei Gerola (Pavia)

Uno stuolo di “esperti” con tanto di targa padana si sono insediati, a vario titolo, nel Ministero della Politiche Agricole. E da buona cosa, ci si aspettava una “rivoluzione”. Invece, lo straordinario diverrà l’ordinario: vitivinicoltura, risicoltura, maiscoltura, zootecnia, foraggere, oleaginose e granelle avranno vita dura, durissima per via delle confuse direttive che costituiscono gli attuali obiettivi italiano sulla Nuova Pac. Come è accaduto anni fa con la barbabietola da zucchero (che dava reddito ad una vasta area dell’Oltrepo pianeggiante) e come sta accadendo con tutte le varietà di riso superfino e fino (soprattutto del Pavese ed in parte della Lomellina), la redditività e la chiusura dei mercati smorza ogni illusione. L’industria si sta sempre più canalizzando su scelte estere o su soluzioni ibride nei preparati, causando enormi vuoti nei portafogli dei produttori di Lombardia, Veneto, Piemonte e Emilia. Sulla riva destra del Po, in territorio pavese, l’effetto dannoso delle vicende di Terre d’Oltrepo, la non facile diatriba nel consorzio Vini Doc, l’uscita di vaste aree di produzione e di cantine blasonate – finora tenute a riparo da una scarsa divulgazione mediatica e da un più che accomodante obbligato ossequio politico – sbocceranno in clamorose vicende già a primavera, prima appena delle elezioni Europee e nel pieno della commercializzazione della produzione standard 2018. Per il “giro della vite” pavese sarà difficile mantenere la calma. Così come per chi coltiva da decenni le tuberacee, patata e cipolla, mai così bistrattate come dalla scorsa estate. Sorgo, mais da granella, soia e colza, da anni in difficoltà per le promesse non mantenute su idrocarburi vegetali e centrali elettriche a biocarburante (su tutti Casei Gerola), l’anno agrario lo intravedono in grigio scuro; mais e mucche già dichiarate in zona crisi a parte, faranno da corona alla suinicoltura (Cremona e Lodi), che avrà un’altra botta con una ulteriore discesa dei prezzi al macello. Le conseguenze saranno peggiorative per le foraggere, fatto salvo l’alto pascolo appenninico e per la zona del Lario, dove per altro è rimasto pochissimo bestiame.

Insomma, ora al Ministero ci sono eletti (e nominati), tecnici e specialisti in gran spolvero, per una realtà, quella agricola, che non percepisce altro che inefficienza e approssimazione. D’altronde Pavia e i Pavesi si erano già abituati a simili contrafforti nelle grandi organizzazioni di categoria: uno dei più sbandati tra i più importanti territori agricoli italiani ha avuto peripezie da non credere, dal riso Ribe spacciato per Carnaroli, dal metanolo nel vino, ai falsi Doc, dal fallimento di prestigiose cantine (LaVersa) ai processi che stanno riguardando soci e amministratori di cooperative con 100 anni di storia, per finire che quel ridicolo mercato rimasto in Cupola Arnaboldi, di fatto divenuto un ritrovo di “quattro gatti”. Quel che resta di cari e vecchi amici.

Autore: C.Maurizio Scotti.
18/01/2019