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MALTIPOO, quando la moda gioca brutti scherzi

di Federico Vinattieri

 Soggetti Maltipoo
Due soggetti Maltipoo (fonte foto: keej.it)

Credetemi, non volevo scrivere questo articolo.
Non volevo trattare questo argomento, perché scrivendolo e criticandolo non faccio altro che contribuire indirettamente e inevitabilmente ad accrescerne la notorietà.
Ma ho ricevuto molte richieste, da parte di molti utenti, che mi hanno sollecitato a chiarire la questione e quindi mi son deciso a mettere nero su bianco un articolo su questo cane.
Ultimamente se ne parla un po’ dappertutto, con mia viva reazione di risentimento misto a disprezzo, ma devo prendere atto che chi per primo ha ideato questo meticcio, possiede certamente delle eccelse doti imprenditoriali, che a me, come a tanti altri, purtroppo, o per fortuna, mancano.
Già dal suo nome si evince una strategia ben definita, ossia quella di incuriosire, di attrarre, di abbindolare i potenziali clienti, di affibbiare un nomignolo quasi da “cartone animato Manga”, per rendere un cane più simpatico, più allettante, più simile al fatidico “giocattolo animato” che tanto i bambini desidererebbero per regalo.
La popolarità di questo meticcio, o diciamolo pure in gergo popolare senza intenzione dispregiativa, di questo “bastardino”… è dovuta alla grande pubblicità che è stata astutamente messa in opera da coloro che si cimentano nel suo allevamento.
Una pubblicità tartassante e perpetua, fatta soprattutto sui social network, con il passaparola, ma anche sui più noti portali di annunci e perfino in TV, dove il Maltipoo è apparso in un tanto discusso servizio su un importante telegiornale della televisione privata, presentato erroneamente in quell’occasione come una “nuova razza” e come un’eccezionale nuova realtà nell’universo canino.
Inutile dire che non è assolutamente così.
La realtà su queste creature è ben diversa da quel che il fatidico reportage televisivo ha portato nelle case degli italiani.
Il Maltipoo è la conferma che oggi la moda ed il business la fanno da padroni; è una delle tantissime ingegnose invenzioni, creata per un unico scopo, ossia quello di lucro.
C’è chi ha osato definirlo addirittura un “meticcio di lusso“. Come se affiancare un aggettivo a quel sostantivo ne mutasse in positivo il significato. Viene solitamente presentato come il perfetto connubio tra le potenzialità del Maltese e del Barbone nano. Un mix intriso di bellezza e di “coccolosità”… così lo definiscono i più. Mah…
Sovente derivano dall’accoppiamento di Barboni nani fulvi rossi o albicocca (talvolta anche Barboni Toy), con dei Maltesi.
Logico che non vi sia nessun genere di reale selezione sulla razza, tanto meno una qualche omogeneità rilevabile, solo abbinamenti piuttosto casuali, valutando solamente l’idea del momento, della serie “prendo quello lì e lo accoppio con quell’altro laggiù… qualcosa di buono schizzerà fuori”…

Questo non è allevare, questo è semplicemente riprodurre!

Allevare è tutta un’altra cosa.
Se si chiede a coloro che producono questo meticcio (ed io ho avuto modo più volte di scambiare due chiacchiere con costoro per capirne le motivazioni) il perché hanno deciso di allevare proprio questo cane, ti verrà riposto nella maggioranza dei casi: – “perché si vende!
Si vendono, e come se si vendono…
Si vendono perché sono piccoli, perché si possono tenere in appartamento, adatti a tutti, adatti ai bimbi, maneggevoli, dinamici, giocherelloni… quindi si vendono a tutti. Chiunque è diventato un potenziale acquirente, dal ragazzino che vuole togliersi uno sfizio, al bambino che ha paura dei cani, fino a giungere alla signora anziana che cerca una compagnia. Strategia perfetta.
Nello stesso servizio di Studio Aperto allevatori hanno dichiarato di cedere questi meticci a cifre elevatissime, esorbitanti, degne solo di un cane di razza con pedigree, con opportune indagini genetiche reperibili e con una genealogia di tutto rispetto.
Stupefacente questo fatto, in quanto, udite udite, per la legislazione italiana, la vendita di cani proposti come “di razza”, senza che questa qualità sia attestata dal pedigree, è VIETATA dal Decreto Legislativo n. 529, del 30 dicembre 1992.
Quindi? Le soluzioni sono due: o la legge non ha nessun valore e pertanto non viene applicata, o queste persone vendono illegalmente. Visto e considerato che neanche nascondono le loro intenzioni, bensì le pubblicizzano addirittura tramite un servizio televisivo, è auspicabile che se la legge in Italia non venga in alcun modo né rispettata, né fatta rispettare, e se si viola, non si subisce nessuna ripercussione?
Questo rende quel servizio televisivo ancor più inopportuno.
Ma come ho asserito più volte quando vengo coinvolto in alcuni dibattiti su questo argomento: “in questi casi la colpa non è di chi vende, ma di chi acquista!”.
Ma come fa un eventuale “nuovo proprietario” a conoscere i dettagli di questa vicissitudine? Beh, semplice… Come le persone si informano prima di acquistare un’auto od un immobile, così dovrebbero provvedere ad informarsi sulla tipologia di cane che si andrà a prenotare. Arrivare a capire che un cane messo sul mercato come “razza”, non è in realtà “razza”, non è poi così difficile da scoprire… Oggi bastano pochi click per indagare a fondo su di un argomento.

