1

Le zecche: un problema sia in campagna che in città

di Cristiano Papeschi e Linda Sartini

Sfoglia la Rivista TerrAmica
Le zecche sono un grande gruppo di acari ematofagi composto da numerose specie, molte delle quali presenti in maniera massiccia anche nel nostro Paese, sia nelle campagne e nei boschi che nelle città.

I cambiamenti climatici cui stiamo assistendo da diversi anni a questa parte e il sempre più frequente avvicinamento degli animali selvatici alle aree antropizzate ha modificato notevolmente la diffusione di questi artropodi e ne ha determinato una cospicua esplosione da un punto di vista numerico.

Se un tempo le zecche infestavano soprattutto le aree rurali e gli incolti, oggi è possibile ritrovarle con estrema facilità anche nei parchi pubblici, nei giardini cittadini e fino anche sull’asfalto, come accaduto in diverse città italiane.

Anche la stagionalità del fenomeno ha subito notevoli variazioni: fino a non molti anni fa si consideravano a rischio solo le stagioni calde, dalla primavera all’autunno, mentre oggi è possibile ritrovare zecche sui nostri animali anche nei mesi invernali.

Morfologia generale

Le zecche che parassitano più di frequente i mammiferi sono quelle appartenenti alla famiglia Ixodidae (zecche dure), caratterizzate da un corpo di forma ovale piuttosto coriaceo e di colorazione variabile in funzione della specie, gli arti disposti lungo il margine laterale e un ipostoma (apparato buccale) all’estremità craniale. La dimensione di questi artropodi è estremamente variabile in funzione dello stadio, del sesso e della specie e può variare da meno di un millimetro fino a più di un centimetro di lunghezza. All’estremità degli arti sono presenti degli uncini che consentono all’acaro di aggrapparsi all’ospite e di rimanervi saldamente adeso.

A sinistra una zecca femmina, a destra una zecca maschio
A sinistra una zecca femmina, a destra una zecca maschio

Il ciclo biologico

Il ciclo biologico di questi parassiti consta di tre stadi (quattro se si considera anche l’uovo). Dopo l’accoppiamento, la femmina scende dall’ospite per deporre le uova nel terreno: ogni zecca gravida è in grado di produrre diverse centinaia di uova che schiuderanno in un lasso di tempo variabile, pochi giorni se le condizioni di umidità e temperatura sono ottimali. Al contrario, nel caso di un clima inadeguato all’incubazione, lo sviluppo della larva potrà arrestarsi e riprendere con l’avvento della successiva stagione calda. Dall’uovo, dunque, schiude una larva (1°stadio) di dimensioni piccolissime, a mala pena visibile ad occhio nudo, dotata di sei zampe, la quale dovrà salire sull’ospite nel più breve tempo possibile per compiere il pasto di sangue. Gli stadi di sviluppo successivi sono la ninfa (2° stadio), di dimensioni maggiori della larva, dotata di otto zampe ma ancora priva degli organi sessuali, e l’adulto (3° stadio), con sessi differenziati e in grado di riprodursi e dare vita a generazioni successive di zecche. Non è difficile riconoscere il maschio dalla femmina in quanto, se osservati dorsalmente, il primo possiede una corazza dura che ricopre uniformemente il corpo, in quanto questo sesso necessita di assumere poco sangue utile solo per la propria sopravvivenza, mentre la femmina mostra un’area di diverso colore a forma di semiluna sulla porzione anteriore del corpo, che corrisponde alla parte più coriacea del suo rivestimento; la regione più caudale è invece elastica e dilatabile in quanto questa ha bisogno di ingurgitare grandi quantità di sangue dell’ospite per la produzione di uova, un processo che richiede risorse energetiche e nutritive notevoli. Difatti, durante e dopo il pasto si potrà osservare la femmina aumentare il proprio volume di diverse decine di volte, fino ad assumere le dimensioni di un acino d‘uva.

