di Cristano Papeschi

Con l’arrivo della “stagione calda” si è riproposto il problema delle malattie trasmesse da vettori ematofagi come zanzare, zecche e pulci.
Da alcuni anni a questa parte, e precisamente dall’estate del 2000, la zootecnia italiana si è trovata a fare i conti con una “nuova patologia” chiamata Blue Tongue, o Lingua Blu o Febbre Catarrale Ovina. Già conosciuta in passato nei paesi tropicali la Lingua Blu ha raggiunto  le nostre latitudini grazie, probabilmente, agli insetti vettori che hanno colonizzato i nostri territori a causa dell’aumento della temperatura del pianeta. I primi casi sono stati segnalati nell’agosto del 2000 in Sardegna per poi diffondersi in tutto il resto dell’Italia centro-meridionale.

Gregge di pecore al pascolo
Gregge di pecore al pascolo (foto Cristiano Papeschi)

La malattia è causata da un virus appartenente alla famiglia Reoviridae,  genere Orbivirus  con 24 sierotipi attualmente identificati e viene trasmessa attraverso la puntura di zanzare appartenenti al genere Culicoides (in particolare Culicoides imicola e Culicoides obsoletus) che abbiano succhiato il sangue di animali infetti; questa particolarità conferisce alle epidemie un carattere stagionale in quanto solo nei mesi caldi sussistono le condizione per la sopravvivenza dell’insetto vettore. Infatti col sopraggiungere della stagione fredda, quando la temperatura scende sotto i 12°C, la diffusione della patologia subisce un drastico rallentamento. I culicidi sono piccole zanzare di dimensione compresa tra 1 e 2 mm molto attivi nelle ore che vanno dal tramonto all’alba.
Il virus della Blue Tongue infetta, in linea generale, tutti i ruminanti da quelli domestici (ovi-caprini e bovini) a quelli selvatici (cervo, daino e muflone) ma provoca una sintomatologia grave e spesso la morte solo negli ovini. Gli altri animali, in genere, superano l’infezione senza manifestazioni palesi ma rappresentano il principale serbatoio per la conservazione e la diffusione del virus.
Il primo segno clinico evidente della malattia, il quale  compare a distanza di 4-7 giorni dal momento della puntura da parte dell’insetto, è l’ipertermia (febbre) a cui seguono iperemia ed edema della regione orale (bocca), oculare ed auricolare. La lingua assume aspetto edematoso con colorazione cianotica (bluastra) da cui il nome di “lingua blu”. Si riscontra scialorrea schiumosa (iperproduzione di saliva) e difficoltà respiratorie nonché gonfiore ed emorragie a livello degli arti per cui l’animale avrà la tendenza a camminare sulle ginocchia a causa del dolore.
Per diagnosticare la malattia sarebbero sufficienti i rilievi clinici sopra riportati ma si ricorre comunque, in caso di sospetto,  alle analisi di laboratorio che vengono effettuate a partire da sangue intero, con aggiunta di eparina, prelevato durante il rialzo febbrile poiché è proprio in questo momento che si hanno le maggiori probabilità di ritrovare il virus nel sangue (fase viremica). Nel caso di animali deceduti è possibile, invece, prelevare ed inviare al laboratorio la milza e i linfonodi. Il materiale patologico (sangue, milza e linfonodi) devono essere prelevati in sterilità ed inviati all’IZS territoriale che provvederà a prendere contatto con il centro di referenza (IZS di Teramo).
Per quel che riguarda la profilassi è necessario monitorare sierologicamente gli animali presenti in zone endemiche (quelle in cui la malattia è presente in maniera massiccia) ed evitare la movimentazione degli animali sospetti o malati. Inoltre si può tentare di evitare il contatto tra gli animali bersaglio e il vettore ricoverando in stalla i capi prima del tramonto (il culicoide punge durante le ore notturne), proteggere le aperture con apposite retine anti-zanzara con maglie di dimensioni inferiori ad 1 mm, bonificare le acque stagnanti nelle vicinanze dell’allevamento in quanto questo insetto necessita di zone umide per la riproduzione e la deposizione od infine tentare una disinfestazione delle terre circostanti.
Attualmente uno dei mezzi migliori di profilassi è rappresentato dalla vaccinazione. Il vaccino utilizzato viene prodotto mediante passaggi su uova embrionale. Si tratta di un vaccino vivo attenuato che deve essere somministrato sottocute.
In conclusione si può dire che la “tropicalizzazione” del clima, e cioè l’aumento della temperatura, espone sempre di più le nostre latitudini alla diffusione di patologie che, un tempo, interessavano solo le regioni tropicali e questo fenomeno, purtroppo inevitabile, deve tenere in costante allarme veterinari ed operatori del settore zootecnico.

Cristiano Papeschi, zootecnico ed esperto in coniglicoltura, è laureato in Medicina Veterinaria all’Università di Pisa. Curriculum vitae >>>

Download PDF