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Loietto italico o Loiessa

di Francesco Sodi

Origine
Di origine mediterranea, la loiessa o Loietto italico (Lolium multiflorum L.) è stata introdotta in coltura proprio in Italia, nella Valle Padana, da cui si è diffusa in Europa ed anche in altri continenti, divenendo una delle graminacee di maggior impiego.

Caratteri botanici
Specie annua o biennale, alta 40-100 cm, a cespi eretti che non fanno tappeto, si differenzia dal loietto perenne per il maggior vigore, per le foglie più larghe con orecchiette e ligule più pronunciate, e per le spighette aristate. Accanto a forme tipicamente annuali indicate per erbai, esistono forme biennali adatte anche per prati di breve durata.
La loiessa è certamente tra le graminacee microterme quella a crescita più rapida e a produttività più alta di tutte e con una aggressività che la fa dominare nei miscugli. Per questo ha visto una rapida espansione soprattutto nella Valle padana, dove va a sostituire i prati.

Esigenze ambientali e tecnica colturale
La semina della loiessa si può fare da agosto a ottobre con 25-30 Kg/ha di seme, nel caso di semina in purezza.
Concimazioni azotate molto abbondanti (150-250 Kg/ha di azoto) sono necessarie per far esprimere alla coltura tutto il suo altissimo potenziale di produzione, un limite alla concimazione azotata, è segnato dalla resistenza all’allettamento.
La loiessa ha una scarsa resistenza al freddo, in ambienti non irrigui a clima mediterraneo la loiessa è un interessante alternativa all’avena come erbaio autunno-primaverile per erba e per fieno con il grosso della produzione in aprile-maggio e un discreto ributto, falciabile o pascolabile in giugno (anche se la loiessa si adatta meno del loietto inglese al pascolo). Può essere anche consociata con il trifoglio violetto.
In ambiente irriguo la loiessa si presta a formare con il mais un sistema foraggero di altissima produttività: erbaio di loiessa seminato in ottobre e utilizzato con il taglio maggengo, seguito immediatamente da un erbaio di mais.
In questo modo è possibile superare, sia pure ad un alto costo in termini di energia per le concimazioni azotate e l’irrigazione, le 15000 UF/ha come produzione complessiva delle due colture: 6000 dalla loiessa, 9000 dal mais, indicativamente.
Il momento migliore per la raccolta della loiessa corrisponde alla fase di spigatura. In questo stadio l’erba ha un contenuto di s.s. del 22-23% circa, un valore nutritivo di circa 0,7 U.F. per Kg di s.s. e un contenuto di protidi grezzi del 9-11%.

Produzione
La produzione di foraggio ritraibile col taglio maggengo alla spigatura è molto grande: 35-40 t/ha di erba pari a 8-10 t/ha di s.s. e a 5500-6500 U.F.. segue un ributto che nei casi migliori ammonta al 20-30% del taglio principale.
Va evitato di falciare la loiessa dopo la fioritura per il pericolo di disseminare semi vitali che andrebbero ad infestare le colture successive.

Varietà
Le numerose varietà oggi disponibili (circa 250 in Europa, di cui 54 iscritte al Catalogo italiano) provengono dai più disparati Paesi, coprono una gamma di precocità di circa 2 settimane, e si distinguono in alternative e non alternative. Alcune sono tetraploidi.
Le varietà italiane più affermate sono: “Asso” alternativa, biennale e precoce; “Crema” e “Menichetti”.

Loietto italico o Loiessa
Loietto italico – Loiessa – Lolium multiflorum L. (foto www.agraria.org)

Francesco Sodi, diplomato presso l’Istituto Tecnico Agrario di Firenze, si è laureato in Scienze e Tecnologie agrarie presso l’Universita’ di Firenze, dove frequenta il corso di laurea specialistica in Agrozootecnia sostenibile. Selezionatore e allevatore di avicoli, è responsabile tecnico dell’azienda agricola “Podere l’Uccellare” nel Chianti Classico. Curriculum vitae >>>