a cura di Alessio Cavicchi

Lo scopo di questa rubrica, che uscirà periodicamente sulla Rivista di Agraria, è di portare un contributo al dibattito sulle biotecnologie agroindustriali partendo da una analisi economica delle dinamiche di mercato osservabili in Italia.
La realizzazione di questa rubrica è possibile grazie al lavoro e alla curiosità degli studenti del Corso di Laurea di Biotecnologie dell’Università degli Studi di Firenze. Infatti, la prova finale del corso di Economia Aziendale prevede la realizzazione di un paper e di una presentazione in classe riguardanti un argomento di particolare interesse per gli studenti. E’ stato così possibile raccogliere nei primi due anni di corso, un certo numero di lavori che, nonostante siano limitati da una “solo” iniziale conoscenza di strumenti di analisi economica, mettono in evidenza molti aspetti di particolare interesse. La curiosità con cui questi argomenti vengono trattati riesce a dare uno spunto nuovo e originale per una riflessione “non ideologica” sull’importanza delle biotecnologie nel nuovo millennio.
Il lettore si troverà quindi di fronte ad articoli di varia natura: casi di studio, analisi costi-benefici, report aziendali, rassegne sul comportamento del consumatore, recensioni di libri, etc…
Gli articoli sono firmati dagli studenti (che in molti casi stanno lavorando su tesi riguardanti tali argomenti) e per ognuno di loro sarà possibile trovare allegato un curriculum vitae ed eventuali contatti per chiedere informazioni e approfondimenti.
Come introduzione alla rubrica si pubblicano alcuni estratti dall’8° Rapporto Irpet sulle Politiche Rurali in Toscana, in cui viene esaminato il ruolo chiave delle biotecnologie nel processo di innovazione e sviluppo del sistema agroalimentare.
Da: Cavicchi, A. (2006). L’innovazione nel sistema agroalimentare. In Irpet, 8° Rapporto Economia e Politiche Rurali in Toscana. Agrisole – Il sole 24 ore. Roma (link)
“La definizione del concetto di innovazione è stata per lungo tempo al centro del dibattito nella letteratura economica e aziendale. Potremmo identificare due approcci principali: il primo è relativo all’innovazione come cambiamento tecnologico, ed in questo caso la Ricerca e Sviluppo (R&S) assume il ruolo di fattore chiave nella sua determinazione; il secondo riguarda l’orientamento al mercato delle imprese attraverso lo sfruttamento delle competenze e delle risorse interne per differenziare il prodotto e per rispondere in tal modo a una domanda più o meno latente del mercato.
In generale si sostiene che l’innovazione faccia riferimento a qualsiasi bene, servizio o idea che venga percepita come nuova da qualcuno. Non importa quindi che l’idea sia in cantiere da molto tempo. E’ il caso, per esempio, del latte arricchito di Omega 3: Parmalat aveva lanciato il prodotto negli anni ’70 e successivamente alla fine degli anni ’80 ma solo recentemente è stato accettato dai consumatori italiani, probabilmente grazie all’intensità delle campagne promozionali portate avanti da Danone e Nestlè che incentivavano l’acquisto e la conoscenza degli yogurt “funzionali”. Perché vi sia innovazione è quindi  importante percepire la novità di un attributo come portatore di un determinato valore aggiunto rispetto ai prodotti convenzionali esistenti.
Nel settore agroalimentare si possono evidenziare tre tipologie di innovazione che portano ad una nuova percezione da parte del consumatore:

  • Nuove tecnologie produttive e strumenti di marketing, che incrementano l’efficienza aziendale;
  • Nuovi prodotti o servizi, che offrono un valore aggiunto più alto al consumatore, e infine
  • Nuove strutture organizzative; come le joint-ventures o varie forme cooperative che permettono di fronteggiare nuovi mercati.

La distinzione tra queste tipologie risulta essere molto sottile poiché molto spesso una innovazione di processo può portare ad una relativo fattore di novità anche nel prodotto finale.

L’innovazione di processo consiste nell’investimento in una particolare capacità aziendale, o in risorse e competenze che permettono di introdurre tecnologie capaci di ridurre costi o alternativamente di produrre un range di beni sensibilmente differenti da quelli già esistenti. Un esempio su tutti nel settore agroalimentare, in parte discusso dall’opinione pubblica, è rappresentato dalle applicazioni delle biotecnologie: la ricerca sulla tracciabilità nell’ambito della filiera agroalimentare e sul miglioramento biotecnologico delle colture sotto il profilo della resistenza agli agenti ambientali, è già da tempo incentivata dai finanziamenti pubblici per la ricerca.

Una grande opportunità di sviluppo legata alle problematiche agro-ambientali riguarda i cosiddetti no-food: prodotti eco-sostenibili e agro-energetici. I primi sono essenzialmente fibre e coloranti naturali derivanti dalla coltivazione della canapa o del guado utilizzabili nel settore tessile; i secondi sono combustibili come i biodiesel (derivato da girasoli e colza) e il bioetanolo (barbabietola da zucchero) o il legname per la biomassa. Lo sviluppo di queste coltivazioni e del loro processo produttivo finalizzato all’applicazione industriale è affidata agli incubatori di imprese di Pomarance e di Venturina. La Val di Cecina potrebbe diventare un distretto energetico affiancando queste produzioni alla geotermia già esistente e la Regione Toscana sta investendo molto in questo progetto.

Una delle strade più recenti intraprese in Toscana è quella della costituzione di incubatori di imprese e spin-off accademici. La creazione di spin-off accademici consente alle Università e agli enti di ricerca in generale di avere una strada privilegiata nella valorizzare delle proprie ricerche. Lo spin-off è in questo senso una società finalizzata allo sfruttamento industriale della ricerca.
Un progetto di rilevante interesse per la Regione Toscana è quello dell’Incubatore Rurale della Val di Cecina, che si pone lo scopo di sviluppare le tecnologie nelle produzioni agricole e dei prodotti di qualità. Questo obiettivo viene perseguito attraverso attività di laboratorio, serre di sperimentazione di nuovi prodotti, consulenza tecnica e imprenditoriale. I partners partecipanti all’incubatore sono il Comune di Castelnuovo e altri comuni della Val di Cecina, la Comunità Montana, la Provincia e l’Università di Pisa, il Bic Toscana e il Co.svi.g.
La gestione delle varie reti dedicate al supporto dell’innovazione non è affatto semplice ma negli ultimi tempi sembra sia diventata un punto all’ordine del giorno nell’agenda delle istituzioni.”

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A cura di Alessio Cavicchi, Ricercatore di Economia Agraria presso l’Università degli Studi di Macerata. Docente a contratto di Economia Aziendale presso il Corso di Laurea Specialistica in Biotecnologie dell’Università degli Studi di Firenze. Curriculum vitae >>>

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