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Rivista -> N. 79 - 15 aprile 2009

di Francesco Marino

 Potatura dell'olivo

“Molti tagliano pochi potano”, questo detto descrive bene il fatto che la potatura è spesso fraintesa come sinonimo di tagliare, mentre in realtà con il termine potatura si intendono una serie di interventi e non soltanto l’ asportazione di branche, rami, o parti di esse.
L’importanza di tale pratica agraria è stata riconosciuta dai tempi antichi. Sia autori greci che latini indicarono la potatura tra le  principali pratiche per la coltivazione. Nel corso dei secoli la tecnica della potatura dell’ olivo ha subito una evoluzione progressiva in correlazione con le condizioni   economiche e le pratiche colturali. Morettini definì la potatura come “l’arte di modificare il modo naturale di vegetare degli alberi allo scopo  di ottenere il più alto reddito dalla coltivazione”. Vediamone in sintesi alcune note.

Morfo - biologia della pianta d’ olivo
L’ olivo ha portamento basitono, con tale termine si intende la tendenza dei rami inseriti nella parte prossimale dell’ asse a crescere e svilupparsi più di quelli che hanno origine nella parte distale del ramo stesso, se lo si lascia crescere e sviluppare naturalmente assume un aspetto cespuglioso- globoide e con il tempo la vegetazione e la fruttificazione si spostano sempre più verso l’esterno della chioma. La fruttificazione  avviene normalmente sui rametti dell’ anno e più raramente su quelli di due anni, questa cognizione della pianta è alla base di una corretta potatura di produzione.
Ogni anno la pianta produce rami di prolungamento, penduli e obliqui, polloni  e succhioni, su queste nuove cacciate si devono fare delle scelte durante la potatura per predisporre la sostituzione delle branche e dei rametti esauriti .

I polloni sono rami  vigorosi che si sviluppano dalla ceppaia e lungo il tronco, sono caratterizzati da una eccessiva fase giovanile e sono assolutamente sterili, mentre i succhioni sono rami vigorosi che insorgono a livello delle branche principali o nella parte medio-alta del tronco, generalmente sterili, ma in relazione alla cultivar possono anche fiorire e fruttificare nell’ anno successivo alla loro formazione. Entrambi questi tipi di ramo sono indici di elevata attività vegetativa e di  squilibrio vegeto-produttivo per cui prima di eliminarli con la potatura, bisogna interrogarsi sulla causa di tale abbondanza.
Di solito, per esempio, la presenza dei succhioni  è dovuta a severe potature e ad eccessive concimazioni o irrigazioni. 
Alla vegetazione dell’ anno appartengono anche germogli destinati a formare i cosiddetti rami a frutto nell’anno seguente la loro formazione, sono caratterizzati da dimensioni medie  e da portamento assurgente, hanno carattere produttivo perchè destinati a fiorire e fruttificare.

Obiettivi  della potatura
La potatura dell’olivo deve  essere fatta  per rinnovare i   rami produttivi, eliminare il  legno secco o danneggiato, favorire la penetrazione  della luce e dell’aria, sostenere la crescita vegetativa e contenere le dimensioni dell’ albero. Inoltre la potatura delle piante adulte deve servire a prevenire un precoce invecchiamento vegetativo dell’ albero, diminuire l’ alternanza di produzione ed   evitare malattie dovute a parassiti.

Tecniche di potatura
Visto la vasta gamma di variabili in gioco, è chiaro che non può esistere un metodo unico di potatura per tutte le situazioni che si possono presentare in campo. Nonostante la variabilità di risposte dell’ albero agli interventi di potatura  è possibile però, individuare alcune linee guida di cui tenere conto per l’esecuzione della potatura valide nella maggior parte delle circostanze. Vediamole:

- La potatura deve essere adeguata all’ età della pianta.
- Nell’oliveto non tutti gli alberi devono essere potati ogni anno.
- Si devono eseguire i tagli grossi prima di quelli piccoli.
- Si procede dall’ alto al basso.
- La potatura dovrebbe essere la più rapida e semplice possibile.
- La vigoria differente tra le diverse branche deve essere corretta.
- I tagli che possono essere rimandati all’anno successivo devono essere rinviati.

 

Si deve inoltre, tenere conto che l’ intensità di potatura deve aumentare con l’età della pianta e che le piante giovani vanno potate poco. Il taglio più frequente che bisogna praticare è quello di eliminazione che consiste nell’ asportazione di interi rami o branche. La spollonatura dal pedale dell’ albero, la scacchiatura e il taglio di ritorno, che riduce la lunghezza delle branche nonché il volume complessivo della chioma, sono operazioni da fare con oculatezza e con una certa frequenza. Polloni, succhioni e rami che attraversano la chioma da una parte all’ altra devono essere eliminati con tagli alla base.
La potatura deve essere effettuata nel periodo che intercorre tra la fine dell’ inverno (marzo) e la fioritura (maggio). Comunque, la scelta del periodo bisogna legarla ai rischi di ritorno di freddo. In linea generale i tagli devono essere effettuati in modo netto. Un taglio corretto deve avere la superficie di taglio inclinata e liscia, in modo da far scorrere via l’ acqua piovana con minor rischio di insorgenza di marciumi o carie del legno. Tra i vari attrezzi che si possono usare per la potatura si ricordano le forbici, il segaccio, la motosega e le più nuove forbici pneumatiche. Tutti gli attrezzi devono essere mantenuti con lame  pulite e ben affilate, è buona norma ripulire frequentemente la superficie di taglio ed eventualmente provvedere ad una loro disinfezione con ipoclorito di sodio (la comune varechina), o alcol etilico al 70%. Di solito dopo la potatura   non è necessario procedere ad alcuna disinfezione del taglio, tuttavia il trattamento con prodotti a base di rame serve a ridurre la probabilità d’ introduzione di alcuni parassiti  in quegli oliveti,  dove la presenza della  rogna dell’olivo (Pseudomonas syringae pv savostanoi) crea spesso problemi.
Una raccomandazione finale è quella di tenere conto del tempo impiegato per pianta nella potatura, perchè anche in agricoltura  il tempo è denaro, nel dubbio è meglio potare poco che in modo eccessivo.

 

Francesco Marino, laureato in Scienze Agrarie ad indirizzo Zootecnico presso l’Università di Firenze e iscritto all’ordine dei Dottori Agronomi di Firenze, è attualmente Direttore Tecnico dell’UGC-Cisl (Unione Generale Coltivatori)  della provincia di Firenze  e dirigente sindacale. Curriculum vitae >>>

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