Gian Marco Centinaio risponde alle domande di Marco Giuseppi, giovane Agronomo Forestale di Firenze

Viviamo in un mondo sempre più globalizzato, l’economia è sempre più interconnessa a livello mondiale e la tendenza è quella di favorire il libero scambio delle merci e dei prodotti anche attraverso la sottoscrizione di trattati internazionali (ad esempio il CETA con il Canada); queste dinamiche in che modo possono influire sulla nostra agricoltura, caratterizzata da eccellenze che si esprimono con un’elevata e imprescindibile connessione con il territorio?

Marco Centinaio, Ministro dell'Agricoltura

La globalizzazione a cui stiamo assistendo negli anni recenti è un fenomeno assai complesso. Per il Ceta, o per qualunque altro accordo, per noi vale la stessa regola: capire, conti alla mano, se realmente ci sono dei vantaggi per il nostro Paese e per tutte le eccellenze enogastronomiche rappresentate. Va bene l’apertura, ma con garanzie e tutele per i nostri prodotti, le nostre imprese e per i consumatori. Dobbiamo difendere le nostre produzioni sapendo che il mondo cerca e chiede cibo italiano, e quindi dobbiamo continuare a lavorare per stipulare accordi mirati.

La nuova Politica Agricola Comunitaria 2021 – 2027 è in via di definizione: attualmente la PAC rappresenta più del 30% del budget europeo, ma per il prossimo programma è prevista una riduzione dei fondi; si stima che l’Italia perderà circa 2,5 miliardi di euro. Cosa fare per evitare che questo calo di risorse abbia un impatto negativo sul comparto agricolo italiano?

Dalla Pac dipendono oltre 7 milioni di imprese agricole europee, dà impiego a circa 44 milioni di persone, garantisce la sicurezza alimentare a oltre 500 milioni di cittadini europei. I tagli alla PAC incidono in modo consistente sul sistema agroalimentare. In Italia il 28% del reddito degli agricoltori deriva dal sostegno della PAC.

Stiamo lavorando affinchè il rigore del modello agricolo e alimentare europeo non penalizzi ma valorizzi il settore agricolo, mettendo i consumatori nelle condizioni di conoscere in maniera chiara ed inequivocabile la provenienza del prodotto che consumano quotidianamente e da dove provengono le materie prime utilizzate per produrlo.

La nostra Associazione ha tra le finalità quella di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro di giovani diplomati e laureati del settore. Come vede il futuro dell’istruzione agraria, in particolare per quanto riguarda l’alternanza scuola-lavoro?

Al di fuori del nostro Paese l’agricoltura è molto più evoluta, pertanto è necessario formare operatori di settore qualificati. Insieme al Ministro dell’Istruzione, dell’Universita’ e della Ricerca, Marco Bussetti, che si e’ mostrato molto interessato al settore agrario, ci siamo posti come obiettivo quello di garantire il giusto grado di istruzione a sempre piu’ ragazzi e nel migliore dei modi. Soprattutto nei territori dove c’e’ una tradizione di qualita’, occorre che la scuola assicuri questo processo di formazione anche con corsi post diploma.

Cosa si sentirebbe di dire ad un ragazzo che ha intrapreso gli studi nel settore agrario o che ha deciso di avviare un’azienda agricola?

Innanzitutto, il fatto che il settore agricolo sia tra i settori che attrae maggiormente i giovani che vogliono investire e fare impresa in Italia, soprattutto nell’ultimo periodo, è un dato incoraggiante che ci fa essere consapevolmente ottimisti e che permette, ad esempio, a un giovane siciliano di non abbandonare il Sud, sviluppare le potenzialità del suo territorio e contribuire allo sviluppo della comunità locale.

Il mio consiglio è di avere un’idea d’impresa intorno alla quale sviluppare un progetto senza fermarsi alla semplice visione bucolica, occorrerà soprattutto considerare l’ampio spettro di opportunità offerte dal settore che ha esteso le sue competenze dalla produzione alla trasformazione e vendita di prodotti alimentari.

Quali sono le iniziative che il Governo intende avviare per favorire l’occupazione dei giovani nel settore agricolo e forestale?

Lo scorso 3 ottobre, in merito alla vendita di 7.700 ettari di terreni, distribuiti in tutta Italia, della Banca nazionale delle Terre Agricole, istituita presso Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) abbiamo pensato a promuovere misure specifiche finalizzate al ricambio generazionale. Non è un caso che il 61% di questi terreni si trovi al Sud, Sicilia e Basilicata in primis. Non lasciamo indietro nessuno. L’agricoltura e l’agroalimentare italiani sono più vivi che mai. È tempo di investire e promuovere, puntando su innovazione e ricambio generazionale, attraverso misure specifiche e mutui agevolati, guardiamo al futuro, dando valore alla nostra terra. Lo facciamo in modo semplice e trasparente per garantire una opportunità professionale ai nostri giovani.

 

Marco Giuseppi, diplomato all’Istituto tecnico agrario, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze e tecnologie dei sistemi forestali presso l’Università degli studi di Firenze. Iscritto all’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Firenze, svolge libera professione nel campo dell’arboricoltura urbana e della gestione forestale. Curriculum vitae >>>

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