zeccaFemmina di zecca dopo e prima del pasto

Come avviene l’infestazione

Le zecche vengono attratte dal calore e dall’anidride carbonica prodotta dagli organismi a sangue caldo. Per quanto sia in grado di muoversi attivamente alla ricerca dell’ospite, in genere la zecca sale su uno stelo d’erba, divarica gli arti anteriori ed attende il passaggio di un animale al quale rimarrà aggrappato grazie agli uncini terminali. Una volta salito sull’ospite, l’artropode si fa strada in mezzo al pelo per raggiungere la cute, spostandosi in cerca di un sito dove l’epidermide è più sottile e il derma più irrorato. L’ipostoma, quello che viene comunemente ed erroneamente indicato come la “testa” del parassita, è invece un efficace apparato succhiatore che viene infisso nella cute fino a raggiungere un vaso sanguigno, di solito un capillare superficiale, prima di iniziare il pasto. L’ipostoma è dotato di numerosi uncini rivolti all’indietro che, grazie anche alla presenza di particolari ghiandole in grado di secernere una sorta di cemento, consentono all’acaro di rimanere saldamente adeso all’ospite. La suzione del sangue è resa possibile dalla saliva dell’artropode contenente sostanze anticoagulanti che impediscono l’emostasi. Non è raro osservare numerose zecche concentrate in una superficie molto ridotta, quasi a formare un grappolo: si tratta di un meccanismo noto come co-feeding per il quale più parassiti sfruttano un unico sito per alimentarsi.

Esistono tantissime specie di zecca… le zecche dure (Ixodidae), ovvero quelle che più frequentemente possiamo ritrovare sui nostri animali hanno una diffusione cosmopolita, cioè sono presenti su tutto il Pianeta ad eccezione dei climi estremi e delle altitudini superiori ai 2.000 metri e sono veramente molto numerose: solamente nel nostro Paese se ne conterebbero oltre 40 specie diverse. Le più frequenti, però, sono Riphicephalus sanguineus (zecca del cane), Ixodes ricinus (zecca dei boschi), Ixodes exagonus (zecca del riccio) e Dermacentor reticulatus nonché diverse specie di Hyalomma e Haemaphysalis. Inoltre, esiste anche un altro grande gruppo di questi artropodi ematofagi, le zecche “molli” appartenenti alla famiglia Argasidae: si tratta di parassiti degli uccelli che possono occasionalmente infestare anche i mammiferi.

La puntura di zecca

Intorno al sito in cui avviene la puntura si crea, in genere, un alone infiammatorio accompagnato da un lieve rigonfiamento che può causare fastidio all’animale. In alcuni casi, come conseguenza della puntura, possono verificarsi reazioni di ipersensibilità con infiammazione più marcata e prurito. Alcune specie, inoltre, possono inoculare nell’ospite attraverso la saliva alcuni allergeni in grado di scatenare una reazione nota come “paralisi da zecca” che, come dice il termine stesso, è in grado di determinare nell’animale una paralisi più o meno transitoria con irrigidimento della muscolatura striata. Penetrando all’interno della cute, l’ipostoma dell’artropode può veicolare con sè alcuni microorganismi, per lo più batteri comunemente presenti nell’ambiente, e provocare infezioni secondarie, il più delle volte localizzate. Infine, non dimentichiamo che le zecche si nutrono di sangue: ognuno di questi acari priva l’ospite di poche gocce del prezioso liquido ma in alcuni casi, come a volte accade nei soggetti che vivono in aree dove la densità di parassiti è molto elevata, un’infestazione massiva può causare la sottrazione di ingenti quantità, fino addirittura all’anemia. Ciò si verifica con maggiore frequenza negli animali debilitati, anziani o nei cuccioli e gattini quando non protetti da antiparassitari.

Gatto infestato da numerose zecche
Gatto infestato da numerose zecche

Come rimuovere una zecca

Quando ci accorgiamo della presenza di una o più zecche sui nostri animali è il caso di procedere quanto prima alla loro rimozione. Sarebbe meglio far compiere questa operazione al veterinario, ma con un po’ di esperienza la manovra può essere fatta anche dal proprietario. Evitiamo in ogni modo soluzioni quali l’utilizzo di olio, nafta, alcool o fuoco, del tutto inadatte e decisamente pericolose anche per il rischio di trasmissione di agenti patogeni, preferendo l’utilizzo di apposite pinzette vendute in farmacia oppure operando direttamente con le dita. Per rimuovere manualmente una zecca senza strumenti si deve afferrare tra pollice e indice il corpo del parassita ed esercitare una delicata trazione e rotazione. Se la manualità è compiuta nella maniera corretta, l’acaro verrà estratto con tutto l’ipostoma; in caso contrario, la zecca si “spezzerà” e il rostro potrebbe rimanere infisso nella cute, determinando la formazione di una piccola cisti che, nella maggior parte dei casi, si risolverà spontaneamente nel giro di pochi giorni. Per qualunque dubbio è meglio consultare il proprio veterinario.

