di Marco Salvaterra


Classificazione sistematica


Regno: Fungi
Divisione: Basidiomycota
Classe: Basidiomycetes
Ordine: Agaricales
Famiglia: Amanitaceae
Genere: Amanita
Specie: A. muscaria
Nomenclatura binomiale: Amanita muscaria (L.: Fr.) Hooker
Sinonimi: Agaricus muscarius L. : Fr. – Agaricus pseudo aurantiacus Buillard


Nomi in italiano:



  • ovolo malefico, ovolaccio, agarico moscarico

Nomi in dialetto (del Nord Italia):


  • cocch velenus, cocch bastard (nel dialetto milanese)
  • bolè brut, bolè fauss (nel dialetto piemontese)
  • ovol matt (nel dialetto bolognese)
  • coco mato (nel dialetto veneto)
  • segnabrise (nel dialetto trentino)

Amanita muscaria
Amanita muscaria (L.: Fr.) Hooker


Per le caratteristiche morfologiche vedere la relativa scheda >>>


La specie Amanita muscaria ha diverse varietà e forme (tutte velenose), tra cui: A. muscaria var. formosa, con cappello color giallo-dorato, aranciato; A. muscaria var. aureola (Kalchb.) Quél., quasi sempre senza verruche; A. muscaria var. regalis (Fries) Maire (= Amanita regalis (Fr.) Michael = Amanita muscaria var. umbrina Fr.), robusta e corpulenta, cappello rossastro con verruche giallastre.

L’Amanita muscaria è probabilmente il più noto fungo allucinogeno. Il suo nome specifico deriva dal fatto che nel Medioevo essa veniva adoperata come moschicida, macerata nel latte oppure pestata e zuccherata per attirare ed avvelenare le mosche.
Dai nomi comuni in italiano, Ovolo malefico o Ovolaccio, si percepisce la connotazione negativa data a questo fungo, ma anche nelle altre lingue è spesso associata alla mosca o al rospo, simboli del diavolo legati alla sua tossicità ma soprattutto ai suoi poteri inebrianti e psicoattivi.
Come eccitante è usato fin dai tempi più antichi dalle tribù della Siberia, con un indice di mortalità molto basso, dal momento che la varietà asiatica è molto meno tossica di quella europea. Anche i Vichinghi nell’VIII-X secolo attribuivano la furia omicida con cui terrorizzavano tutta l’Europa alle proprietà magiche del fungo che ingerivano prima di andare in battaglia. Il fatto che oggi l’Amanita muscaria sia universalmente nota come il fungo malefico e velenoso per antonomasia non è dovuto alle sostanze chimiche che contiene, la sua tossicità non è certo tra le più pericolose e drammatiche. Deve la sua pessima fama all’uso che ne è stato fatto nella simbologia fiabesca, fumettistica e cinematografica, dovuta soprattutto alle produzioni di Walt Disney.
Quello che è certo è che l’Amanita muscaria è un fungo che non lascia indifferenti e se per alcuni è il fulcro di credenze e pratiche magico-religiose, per altri è un segno del diavolo e per altri ancora è semplicemente un appariscente ed affascinante fungo che provoca fastidiose intossicazioni intestinali.
Diversi studiosi del passato raccontano di come l’Amanita muscaria venisse consumata a scopo alimentare anche in Italia. Ad esempio, pare che in molti paesi della riviera bresciana del lago di Garda venisse mangiata, e trovata eccellente, dopo aver tolto la cuticola, fatta bollire e conservata sotto sale.