Maltipoo
Maltipoo (fonte www.paginegialle.it/magazine)

Addirittura mi è giusta notizia che gli allevatori di Maltipoo si sono inventati i più stravaganti stratagemmi per elevare questo cane nell’èlite dei “cani migliori”: dal cane anallergico, alla grande resistenza alle malattie, dall’aspetto caratteriale migliorato, alla morbidezza esaltata del pelo. Anche in questo caso è pura comodità di intenti, perché non esiste nessun fondamento logico o scientifico che possa fungere da “pezza d’appoggio” a queste dichiarazioni.
Il fatto della resistenza fisica maggiore ci può anche stare, ed è dovuta ad un fattore genetico banale, ossia il cosiddetto “vigore ibrido“, che si innesca inevitabilmente ogni volta che due razze (o due specie) vengono incrociate, come succede in qualunque ibrido in zootecnia… l’esempio più palese si ha con il Mulo, che è molto più rustico, più robusto e più forte di un cavallo o di un asino.
E’ il fenomeno dell’Eterosi dunque, ossia fenomeno per cui gli ibridi tra due linee pure sono più vigorosi, resistenti e produttivi delle linee da cui derivano; questo concetto è detto anche “lussureggiamento degli ibridi”. In questo caso non si parla di ibrido, ma di meticcio… ma il concetto non cambia molto.
Però, ed è un “però” grosso come una casa, che deve essere preso in grande considerazione, c’è il rovescio della medaglia. Visto e considerato che non è altro che un meticciamento, questa tipologia di cane si porta dietro anche tutte le patologie recessive ereditarie occulte presenti in entrambe le razze, che bene o male, prima o poi possono ritornare in evidenza ed esprimersi in alcuni soggetti, all’insaputa di chi li acquista. Quindi, resistenza certo, ma a che prezzo? E non parlo di soldi, ma di salute!
Le persone che decidono di acquistare un Maltipoo in definitiva, non stanno acquistando un cane di razza, bensì un mezzosangue.
Niente vieta a gli allevatori di selezionare questa “nuova combinazione” (mi rifiuto di chiamarla razza), ma come sopra citata, esiste una legge che ne vieta la vendita, poiché in Italia è legale cedere soltanto cani che hanno in dotazione un certificato genealogico (pedigree) emesso dall’Ente Nazionale della cinofilia italiana, unico ente italiano autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole.
Un meticcio dunque, lo abbiamo capito… un “Cane babbano” per usare goliardicamente una terminologia “Rowlingiana”, recepibile anche dai ragazzini.

Ma il Maltipoo non è certo l’unica realtà in tal senso… ve ne potrei citare molte altre, come il Cockerpei (cocker X shar-pei), il Labradoodle (labrador retriever X barboncino standard), tanto per far due esempi a caso… Oppure possiamo anche inventarne noi alcuni se vogliamo: che ne dite del “Maltesotto”? L’incrocio tra il Maltese e il Bassotto? Mi raccomando se usate questo nome voglio una percentuale sulle vendite per l’idea!! Oppure potremmo tentare il “Mastilano” (mastino napoletano X alano), o il ben più gestibile “Boulerlino” (Bouledogue francese X Carlino)… E se non ve ne basta due, possiamo anche degenerare alla “trinità”, che ne dite del “Maltipoo spaniel”?… c’è da sbizzarrirsi, invenzioni che avrebbero più o meno la stessa identità irrilevante del classico Maltipoo. Combinazioni infinite, basti trovare quella che rende di più, ovvio.
Scherzi a parte… Inventare un nome gradevole ed abbinarlo ad un meticcio non rende quel meticcio diverso da ogni altro… lo rende solo più gradevole all’orecchio e anche più commercializzabile. Questo è stato fatto con il Maltipoo, che è forse uno dei raggiri meglio riusciti nella storia della cinofilia.
Per concludere questa disamina, pongo a tutti una domanda… Esistono oltre 400 razze riconosciute, di qualunque taglia, carattere, forma, colore, attitudine.
C’era l’esigenza di farne delle nuove?
Lascio a voi la risposta.

Federico Vinattieri, laureato in Scienze Zootecniche, allevatore, giudice, scrittore, titolare Allevamento di Fossombrone www.difossombrone.ithttp://lupi.difossombrone.ithttp://ornitologia.difossombrone.it). Curriculum vitae >>>