Riscoprire il sidro e prepararlo in casa
di Cristina Coleschi
Le origini di questa bevanda sono molto antiche, era infatti conosciuta in Normandia fin dall’alto medioevo, ma la sua diffusione è rimasta circoscritta solo a particolari aree geografiche. Il sidro è una bevanda acidula e leggermente frizzante, con un contenuto alcolico modesto che generalmente varia dal 3% al 6%. Ha un profumo fruttato, conferito dai molteplici aromi dei frutti da cui deriva, che comunemente sono le mele, di diverse varietà, e meno di frequente le pere. Per queste caratteristiche si abbina perfettamente con i formaggi freschi e maturi. Se servito freddo, può diventare un piacevole aperitivo ed anche un particolare “spumantino” da dessert per accompagnare le torte di frutta o le castagne. In inverno si può consumare in versione brulé, scaldandone un litro insieme ad un’arancia tagliata a fette, a cinque chiodi di garofano ed a una stecca di cannella. Per non dire delle numerose pietanze a base di carne e delle torte che si possono preparare con il sidro, ma per queste ci riaggiorneremo.
 Mele Staymared
Adesso imparate a produrlo a casa vostra, vi stupirete di come non sia per niente difficile arrivare ad un buon risultato.
Procuratevi:
4 Kg di mele o di pere possibilmente dolci e ben mature (vanno bene anche di piccola pezzatura e di qualunque varietà).
Un panetto di lievito di birra. Il lievito (Saccharomyces cerevisiae) è un insieme di cellule vive che sono le protagoniste della fermentazione alcolica; saranno infatti loro a trasformare lo zucchero contenuto nella purea di frutta in alcool ed anidride carbonica che rappresentano i componenti fondamentali del sidro.
1 g di acido ascorbico (vit. C) che si può acquistare nei negozi di prodotti enologici o in farmacia sotto forma di compresse. L’acido ascorbico, avendo funzione antiossidante, evita alla purea e successivamente al sidro di assumere un colore troppo scuro. Se avete difficoltà a reperire questa sostanza, potete ovviare aggiungendo il succo di due limoni che renderanno però più acido il prodotto finito.
500 g di zucchero (i puristi potranno usare quello di canna greggio).
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Una fiasca da 5 litri.
Preparazione Tagliatele i frutti in pezzi, scartando solo i semi e i picciuoli, e riduceteli in purea frullandoli insieme a circa mezzo litro di acqua (più o meno a seconda di quanto i vostri frutti sono morbidi e polposi) e ai 500 g di zucchero. Alla purea aggiungete, prima che si scurisca, l’acido ascorbico e il lievito che avrete precedentemente sciolto in poca acqua tiepida. Aiutandovi con un imbuto, inserite la purea di frutta nella fiasca e tappatela, se potete, con un tappo colmatore che ha lo scopo di permettere l’uscita della anidride carbonica e di impedire l’ingresso dell’aria. Reperire un tappo colmatore non è proprio facilissimo, sta alla vostra fantasia inventarne uno che possa surrogarlo (un imbuto rovesciato è meglio di nulla). Tenete la fiasca in un ambiente dove la temperatura sia di circa 20°C. A temperature troppo basse i lieviti rallentano il loro metabolismo e la fermentazione rischia di bloccarsi, ad alte temperature possono prendere il sopravvento microrganismi responsabili di caratteristiche indesiderate quali l’acescenza o l’agrodolce. Poiché la parte solida della purea tenderà a salire spinta dalla anidride carbonica, una volta al giorno scuotete delicatamente la fiasca per rimestarne il contenuto. Dopo due settimane il sidro è pronto. Filtratelo con un colino a fori piccoli o, per meglio illimpidirlo, con un imbuto e del cotone. Imbottigliatelo a vostro piacimento. Se desiderate un sidro particolarmente frizzantino, aggiungete nelle bottiglie due cucchiaini colmi di zucchero e tappatele con tappo a corona. Così facendo, i lieviti ancora vivi riprenderanno a fermentare lentamente all’interno della bottiglia, conferendo, grazie all’anidride carbonica prodotta, quella che in gergo si chiama presa di spuma. Conservate le bottiglie in luogo fresco e trovate l’occasione per stupire gli amici con il vostro piacevolissimo sidro di frutta.
 Fiasca con purea di mele in fermentazione (foto Roberto Volpi)
Cristina Coleschi è docente di chimica e tecnologie agroalimentari all’Istituto Tecnico Agrario di Firenze.
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