Cambiamenti nel paesaggio rurale in Alta Valsusa
di Paolo Degli Antoni
L’Alta Valsusa, da quando ha fatto parte del Regno d’Italia, ha conosciuto significativi cambiamenti nel suo paesaggio inizialmente pienamente rurale, basato sulla coltivazione di cereali, principalmente segale, anche su terreni terrazzati, e sull’allevamento del bestiame bovino e ovino.

Mietitura manuale della segale a Sauze d’Oulx un secolo fa. Foto TCI
La sua posizione strategica nelle Alpi Cozie ne fa da tempo immemore una via di passaggio. L’infrastrutturazione tecnologicamente avanzata si registra con l’apertura nel 1871 del traforo ferroviario del Frejus, eseguito con tecniche d’avanguardia (aria compressa). I paesi serviti dalla ferrovia di rilievo internazionale sviluppano un’economia basata sul viaggio e sui commerci, con l’apertura di strutture specialistiche. Il turismo è facilitato dalla prossimità e facile raggiungibilità rispetto alla città industriale di Torino, la stessa FIAT contribuisce al lancio con una colonia montana a torre elicoidale, soluzione edilizia inaugurata per due alberghi a Sestrières nel 1933; lo sci alpino comporta l’apertura di piste e di impianti di risalita, di forte impatto visivo soprattutto nel paesaggio forestale, ma non rilevate da Corine Land Cover (CLC) livello 3; notevole per pregio architettonico è la stazione superiore della slittovia di Sportinia, architetto Carlo Mollino 1946-47.
Negli ultimi quattro decenni del XX secolo la speculazione edilizia urbanizza grandi superfici, risparmiando solo Salbertrand, per l’assenza di opportunità per il turismo invernale. Nel solo decennio 1990-2000 Corine Land Cover dà conto della saturazione edilizia delle frazioni montane di Bardonecchia, Melezet e Les Arnauds, divenute espansione del centro urbano, e della nascita di nuovi quartieri a Oulx. Si tratta soprattutto di condomini di seconde case, possedute principalmente da famiglie torinesi, spesso dotati di giardini, disposti nello spazio secondo un modello estraneo ai caratteristici borghi lineari. Il turismo alberghiero e rurale ha invece uno sviluppo decisamente inferiore rispetto ad altre aree delle Alpi. La ricolonizzazione da parte della vegetazione legnosa, a seguito del ridursi delle attività agro-pastorali, è il fenomeno spazialmente più vistoso.

Corine Land Cover Livello 3; conversioni d’uso del suolo 1990-2000
L’infrastrutturazione procede con l’apertura del tunnel stradale del Frejus nel 1980 e in seguito dell’autostrada A32, comprese ampie aree di servizio, opere che comportano estesi rimaneggiamenti del fondo valle, dall’impatto non solo negativo. Lo scavo eseguito per l’estrazione di materiali dalla torbiera di Oulx ai tempi del traforo ferroviario si colma con acqua di falda, la successione vegetazionale e la colonizzazione animale ne fa un’area di tale pregio naturalistico da essere classificata Riserva Naturale dello Stagno di Oulx, Sito d’Importanza Comunitaria IT1110022.

Riserva naturale dello Stagno di Oulx
Lo scavo per l’estrazione di materiale da costruzione per l’autostrada viene colmato dal Lago di Orfù, oggi riserva di pesca e area ricreativa ai confini del Gran Bosco di Salbertrand. L’agricoltura e l’allevamento hanno importanza sempre minore, molti campi vengono abbandonati e riconquistati da pruno-berberideti montani xerofili, impreziositi dall’endemico Prunus brigantina e da Amelanchier ovalis nella Zona Speciale di Conservazione Oasi xerotermica di Oulx – Amazas (IT1110042). L’evoluzione successiva è una boscaglia di frassino, acero e ciliegio, oggi assai diffusa. Le diverse vegetazioni sono cartografate dalla Regione Piemonte con legenda propria; è interessante notare come il lessico scelto “Acero-tiglio-frassineto d’invasione” veicoli connotazione valoriale negativa, mentre CLC per la classe 324 usa l’espressione neutra transitional woodland/shrub, tradotta in italiano con lusinghiero “Aree a vegetazione boschiva ed arbustiva in evoluzione”.