Come proteggere i nostri animali

Il sistema migliore per proteggere gli animali da compagnia è l’applicazione regolare di prodotti antiparassitari il cui spettro d’azione includa anche le zecche, in modo che queste non salgano sull’ospite oppure muoiano subito dopo. Inoltre, ispezionare quotidianamente il pelo e la cute consente di individuare, ed eventualmente rimuovere, le zecche appena attaccate. C’è da considerare, però, che le larve e le ninfe possono avere dimensioni talmente ridotte da sfuggire all’osservazione, pertanto l’applicazione di antiparassitari ad effetto repellente è ancora oggi il sistema migliore per evitare che avvenga l’infestazione. Esistono diversi prodotti ad azione antiparassitaria sotto forma di collari, spot-on, spray, bagni o compresse: meglio farsi consigliare dal veterinario nella scelta e seguire con attenzione le indicazioni fornite dalla casa produttrice. È necessario ricordare che alcuni antiparassitari estremamente sicuri ed efficaci nel cane possono essere tossici per il gatto o per il coniglio… pertanto leggere sempre le avvertenze prima di utilizzarli. Come ulteriore ausilio nella lotta agli ectoparassiti possiamo segnalare anche l’impiego di alcuni prodotti naturali, come ad esempio il Neem, la citronella, la lavanda, il geranio, il bergamotto o la menta piperita, la cui protezione, efficacia e durata sono estremamente variabili e difficilmente valutabili, pertanto se ne consiglia l’applicazione in associazione ad antiparassitari più classici.

Le malattie trasmissibili dalle zecche agli animali

Oltre alle conseguenze dirette della puntura, questi parassiti sono anche potenziale veicolo di diversi agenti patogeni di natura infettiva. Non tutte le zecche sono infette, si parla di una percentuale che può variare dall’1 al 20% a seconda della zona interessata. La presenza di animali selvatici, e quindi di artropodi che possono aver compiuto il pasto su di essi, aumenta notevolmente il rischio. Come avviene la trasmissione? Mentre si nutre, la zecca assume una certa quantità di sangue fino a riempirsi; una volta raggiunta la capienza massima, all’interno dell’apparato digerente dell’artropode si compie un processo di separazione tra le cellule contenute nel sangue, la vera fonte di nutrimento, e la parte acquosa, che sarà rigurgitata nell’ospite per consentire al parassita di assumere altro sangue. È proprio durante questo rigurgito che gli eventuali agenti patogeni contenuti all’interno della zecca vengono inoculati nell’animale, scambio che si compie non prima di 16-18 ore dall’inizio della suzione: per questo motivo è di fondamentale importanza rimuovere tempestivamente l’acaro. Tra le principali patologie trasmissibili dalle zecche possiamo ricordare alcune malattie protozoarie, come Babesiosi ed Hepatozoonosi, batteriche, ne sono un esempio la Borreliosi, l’Ehrlichiosi, l’Anaplasmosi, la Rickettsiosi, la Febbre Q e la Tularemia, e virali, in particolare l’Encefalite da zecca. Nonostante molti siano gli animali che ogni anno vengono infettati, una buona parte di questi non mostra sintomi e guarisce spontaneamente senza che il proprietario faccia caso all’accaduto. I gatti, in particolare, sono molto resistenti. Evitando di entrare nel dettaglio delle singole patologie, trattazione sicuramente lunga e noiosa, i segni clinici più comuni che si possono presentare sono febbre, depressione, riduzione dell’appetito o anoressia, dimagrimento, apatia e riluttanza all’esercizio fisico, dolori muscolari ed articolari e problemi neurologici. In caso di comparsa di stati di malessere nei nostri animali è bene rivolgersi quanto prima al veterinario segnalando, quando nota, la presenza di zecche nei giorni antecedenti la manifestazione dei sintomi.

Il rischio per l’uomo

La zecca può pungere anche l’essere umano, pertanto è necessario porre particolare attenzione quando si cammina in campagna o nei boschi o durante il contatto con gli animali, togliendosi i vestiti e ispezionando con cura il proprio corpo. In caso di puntura, visto anche il rischio per quel che riguarda la potenziale trasmissione di agenti patogeni, bisogna rivolgersi al proprio medico curante o al pronto soccorso.

» Articolo tratto dalla Rivista TerrAmica num. – Luglio 2019 «

Cristiano Papeschi, laureato in Medicina Veterinaria e specializzato in Tecnologia e Patologia degli avicoli, del coniglio e della selvaggina. Curriculum vitae >>>

Linda Sartini, laureata in Medicina Veterinaria e specializzata in ispezione degli alimenti di origine animale