Avvelenamento da Amanita muscaria


Da questo fungo sono state isolati diversi principi attivi:
– muscarina, un alcaloide; è presente in piccole dosi ed è responsabile dei sintomi di nausea, vomito e visione offuscata;
– atropina, un tropan-alcaloide, presente in molte piante;
– bufotenina, veleno contenuto nel secreto di alcune ghiandole di rospi.
– acido ibotenico, muscimolo e muscazone, le sostanze chimiche responsabili degli effetti allucinogeni.
La specie Amanita muscaria è responsabile della sindrome panterinica o atropinica, una sindrome precoce a prevalente impronta neuro-tossica e psicotropa. Queste ultime tipologie sono caratterizzate da un breve periodo di incubazione che generalmente è compreso tra 30 e 90 minuti. Nella sindrome panterinica o atropinica prevalgono i segni dell’azione atropinica rispetto a quelli muscarinici. Sono interessati il sistema nervoso centrale e neurovegetativo. Dolori addominali, sudorazione e stipsi possono aprire il quadro clinico che trova però la sua più frequente fisionomia nella ipereccitabilità psichica, negli episodi convulsivi e nelle manifestazioni deliranti visive. Sintomo importante e discriminativo, segno di prevalenza atropinica, è la midriasi (dilatazione della pupilla).
La terapia deve inizialmente tener conto della possibilità di eseguire la lavanda gastrica, qualora l’ingestione sia avvenuta da breve tempo. Conviene ristabilire l’alterato equilibrio idro-salino con perfusioni di soluzioni elettrolitiche associate a fleboclisi glucosate o di levulosio con aggiunta di cortisonici.


Sindrome panterinica o atropinica:
Incubazione massima: 2-3 ore dopo l’ingestione
Turbe digestive: nausea, vomito, pirosi gastrica, diarrea e stipsi.
Turbe neuropsichiche: manifestazioni deliranti, allucinazioni visive, midriasi, ebrezza, ipereccitabilità furiosa con scosse cloniche, convulsioni, ipnosi profonda, coma.
Terapia: provocare vomito, lavanda gastrica, purgante, sedativi, tranquillanti, sintomatica, monitoraggio idro-elettrolitico, no atropina.


Attenzione
E’ bene ricordare il contenuto di sostanze tossiche (e non si tratta di piccole differenze) presenti in una determinata specie fungina varia da territorio a territorio, da raccolta a raccolta e persino nella medesima raccolta, varia da soggetto a soggetto nati dallo stesso micelio secondario. Questo forse spiega bene perché esistono abitudini alimentari cosi diverse nel mondo e perché contestualmente esistono episodi di avvelenamento con esito letale o con l’instaurarsi di stati di coma irreversibile. Questa grande variabilità non consente mai di pronosticare gli effetti dovuti al consumo o all’uso di un fungo velenoso, il quale anche se trattato in conformità ad usanze culturali locali secolari, può sempre trasformarsi in un killer spietato. La legge in Italia considera velenosa Amanita muscaria e quindi questo problema per il nostro paese non si pone. Quanto all’uso come sostanza stupefacente oltre ad essere illegale, si ricorda che può indurre in coma e morte da overdose non preventivamente ipotizzabile e quindi controllabile.


Amanita caesarea e Amanita muscaria: come distinguere le due Amanite con cappello rosso o aranciato


Amanita caesarea Scop. Ex Fr. – Cappello di colore arancione, senza verruche; lamelle, anello, gambo gialli; volva membranosa; già nello stadio di uovo, se tagliato, si vede la linea arancione del cappello; ottimo commestibile, anche crudo.


Amanita muscaria e amanita caesarea
Amanita muscaria (L.: Fr.) Hooker – Cappello rosso, da arancione a rosso cupo, con verruche bianche più o meno evidenti (possono sparire con la pioggia; mancano nella varietà aureola); lamelle, anello, gambo bianchi (salvo che siano tinti dall’acqua che ha dilavato il cappello ); il gambo è bulboso alla base – volva circoncisa, da cui le verruche (Volva circoncisa: la volva si taglia circolarmente all’altezza del bordo del cappello cosicchè la parte superiore resta sul cappello sottoforma di verruche e quella inferiore alla base del gambo che appare come bulboso; velenoso.



Riferimenti bibliografici



Scheda dell’Amanita muscaria realizzata – http://www.agraria.org/funghi/amanitamuscaria.htm
Pietro Curti – Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT – www.funghiitaliani.it
Le sindromi cliniche da intossicazioni fungine – Giuseppe D’Antuono, Marcello Alessandri Editrice CLUEB
Appunti di Micologia pratica-ispettiva – Centro di Micologia dell’Università di Bologna Editrice CLUEB
I funghi dal vero Vol. 1° – Bruno Cetto Ed. Saturnia
Pro Natura – www.pronatura.ch
http://www.elicriso.it/ – Rivista sull’ambiente e sulla natura



Marco Salvaterra, laureato in Scienze agrarie presso la Facoltà di Agraria di Bologna, insegna Estimo ed Economia agraria all’Istituto Tecnico Agrario di Firenze.
Curriculum vitae >>>








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