Acero-frassineto secondario tra le frazioni San Marco di Oulx e Jovenceaux di Sauze d’Oulx
Più in alto la ricolonizzazione dei pascoli è affidata a larice e pino uncinato. Nonostante il clima asciutto in estate, particolari condizioni stazionali nelle esposizioni a bacìo consentono una vegetazione più mesofila con abete bianco e rosso, alle estreme quote forestali anche pino cembro. Queste aree di pregio non registrano conversioni di destinazione d’uso. In valle e sui versanti soleggiati prevale e si espande la pineta endalpica di pino silvestre, intercalata con betuleto montano (anche questo “d’invasione”) e alneto planiziale vicino alla Dora Riparia.
Popolazione e ricettività turistica
È divertente consultare le pubblicazioni turistiche del TCI edite prima del cambiamento del nome dei paesi in Salbertrano, Ulzio e Salice d’Ulzio. Nel volume Piemonte, primo della serie “Attraverso l’Italia” del 1930, quei paesi vengono descritti come insediamenti rurali di antica tradizione, con pratica dello sci appena incipiente, mentre Clavières è definita la più rinomata e frequentata stazione invernale del Piemonte. Di Bardonecchia, frequentata stazione estiva ed invernale, si vantano le Piccole Dolomiti in Valle Stretta (FR9301499), col Monte Thabor (3177 metri d’altezza) punto più occidentale d’Italia insieme alla Rocca Chardonnet, territorio perso nel 1947 coi Trattati di Parigi. La “Guida pratica ai luoghi di soggiorno e di cura d’Italia” parte II Le Stazioni alpine vol. I Le Stazioni del Piemonte e della Lombardia, del 1934, definisce Salbertrand “modestissimo borgo” di 774 abitanti e Sauze d’Oulx “abitato modesto, tipicamente alpestre, con strette viuzze tra casette e casolari”, piccola borgata di 412 abitanti “in posizione stupenda, elevata ed aperta … vi si godono magnifici panorami … assai frequentata d’estate per villeggiatura … da dicembre a marzo per gli sports invernali”; la descrizione è accompagnata da immagini di vastissimi campi di cereali in estate, di neve, pieni di sciatori, in inverno. Più grandi e attrezzati, anche con ferrovia internazionale, risultano Oulx, 2517 abitanti, e Badonecchia, 3112, che “d’estate accoglie una numerosa colonia di turisti; d’inverno costituisce una stazione sportiva assai rinomata e bene attrezzata”. L’enciclopedia “Città e Paesi d’Italia” De Agostini del 1966 attesta il mutato scenario socio-economico e paesaggistico: Salbertrand risulta avere 639 abitanti, 134 addetti all’agricoltura, 78 all’industria, soprattutto costruzioni, e una cava di materiali per l’edilizia; Sauze d’Oulx 547 abitanti, 114 addetti all’agricoltura, 57 all’industria, per la maggior parte edilizia; Oulx 1873 abitanti, 223 addetti all’agricoltura, 194 all’industria; Bardonecchia 2667 abitanti, 174 addetti all’agricoltura, 199 all’industria, soprattutto turistica. Si osserva ovunque un calo demografico nonostante sia in corso l’industrializzazione del territorio, con speculazione edilizia già pesantemente visibile, che verrà completata in occasione dei Giochi Olimpici invernali di Torino nel 2006. La popolazione nel 2026 risulta un poco cresciuta con 1019 abitanti a Sauze d’Oulx, 3296 a Oulx, 2844 a Bardonecchia.
La ricettività turistica è limitata a Salbertrand, che nel 2014 ha solo quattro esercizi e 12 locazioni brevi, Sauze d’Oulx 56 e 409 con 263261 presenze totali, Oulx 24 e 121 con 58830 presenze, Bardonecchia 45 e 526 con 297913 presenze. Le locazioni turistiche sono numerose, ma offrono una minoranza dei posti letto totali, dato che prevalgono piccoli appartamenti in condomini. A Bardonecchia il numero di immobili offerti in locazione turistica o destinati a seconda casa dei proprietari supera quello delle abitazioni dei residenti, offrendo alla vista un paesaggio urbano molto costruito, disabitato per la maggior parte dell’anno. Discreti flussi si registrano nei rifugi, vista la fitta rete di sentieri, l’interesse naturalistico e storico-culturale del territorio con un ecomuseo, cammini come la Via Francigena e il Glorioso Rimpatrio dei Valdesi.
Paolo Degli Antoni: Laurea in Scienze Forestali, conseguita presso la facoltà di Agraria dell’Università di Firenze. Abilitazione all’esercizio della professione di Agronomo-Forestale. Già funzionario C.F.S. e collaboratore della Regione Toscana, è socio corrispondente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, scrive contributi scientifici di ecologia del paesaggio, biodiversità, storia, arte e antropologia del bosco. Suo oggetto privilegiato di ricerca è la rinaturalizzazione spontanea dei terreni abbandonati, in campagna e in città.